Schiavi della mela e del lavoro

Questa cosa che Apple ha ammesso di usare bambini per fabbricare i propri prodotti molti dei quali in Cina sinceramente fa abbastanza schifo. Non faccio falsi moralismi, probabilmente anche il notebook dal quale scrivo o la birra di ieri sera sono il frutto di lavoro nero, mal pagato, sfruttato, illegale.

Il Think Different va a farsi benedire e muore davanti al profitto capace di affamare anche una delle aziende più innovative: Apple non è la prima e non sarà certamente l’ultima azienda ad usare manodopera a basso costo. Apple non ha scusanti, nemmeno quella che le fabbriche fossero fornitori esterni e quindi controllate da altre società.
Forse i fondamentalisti della mela non si sarebbero mai aspettati di avere tra le mani un iPhone costruito da un bambino orientale oppure pur sapendolo hanno sempre preferito chiudere gli occhi davanti all’ultima applicazione figa lanciata sul mercato. Ciò vale per Apple come per qualsiasi altra azienda tra quelle 102 che non fanno controlli adeguati.

E’ un problema serio che viene trattato meno che del green computing con il quale è strettamente collegato: mentre ci chiediamo cosa verrà dopo l’iPad chi realizza iPod o cellulari di ultima generazione non deve essere esposto a pericolose sostanze chimiche soltanto per consentirci di sfogliare voracemente l’ultimo libro di Douglas Coupland. Non voglio cadere nello stereotipo del consumismo sacrificale e del capitalismo subdolo che ci distrae e seduce come una droga fino a stenderci al tappeto.

I fatti nei diversi Paesi del mondo dimostrano che l’equità sociale resta un principio puramente teorico ma che la Rete, quella fatta di persone prima e di tecnologie poi, forse può servire come risorsa per spostare il dibattito sui diritti dell’uomo e del lavoro, dalla denuncia all’indagine collettiva il passo è breve. E se il prossimo passo fosse un peer to peer di sindacalisti anonimi?

Apple iPad: un nome comico per un oggetto utile?

Ok, questo non è uno dei tanti post sull’iPad, il nuovo gingillo presentato ieri da Apple che molti avranno tra qualche mese ma che tanti definiscono come un iPhone un po’ più ingrossato (ma senza la possibilità di telefonare) ed adatto per gli ebook.
Quello sopra è il video di MADtv, un serial comico andato in onda su Fox fino al 2009: neanche a farlo apposta gli auturi si erano inventati uno sketch con questo presunto oggetto iPad utile a stimolare le parti genitali della donna. La tentazione di tradurre iPad con iPatta diventa forte.

Scherzi a parte, non so quanto possa essere utile l’iPad, se abbia disilluso le solite esagerate attese. Intanto segnalo qual era la visione di Apple dei tablet: nel lontano 1996 sui CD dimostrativi di Apple veniva diffuso questo video.

Kohjinsha DZ: il netbook con due schermi. Litl: il webbook del futuro?

In attesa del 26 Gennaio per scoprire il nuovo tablet iSlate di Apple è chiaro che c’è un grande fermento attorno al mondo dei tablet PC e dei netbook nell’ottica di una nuova idea di computer. Segnalo due esempi veloci e neanche tanto sperimentali perchè già in commercio.

Il primo caso riguarda il netbook Kohjinsha DZ che ha caratteristiche sorprendenti come i due schermi da 10.1 pollici che quando vengono aperti entrambi permettono una risoluzione di 2048x600px. Si capisce tutto meglio nel video seguente:

Un netbook del genere, che pesa 1,84kg, è in vendita solo in Giappone al costo di circa 900 dollari. D’altronde il problema maggiore di questi netbook dei quali molti disponibili nel formato 10 pollici è proprio quello della scarsa risoluzione. Kohjinsha forse lo risolve usando questa soluzione del dual display.

Il secondo caso riguarda invece un tablet PC innovativo definito come una sorta di “webbook”, a metà tra un laptop per la casa, un ereader ed una mini tv: Litl. Di Litl ne ha già parlato Mossberg sul Wall Street Journal: si tratta di una sorta di netbook che non ha l’hard disk ma si basa sul cloud computing (i tuoi dati saranno solo in Rete).
Non ha windows e nessun sistema operativo, l’unica applicazione installata è un timer: se connesso ad Internet può navigare e far girare tutte le applicazioni Web come Gmail, Google Docs, Flickr. Non ci sono icone e non ci sono cartelle!

Lo schermo è di 12 pollici e mediante la “easel mode” è possibile girarlo completamente dall’altra parte con un semplice flip. Questa è forse la novità più interessante di Litl che insieme al telecomando lo trasforma in una cornice digitale oppure in un monitor da utilizzare in qualsiasi punto della casa: