Perché sul web vince(va) Aranzulla

Un estratto degli Analytics di questo blog, dal 2009 al 2020

Lo dico subito: il titolo è provocatorio. Apprezzo molto Salvatore Aranzulla per il quale ho scritto anche qualche guida (in un’altra era geologica), ha divulgato concetti semplici a tanti italiani. In questo contesto mi serve soltanto per spiegare com’è cambiato e come sta cambiando (in meglio? troppo lentamente?) il web negli anni, almeno in Italia.

Quelli sopra sono i top 15 post per pagine viste in tutta la storia di questo blog che originariamente avevo aperto su WordPress.com. La mia attenzione durante questi giorni è finita sul post numero sei che riguardava Salvini, praticamente l’ultimo che abbia pubblicato a Maggio 2019.

E’ risultato tra i primi post più letti in 10 anni di blogging, cosa che in parte mi fa ben sperare se facciamo un confronto con gli altri articoli: si va da Groupon, alla politica, a giochi online, a mini guide o problemi tecnici per finire a Chatroulette (esiste ancora?). Lo stesso trend segue i post più commentati di sempre: VoIP, aste online, P2P, la nascita di Pornotube o di Google+.

Queste pagine continuano ad essere visitate ancora oggi ma in misura decisamente minore (in larga parte per l’inattività del blog). Ho sempre scritto su questo blog tutto quello che mi colpiva: dalla musica alla politica, lo sport, l’high-tech. Avevo addirittura coniato una categoria dal nome “tuttologia applicata”.

Negli anni poi mi sono focalizzato sul mio mestiere con meno articoli d’opinione – troppi blogger a blaterare sullo stesso tema e troppo spesso pontificare – ma più d’approfondimento o su esperienze e cose che toccavo con mano tutti i giorni e di cui avevo probabilmente più dimestichezza rispetto ai grandi temi dell’umanità.

Lo capiremo solo dopo: l’accelerazione del digitale di questa era e soprattutto l’aumento dell’uso consapevole della Rete potrà fare di Internet forse un posto migliore, con contenuti e iniziative più di qualità, di pubblica utilità volte ad uno spirito di condivisione diverso, più aperto e transparente.

Stiamo inevitabilmente vedendo un incremento molto alto del consumo dei videogames, dei live streaming e della TV durante i lockdown con un aumento dei contenuti (soprattutto d’archivio) che coinvolgerà anche i blog ed i forum, più vivi di prima (la sapete la storia di quel forum che a Taiwan ha svolto un ruolo importante nel limitare i contagi da Coronavirus?).

Ci siamo accorti che non è necessario riempire di immondizia il web solo perchè stiamo a casa, che una app forse è in grado di salvare una vita, che questo back to basic ci servirà probabilmente a scegliere meglio chi e cosa seguire, cosa comprare e come farlo ed infine a gestire meglio il nostro tempo. Se la piramide dei bisogni di Maslow si capovolgerà, le società e le reti sociali dovranno adeguarsi e farlo più responsabilmente.

P.S. Per tracciare come sta cambiando il mondo dello Sport, ad esempio, ho aperto un canale Telegram su Sport e COVID-19.

La volta buona del diritto di critica

Avevo scritto questo post il 30 Aprile 2015. Dopo quasi 5 anni ho casualmente letto che nel 2017 le richieste avanzate per il medesimo servizio giornalistico commentato da Luca Giurato erano state respinte ed ho pensato fosse giusto pubblicarlo.

Il fatto è questo, statemi a sentire – diceva Totò nella poesia A’Livella.

Oggi pomeriggio ricevo via email una lettera proveniente dallo studio Previti per conto della signora Lella Volta (non è la prima volta che mi capita una richiesta del genere, successe già qualche tempo fa). Mi viene intimato di rimuovere il post entro ed i relativi commenti entro e non oltre 48 ore perchè secondo loro:

  • I fatti sono risalenti a 6 anni or sono e non rivestono più nessun attuale interesse
  • Contiene espressioni offensive e lesive del decoro, dell’onore e della reputazione della loro assistita e che travalicano senz’altro il limite di un corretto esercizio del diritto di critica

Vediamo di cosa si tratta. Nel lontano 2009 scrissi un post dal titolo “La crisi dei giornalisti” (ora non più pubblico ma ancora in archivio) commentando il servizio che la giornalista Lella Volta di Matrix fece a seguito del terremoto de l’Aquila dove intervistava i terremotati che trascorrevano la notte in automobile. Ve lo ricordate?

A suo tempo destò un sentimento di indignazione, Facebook ma soprattutto Twitter non erano ancora così diffusi in Italia e quindi non c’erano ancora i titoli da “il popolo del web s’indigna” ma i blog erano ancora molto frequentati. Sia Cattivamaestra (il blog del giornalista Emanuele Minetti de Il Post) che a suo tempo linkai in quel post che Giornalettismo (ma anche altri blog) espressero delle critiche.

D’altronde suscitarono polemiche anche i numeri che il TG1 snocciolò con orgoglio in diretta sui dati d’ascolto delle dirette dal terremoto.

In quel post ponevo domande serie e che andavano oltre il servizio: “Fin dove deve e può arrivare un giornalista?” “Quali sono i limiti del codice deontologico?”. Mi sarebbe piaciuto che Lella Volta, anche dopo anni, avrebbe risposto a me ed ai commentatori di quel post.

Io non sono un giornalista, ho sempre scritto da contributor ma tutti quelli mi conoscono davvero sanno che sono sempre stato dalla parte dei cittadini, la mia storia professionale lo dimostra avendo lavorato per Roberto Saviano ed Altroconsumo e dedicato parte del mio impegno civile nella lotta all’illegalità.

Non penso di aver diffamato la signora Volta e che questo sia un caso di diritto all’oblio: se fate qualche ricerca noterete come quel servizio sia (n.d.r. lo era nel 2015) ancora presente online addirittura nell’archivio di Striscia La Notizia, puntata 170 dell’8 Aprile 2009 dal titolo “Domande inopportune“.

Nonostante pensi di aver esercitato soltanto il mio sacrosanto diritto di critica, ho deciso di rimuovere il post (vecchio di 6 anni…) dal blog, il che non significa da Google ad esempio o da eventuali archivi che hanno salvato quel contenuto e per i quali non sono nè mi ritengo responsabile.

Dedico tutte le mie energie a fare al meglio il mio lavoro da pubblicitario e ad agli affetti, non ho tempo e non voglio dedicare soldi per mandare avanti una causa per 709 caratteri che qualcuno ritiene illegittimi.

Celebre è la frase di Umberto Eco “Questo è il bello di Internet. Chiunque ha diritto di manifestare la propria irrilevanza”. Io credo solo che chiunque abbia il diritto di esercitare il proprio diritto di critica.

Perchè Salvini è il Fedez della politica

#VinciSalvini

In questo post Fabio Lalli ha riassunto benissimo il meccanismo – lo stesso che viene usato nel marketing per vendere un brand – che Matteo Salvini utilizza per acquisire consenso attraverso la Rete in questo caso con il sito Vinci Salvini:

Gli step che riassume bene Fabio sono:

  • produrre un contenuto
  • creare engagement verso una piattaforma proprietaria
  • acquisire dati di contatto diretto
  • profilare in profondità per conoscere 
  • usare i dati al momento giusto, direttamente senza intermediari

Cosa vi ricorda? La realizzazione di una community di fan, clienti o semplicemente prospect con tutti i loro dati che mi immagino finiscano in un database (un CRM!) per poi essere utilizzati nella costruzione dei contenuti, nella creazione di advertising ben mirato (affinchè il target venga raggiunto localmente con eventi guarda caso organizzati mediante Facebook ed un buon presidio locale) per vendere il prodotto. Non a caso molti utenti sono stati raggiunti dall’advertising della Lega (ma in verità anche di tutti gli altri partiti) su Facebook ed Instagram durante questa campagna alle europee con l’unica differenza che quello della Lega era ben mirato tanto è vero che ad esempio il sottoscritto, che non ha mai votato Lega, non è stato colpito dal messaggio mentre sono stato invaso da altri partiti (di cui non sono elettore).

I cittadini diventano clienti, per “migliorare il servizio” vengono anche stipulati accordi con i competitor come il M5S, il prodotto venduto è fisico e si può toccare, è il leader del partito: una cena, un selfie, una stretta di mano, il prodotto, comunicato in tutte le salse e su tutti i canali e ovunque, viene però elevato a bene scarso, esclusivo, non importa se faccia bene o male, l’importante è possederlo anche solo per un attimo.

E se poi è praticamente gratis e ci costa soltanto un like o un retweet, un granello di Privacy (a prima occhiata il sito Vincisalvini.it ha una informativa non visibile e chiara ed una cookie policy scritta male oltre al fatto che non è possibile negare il consenso per i cookie, non sono un esperto di GPDR ma qualcosa non mi convince), allora cosa vuoi che sia?

La homepage di Vinci Salvini con i dati da lasciare

Aspetta ma cosa mi ricorda tutto questo? Ma sì! Quello che molti chiamano influencer marketing!

E chi citare in Italia se non Fedez o Chiara Ferragni quando si parla di influencer?

Qualche tempo fa per promuovere il nuovo album “Paranoia Airlines” Fedez mise in palio una cena con lui: pre-ordinavi l’album, ricevevi un gratta e vinci, grattavi e potevi vincere una cena con i Ferragnez.

Matteo Salvini non ha fatto altro che ergersi continuamente a personaggio, a tronista (le divise, le felpe, i selfie, il “buongiornissimo” o il “bacione”, tone of voice adatto per raggiungere la clientela desiderata) diventando vero e proprio “influencer”, non quelli che emergono perchè hanno una qualità oppure un’arte particolare rispetto agli altri (quelli che chiamiamo “creator” perchè sono bravi nel loro campo) ma quelli che fanno di tutto per scalpore in modo da fare notizia e followers, un po’ Gianluca Vacchi, un po’ Dan Bilzerian.

Il concorso #VinciSalvini non è nuovo ma era stato già lanciato nel 2018 (sul sito ufficiale infatti è fermo al 2018) ed aveva ricevuto un’istruttoria del Garante della Privacy (nulla ho trovato sul sito del Garante sui risultati). La strategia però resta sempre vincente e nonostante Facebook abbia annunciato di limitare chi fa engagement baiting, l’acquisizione dei dati dei cittadini continua e la profilazione dell’elettorato avanza anzi questa volta vengono usati anche altri social.

La crisi di like e probabilmente di reach che ha avuto Salvini su Facebook ha spinto infatti a puntare di nuovo su questo meccanismo ma a coinvolgere anche Twitter (dove c’è un elettorato più complicato ed esigente) ed Instagram in modo da raccogliere e profilare gli elettori in maniera più profonda e variegata. Non a caso nel nuovo “concorso” l’attivazione di questi due social ha un “valore” più alto rispetto al #VinciSalvini dello scorso anno:

Vinci Salvini 2018
Vinci Salvini 2019

Come dice espressamente lo stesso profilo Twitter di Salvini, finchè le piattaforme lasceranno la libertà a partiti politici di usare le piattaforme in questo modo tutto diventa assolutamente lecito ed è normale che nascano iniziative del genere, anzi possiamo dire che quei leader e partiti che non riescono a fare marketing usando meccanismi simili forse hanno già perso in partenza la battaglia sulla comunicazione e sul consenso, sul far raggiungere il proprio messaggio ai cittadini.

La cosa più triste è che in questo caso non si comunica nulla, nessun programma o messaggio politico, il vuoto più assoluto. Si bandisce un concorso per una foto o un video con il cantante preferito.

D’altronde nell’Italia delle slot machine perchè stupirsi?


[UPDATE Monday 13]

  • Ho notato che anche AGI ne ha scritto in merito chiedendosi proprio dove finiscano i dati, da chi e come vengano trattati, con quale sicurezza. Questo importante aspetto vale per tutte le piattaforme messe in piedi dai partiti (vedi M5S).
  • David Puente su Open segnala l’advertising su Facebook già concluso da Salvini e dalla Lega. Le cifre totali che però alcuni sparano sembrano esagerate.

Se vuoi sapere quando pubbico su questo blog, ti invierò ogni tanto una mail. Iscriviti qui (esatto, non ti venderò nulla!):




Startups? Let’s start with Side Projects

If you’re just busy, you’re not living YOUR LIFE.

Wow. It has been three years from my last post. A lot of time but I’m rising again!

I’ve dedicated the last five years growing the global digital footprint at Automobili Lamborghini and learning new things. I’ve pushed the boundaries in a well-renowned brand. Now I think it’s time to search for new challenges.

This is the reason why I’m thinking to:

  • Blogging. This blog is almost dead on Google. 0 visits, 0 unique sessions. It doesn’t matter: I will (YES, AGAIN!) blog in English here (everything started on WordPress.com in 2005) and repost on Medium.com and LinkedIn;
  • Launch a weekly vertical Newsletter based on one single topic. Digital Marketing? Social Media? The world of Luxury? The future of the Sport? I still don’t know. Feel free to suggest what’s your favorite topic below and let’s start to Subscribe to the future Newsletter below;
Peter Levels: Turning Side Projects into Profitable Startups
  • Done is better than perfect. I’m recovering all the notes and ideas arranged during those years to launch a side project. This talk made by Peter Levels inspired me. He founded Nomad List (see here the story) and a lot of small projects.

Which kind of side project? A marketing agency (oh, no, you’re crazy!)? A new tech startup (ah-ha, the Uber of…)? A simple but sustainable project (ok, it makes sense)?

I’m working on it and you will discover by subscribing to the Newsletter here:




P.S. Want some spoilers? Follow me on Twitter and LinkedIn

[UPDATE, April 29th] Seems that I’m not alone. Jon Yongfook is doing 12 startups in 12 months (h/t Fausto, thank you). It’s too much for me: I want to work on 1-2 max side projects.

Web Summit 2016: talks, startups and tips

This year I’ll attend the Web Summit as a media. You can read me on Twitter @darios and also on this blog the most interesting topics, startups of the event.

TALKS that I’ll follow:

November, 8th
Aviation to health: Lessons in cross-sector innovation
Robots should look and act like people
Every country will be digital
Club vs country: The pinnacle of rugby?
Building your brand in a mobile world

November, 9th
Why AI should have a body
Continuous Reinvention
Where autonomy, connectivity and electrification intersect: The new world of luxury cars
Social & smart data: Connecting with customers in new ways
Living, breathing, storytelling
Alone but not lost: The user in VR
The rise of geek culture and what it means for brands
Brand discovery online
Cracking local: Marketing strategies that worked and didn’t
Social media versus The Brand
Evolving wearables: Doing more with less
How content drives marketing

STARTUPS that I’d like to meet based on what I’ve seen on their website in 2 minutes:
Affectiva
Parlamind
Codacy
Contentful
Flow.ai
Inspirient
Kinematix
RightIndem
Unbabel
Spendesk
Bizimply
AX Semantics

TIPS
1) Startups: your pitch should be no longer than 5 minutes.
2) I’m using the WebSummit mobile app: let’s use the chat to meet in person!
3) I haven’t read it but the journalist Simon Cocking wrote the book “How to Crack the Web Summit 2016: Practical Tips & Advice from Attendees
4) Do you need a mobile Internet on your smartphone or tablet? I’ve found an interesting data plan by MEO. Feel free to suggest other solution.

Wanna Meet?
Send me a message on the Web Summit chat, tweet @darios or drop me an email: info at dariosalvelli.com

Messenger in a bottle

Marchine learning, AI, chatbot. Sono le tecnologie del presente e del futuro ed insieme ai Big Data ed all’Internet of Things rivoluzioneranno la società, il nostro lavoro e forse anche il modo di pensare. Dobbiamo solo capire come usarli al meglio e qualcuno propone, usando il famoso ciclo di Gartner, quanto ci metteremo a farlo.

Ho capito che progettare interfacce migliori è fondamentale ed in questo Facebook, avendo creato di fatto uno standard, aiuterà molto le aziende ed i designer a produrre interazioni intelligenti, produttive, più facili e naturali.

Su bot e intelligenza artificiale volevo segnalarvi questa raccolta di speech del BotDay che si è tenuto qualche giorno fa a San Francisco, cominciano a spuntare i primi esempi, molti comuni ormai hanno il loro bot su Telegram che invia informazioni utili ai cittadini così come le società che si occupano di trasporti e mobilità. Io stesso ho provato a creare (grazie a mio fratello Mauro) un bot su Telegram del mio Curriculum Vitae ancora perfezionare (risorse sempre meno umane? :).

In Europa, la città che è diventata la patria dei bot è Vienna con la sua ChatbotConf e incontri più o meno settimanali.

Su questo blog sto testando, come vedi in basso a destra con l’icona di Messenger, l’invio un messaggio privato alla mia pagina Facebook (di seguito attiverò WhatsApp) e di ricevere però da parte mia una risposta umana perchè sarò io a risponderti.
Questo flusso è connesso ad un tool che mi consente di conservare i messaggi ma soprattutto gestirli con facilità, magari assegnarli ad un eventuale membro del team, insomma una sorta di social CRM. Il prossimo passo è quello di attaccarci un bot.

Non è una novità, le aziende vendono (non so quanto) già gli occhiali tramite Messenger. E se anni fa parlavo dell’accentramento del Web, ora direi che c’è un private Web che comincerà a diffondersi, passando per bot e oggetti intelligenti, la sicurezza delle conversazioni e quindi delle azioni che ci scambiamo (vuoi davvero fare ascoltare tutte le conversazioni della tua casa a Google?) sarà un tema sempre più importante.

2016 Digital Marketing Trends (COMPLETE LIST)

My personal predictions in Digital Marketing for next year:

1) We’ll have a design of an holistic customer experience across all channels that will dipend from the (individual) shopping experience. We’re in the Seamless Commerce era so we have to optimize Analytics, Mobile, Social Commerce, Cognitive Computing.

2) Digital Transformation? Yes, customers will drive it. Ready to manage a crazy customer journey with multiple touchpoints?

3) Relevant information in relevant environment at the right time. A big challenge for Advertisers in order to launch a successful Content Marketing and Native Advertising campaign.

4) Thanks to indexing your app content on Google, there will be an interesting opportunity to make additional users through the organic results.

I’m also collecting a Full List of the 2016 Digital Marketing Trends. Feel free to send me suggestions: tweet @darios or write a comment.

The 2016 Digital Marketing Trends – COMPLETE LIST

– In Top Strategic Predictions for 2016 and Beyond: The Future Is a Digital Thing report (feature image) Gartner identifies the top 10 strategic IT technonology trends for 2016.

– The Top 10 Hot Consumer Trends by Ericsson Lab

Mintel study: VR and Beacons will be mainstream in Europe

– The Design Trends 2016 (don’t miss the top 4 colour for next year), the Mobile Design trends.

– The Fjord Trends on impacting design and innovation in 2016 and the Web Design trends.

– The 2016 Content Marketing trends.

– The Digital Analytics trends for 2016.

– Globalwebindex predicted that M-Commerce will go Mainstream in 2016.

– The PPC trends for 2016 for Paid Search, Display and Remarketing.

– L2’s 7 predictions for 2016 in a video:

The E-commerce Winners circle tightens
Amazon goes “Brick”
The Revenge of Omni
Apple’s Chokehold on Luxury Tightens
APAC Brands chase Western Brands out of China
Mobile Messaging will be 2016’s It Girl
The Advertising Industrial Complex Will Crumble

– The Channel Marketing trends for 2016.

– The 2016 event Trends by Julius Solaris

– The Key Digital Trends for 2016 by Social@Ogilvy

– Carat’s 10 Trends for 2016

– Top Tech & Digital Trends 2016 by IQUII agency

La retorica sul Sud ci seppellirà

Ho scritto questo status su Facebook, me lo appunto qui in caso mi torni in mente di essere retorico.

Qualsiasi retorica per/contro/sul Sud fa male al Sud in primis che – v’assicuro – s’è rotto le palle pure di essere chiamato Mezzogiorno oltre che de:

Lo straniero che piange quando deve andare via, i filo borbonici, i savianisti e gli anti-savianisti, i professionisti dell’antimafia da aperitivo e quelli dello storytelling delle meraviglie perchè “noi siamo eroi siamo qui e resistiamo tu dove cazzo sei!?”, i titoloni sul cervello locale in fuga, i film del cazzo girati nel capannone o in periferia perchè Gomorra la serie è troppa bbella per finire e tanto di coprofaghi ne è pieno il mondo, i meridionalisti a tutti i costi perchè ce lo dice lo Svimez o l’Osservatorio di chissà quale banca, i terroni hipster che ci provano con gli open data, i fondi che di divertente hanno solo il nome ma convergono sempre nelle stesse sacche disattendendo ogni obiettivo, il pessimismo cronico e l’ottimismo da pizza e mandolino perchè comm’ si’ pesant, la cornice della finta sacralità della Domenica smontata da quelli del paganesimo sfacciato, il pacco di pasta in cambio di un voto e la lingua d’asfalto pronta per fare propaganda, i summit sul Sud e per il Sud alla Fiera del Levante (che?), le ricette subito pronte vanno solo scaldate, lo scandalo delle infrastrutture da fare e quelle che non sono state ancora fatte, i renzinismi isterici appena si apre un cantiere o una galleria, i professori che stanno lì e svuotano le Università in mezzo ai sogni di quei pochi che vogliono darsi da fare, il merito andato a farsi fottere e quelli che “da Roma in giù non vi applicate, di voi non mi fido”, la gente che non fa più l’amore e non fa più bimbi o quelli che insistono e lo fanno in mezzo alla immondizia, la bimba col tumore, il bimbo col tumore, il corteo anti-diossina-pro-termovalorizzatore-contro-discarica-contro-differenziata organizzato su Facebook tanto non ci capiamo niente lo stesso, quelli che puliscono senza fare appelli su Twitter e quelli che creano gruppi contro quelli che puliscono, le Maldive ad ogni pozzanghera e le spiagge da Rio, il comitato pro-spiaggia, la camorra, la mafia, i pizzini, i pezzi di merda che tornano a sparare, il “Vesuvio lavali” ed il Juve merda, i libri ed i blog scritti da suddisti per suddisti incalliti con analisi suddiste, dure e magari fantasiosamente propositive ma mai realiste, i fattarielli su Napoli, su Bari, su Catania, su Reggio Calabria, la retorica della rinascita di Matera e di Favara, i paesini disabitati ma in realtà desertificati che sono così belli che ci faccio una foto e la metto su Instagram, i partiti con il Sud nel logo nel nome nella targhetta ma mai nella testa, i Cetto La Qualunque in consiglio regionale e nei posti che contano, i faccendieri sempre impegnati nel farsi dei favori, quelli che i favori non li avranno mai perchè sono troppo onesti ma anche troppo omertosi.

E poi ci sono quelli come me che sono tutte queste cose messe assieme e che si sono stancati di dover scrivere ancora una volta uno status, retorico, sul nostro Sud.