Dall'economia del dono a quella della reputazione

Dall'economia del dono a quella della reputazione

Una volta la chiamavamo autorevolezza ora il concetto si allarga e non riguarda forse soltanto i blogs ma tutto il sistema Internet che rappresenta i new media.

Dall’economia del dono e del gratuito si sta passando a quella della reputazione e della felicità: reputazione misurata non più con il numero di link ma con un tasso di influenza che i social media ed i nuovi mezzi hanno e raccolgono.
Ma attenzione: sono d’accordo con Shel Israel, i blog non sono una rivoluzione ma stanno entrando a far parte della vita di tutti noi. Sono invece le conversazioni la vera rivoluzione e sarebbe interessante soffermarsi sul loro svilupparsi online.

Come ci si costruisce una reputazione allora per diventare “opinion-leader” o semplicemente essere influente ed entrare nella sfera delle star della Rete?
Non ve lo so dire ma Business Week ha un interessante articolo dal titolo “What price Reputation?“.
Da leggere così come lo speciale sul guadagno economico dei blog più noti. E voi cosa ne pensate?

By | 2007-07-24T16:29:27+00:00 July 24th, 2007|Voice over Net|1 Comment

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Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me

One Comment

  1. […] – Un’altra ulteriore possibilità è quella dedicata alle grandi aziende che possono usare Twitter per comunicare direttamente con i propri clienti come fosse un customer care: alcune aziende come Dell già praticano questa soluzione con una presenza su Twitter dove rispondono alle domande degli utenti su offerte speciali e problemi. In questo modo si va dall’economia del “dono” con gli avvisi su eventuali promozioni, sconti e regali a quell’economia della reputazione che fornisce l’immagine dell’efficienza di una azienda. Questa politica può funzionare su grandi numeri ovvero tante persone che seguono l’account, purchè però dietro lo stesso ci sia una persona fisica più che una azienda, insomma una comunicazione onesta e non troppo informale. Certo, la via della partnership tra Twitter e le aziende è praticabile ma perchè pagare quando già tutti possono usare Twitter gratuitamente? […]

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