E’ morto Steve Jobs

Non potevo non salutare Jobs. Apple lo fa con una pagina commemorativa e una email in cui inviare ricordi. L’immagine sopra sta facendo il giro del web: Google ricorda Jobs in homepage con un link diretto ad Apple.com, Wired ha addirittura cambiato completamente l’homepage per dedicarla a Jobs, non c’è nessun annuncio pubblitario.

Non mi stupirebbe se Cupertino fosse invasa da persone come accadde per John Lennon. In fondo anche Jobs è stato artefice del suo destino fin dove ha potuto e dunque non ci resta che imparare dalla storia della sua vita.

[UPDATE – AGGIORNAMENTO 7 Ottobre]

– Vedo solo ora che Wozniak, co-fondatore di Apple e compagno di avventura di Jobs, fa lo stesso mio paragone con John Lennon.

– Tra qualche anno molti ricorderanno la copertina del New Yorker

Perchè le mobile apps hanno bisogno delle Privacy Policies

Il post sulla presunzione di Apple ha scatenato una discussione su Twitter con Camillo Miller che mi ha accusato di fare come tutti ossia praticare lo sport del tiro alla mela: Camillo dice che l’UDID esiste dal primo iPhone ed è accessibile agli sviluppatori sin dal primo SDK e che la novità introdotta da Apple sia un passo in avanti per la privacy perchè disprezza l’utilizzo massiccio dell’UDID.

Probabile che abbia ragione, io non sono contro Apple per partito preso e in generale non amo i paladini. Secondo Nielsen il problema della privacy è tutto delle aziende e degli sviluppatori e poco degli utenti finali: il 59% delle donne e il 52% degli uomini ha dichiarato di non avere problemi di privacy per quanto riguarda le applicazioni che scarica sul proprio smartphone.

Intanto però voglio segnalare a voi ed a Camillo questo post sul perchè le applicazioni mobili devono avere una privacy policy:

An app needs clearly defined and easily accessible (from the app itself) privacy policy. What kind of data is stored? How is it collected? Is it encrypted? And above all, is it shared with any third parties? End users deserve to know how their data is handled, and in turn, the process of creating a privacy policy will allow app creators to anticipate user concerns and to protect themselves against legal issues. Ultimately, it will benefit app creators and their brands if they are upfront and honest with their end users.

Il silenzio di Steve Jobs

Se Apple può sembrare un po’ presuntuosa non lo è stato Steve Jobs che da oggi non è più il CEO dell’azienda. Ne hanno scritto in molti con coccodrilli ed ansie esagerate senza considerare il fatto che Tim Cook ha già cambiato Apple anni fa facendo scelte importanti e decisive per il business.

La storia di Jobs è la dimostrazione che avere pazienza, determinazione, una visione a lungo termine uniti ad una tenace cultura del lavoro sono vincenti. Ciò che mi ha colpito di Steve Jobs non sono le tante dichiarazioni visionarie della sua vita digitale (quando Jobs aveva 18 anni Internet non esisteva) ma l’attuale suono del suo silenzio che ne esalta la grandezza: non una parola spocchiosa sull’innovazione creata da Apple in questi anni. Ed è per questo che come hanno fatto in tanti ricopio qui sotto a futura memoria la sua lettera di addio:

Letter from Steve Jobs
To the Apple Board of Directors and the Apple Community:

I have always said if there ever came a day when I could no longer meet my duties and expectations as Apple’s CEO, I would be the first to let you know. Unfortunately, that day has come.

I hereby resign as CEO of Apple. I would like to serve, if the Board sees fit, as Chairman of the Board, director and Apple employee.

As far as my successor goes, I strongly recommend that we execute our succession plan and name Tim Cook as CEO of Apple.

I believe Apple’s brightest and most innovative days are ahead of it. And I look forward to watching and contributing to its success in a new role.

I have made some of the best friends of my life at Apple, and I thank you all for the many years of being able to work alongside you.

Steve