Ancora sulle p2p tv cinesi

Ancora sulle p2p tv cinesi

Ne parla anche Punto Informatico e ne abbiamo discusso anche su questo blog qui: c’è la possibilità (molto concreta) che la Guardia di Finanza chieda ai Provider italiani di bloccare alcuni IP,quelli delle Tv cinesi (e non solo) che trasmettono in streaming le partite di calcio (e non solo) online. Credo sia un grosso attacco alla libertà di ognuno di noi,così come è già accaduto per la richiesta di blocco degli Ip per i casinò online e per le reti p2p monitorate da famosi provider (vedi Tiscali,Libero): ma se un utente come me possiede una flat Adsl,cosa se ne fa di 4 mega online se non per vedere streaming,ascoltare musica online,scaricare software ? Se non fosse così,per scaricare la posta basterebbe una 640 o andrebbe bene anche un 56 k: che facciamo,torniamo indietro ?
Il Digital Divide credo si allarghi così,non per quanto riguarda la copertura della rete nazionale,ma la filosofia con la quale si offrono servizi su Internet. In fin dei conti,Internet è nata per la condivisione di Informazioni,partendo da scopi militari per finire ad attività universitarie e di ricerca (come non ricordare un documento steso da eminenti professori universitari contro la stessa Legge Urbani).
E’ retorica e demagogia ma mi va di dirlo: ma invece che monitorare questo fenomeno di qualche ragazzo che vuole vedere le partite online invece che pagare Sky,perchè Voi istituzioni ed organi competenti non vi occupate di problemi e di VERE illegalità presenti ogni giorno sul territorio ed anche in Internet ? Iniziate a dare la caccia a chi fa phishing ed apre falsi negozi online,invece che occuparvi dei diritti d’autore del Papa.

By | 2013-01-13T21:02:16+00:00 January 31st, 2006|Voice over Net|1 Comment

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Growth Hacker, Digital Marketing expert. I work as the Global Social Media Manager of Automobili Lamborghini. Contact me

One Comment

  1. […] Devo dire che ci sono cascati un bel pò di media, dai giornali ai Tg, come Studio Aperto (nell’edizione del 21 gennaio): sto parlando di una sentenza della Cassazione riguardo il caso di due ragazzi, ora prosciolti dalla sentenza, che furono condannati per violazione del diritto di copyright perchè scaricavano da Internet file. C’è stato una penosa assenza di professionalità, avrei voluto scriverne prima che lo facessero altri: i fatti risalgono al 1999, quando ancora non era in vigore la famosa Legge Urbani, quindi la sentenza annulla di fatto la normativa dell’epoca, ben diversa da quella attuale. Sia chiaro, scaricare file protetti da diritto d’autore attualmente è illegale: si può infatti sanzionare il download dal punto di vista amministrativo (una pena pecunaria in base al volume di dati) mentre penalmente è perseguibile la condivisione dei files, per intenderci il noto peer to peer. Forse molti si sono dimenticati la prima condanna in Italia per P2P, le sparate sui diritti d’autore per i discorsi del Papa, la querelle sulle Tv cinesi: signori siamo in Italia, la confusione sul diritto digitale deriva forse anche dall’ambiguità di una Legge, che non è mai definitivamente piaciuta anche alle organizzazioni come la SIAE. Insomma non c’è alcuna novità: usate eMule per il download ? Siete illegali. Condividete file utilizzando una rete eDonkey o un hub come con Dc ++ ? Siete illegali. Comprate un CD a 25 euro ? Siete apposto. […]

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