Balotelli ed il razzismo in Italia

Siamo un Paese razzista e fascista, c’è poco da fare. Non siamo abbastanza aperti per cogliere le contaminazioni culturali come una opportunità di crescita. Esponenti della Cisl che citano Mussolini, politici che si fanno autografare la sua foto in Parlamento, spazi sociali di destra che trasmettono Rambo (non sono migliori quelli di sinistra con i film in polacco trasmessi solo perchè fa tanto radical chic).

Se hai la pelle nera vivi malissimo in Italia, se sei extracomunitario ti guardano male, ti irridono e rappresenti un pericolo anche se sei una bravissima persona, educata, civile, che cerca di integrarsi nella società. E con la scusa della crisi, della disoccupazione, una stupida rivendicazione di una italianità presunta basata sul colore della pelle o su stereotipi culturali fa scaturire un razzismo idiota e anacronistico che viene continuamente giustificato. Continuo a sentire per le strade: “nero di merda“, “stupido nero“, “questi cazzo di neri“.

Non è bastata una miss Italia nera, riuscirà un centravanti nero, Balotelli, con i suoi goal e le sue vittorie, a demolire il razzismo e far capire agli italiani che ciò che conta veramente è cosa fai nella vita? E quelli che tiferanno la squadra avversaria di SuperMario continueranno ancora con quei tristissimi “buu”?

Riuscirà quella foto di Balotelli che abbraccia sua madre a solleticare il senso d’appartenenza dei mammoni italiani, quelli che rientrano nel luogo comune del terribile (ed a tratti omofobo) docu-reality di Mediaset?
A dimostrare che Balotelli con quell’accento bresciano e i suoi modi di fare forse è il più italiano medio di tutti?

Singolare che possa essere Mario Balotelli, un personaggio tanto discusso e contestato, a diventare il simbolo di una lotta al razzismo. Siamo tanto fascisti quanto cristiani e forse finchè non ci sarà un Papa nero temo che quei cori continueranno a esserci.

[UPDATE 4 Luglio]

– John Root sul Guardian fa una riflessione simile su Balotelli: Mario Balotelli as a black Italian hero: long may it last

Bollywood: tra sogno e viaggio (trailer)

Non ho fatto più il gioco del “Se Fossi” alla conferenza Buy Tourism Online 2011 perchè ero troppo preso a seguire gli incontri però qualche video l’ho registrato. Mi sono divertito a montare una sorta di trailer del focus del giorno 1 che ho chiamato Bollywood: tra sogno e viaggio.

Nel panel Alberto Castelvecchi e Ivano Fucci hanno parlato di come la cultura indiana e il cinema influenzino i gusti degli indiani e di come l’Italia promuova il turismo in India, uno dei Paesi BRIC. A breve pubblicherò un estratto dall’incontro, intanto gustatevi il trailer “indiano”.

Il Governo vota la fiducia alla Mafia

Mentre il Paese va rotoli, il popolo arranca e al Sud non si investe come spiega Presa Diretta nel video, c’è qualche ministro che propone l’abolizione del certificato antimafia ed oggi il Governo vota la fiducia alla Mafia.

Come Luca anche io mi chiedo perchè gli italiani non si ribellano, cosa possono fare i cittadini e perchè in Italia non è in atto una rivoluzione sociale. Ha ragione Vauro oppure nell’Italia stanca dobbiamo aspettare Annarella?

L’origine del debito pubblico italiano

3nding scrive: “a metà degli anni ‘80 il governo Craxi aveva tre consulenti economici di alto livello che aprirono la voragine del debito pubblico italiano passato dal 73% del Pil nel 1984 al 96% del 1988. I loro nomi? Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, e soprattutto Giulio Tremonti.”

Il fatto che siano tutti e tre nell’attuale Governo in una crisi del genere è spaventoso. Questa infografica chiarisce poi meglio chi ha creato, attenuato ed aperto il debito pubblico italiano negli anni:

E di chi è il debito pubblico italiano, 1577 miliardi di euro? Il 15% delle banche italiane, il 14,6% dei gruppi assicurativi esteri e fondi comuni europei, il 14% di investimenti privati, il 12,3% di banche estere, l’11,4% di compagnie assicurative italiane, l’11,1% di altri investitori internazionali.

Eppure secondo l’Economist rispetto agli altri debiti pubblici non siamo messi poi così male.

Gli Interessi del Conflitto

Berlusconi dice: “Ho tre aziende in Borsa”.
Bersani risponde: “Siamo disposti a fare un passo avanti noi se fate un passo indietro voi altri”.
Casini: “Facciamo un Governo Istituzionale”.
Di Pietro: “Si dimetta, caro Silvio”.

E’ così facile riassumere le giornate dei lavori Parlamentari che secondo me è il mestiere più noioso del mondo. In Italia il problema è sempre quello: la ricerca del modo e del tempo giusto per continuare a scaldare la sedia.
Al piagnisteo del povero ricco affondato dalla Borsa, all’anagrafe signor Silvio Berlusconi, qualsiasi italiano, soprattutto quel giovane su tre che non lavora, risponderebbe con il mitico pernacchio di Alberto Sordi ne “I Vitelloni”.

Il problema per chi è al potere e fa mala politica è sempre quello di tenere lontani i propri interessi dal conflitto anche quando questo è grande come il debito pubblico del nostro Paese o il numero degli abitanti in Italia. Ma tanto gli italiani sono al mare ed agosto, come ha detto qualcuno in Parlamento (mi pare fosse Bocchino), questo è il mese sbagliato per darsi da fare e magari dimettersi. Chissà come mai ma è sempre il mese e il tempo sbagliato per fare qualcosa di buono…
E’ questa la triste cartolina che arriva ai mercati di tutto il mondo e sulle tv accese dei lungomare della penisola.

Online Italy Facts: il 45% degli italiani usa ancora il Televideo

Secondo il rapporto Censis il 45% degli italiani usa il Televideo come fonte di informazione mentre i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web (29,5%), Facebook (26,8%) e i quotidiani online (21,8%) vengono tutti dietro.
Inoltre, secondo il 78,8% (87,2% tra i giovani) l’accesso a tutti i cont.enuti su Internet (anche l’informazione!) deve essere gratuito (poveri autori ed editori leggi le risposte di Quintarelli alla SIAE) e il 56% non è intenzionato a dare dati personali in cambio di un servizio gratuito (il dato è nel rapporto Eurobarometro).

E’ tutto molto opinabile ma se il modello di riferimento e confronto è quello del Televideo non mi stupisce! Continue reading

Quanto vale il Web in Italia?

Una risposta a questa domanda è contenuta nella ricerca (file .PDF) dal titolo “Fattore Internet” commissionata da Google e del Boston Consulting Group: da sola, cioè senza considerare l’indotto ed altre voci, l’Internet in Italia è valsa 31,6 miliardi di euro nel 2010 ossia circa il 2% del PIL mentre le stime dicono che nel 2015 potrà essere il 4,4% del PIL, circa 59 miliardi di euro con una crescita annua del 18%.

Perchè dunque essere sempre pessimisti e non provare ad avere ottimismo e contagiare le aziende, gli imprenditori ed anche la politica più che con iniziative di facciata con casi studio, seminando formazione e incontri pubblici sul territorio?
Se il 55% delle PMI italiane intende entro quest’anno fare investimenti nei progetti di information technology allora bisogna probabilmente stare al loro fianco, invogliarle, aiutarle a fare ricerca e innovazione in un processo virtuoso che coinvolga anche le università, che ascolti e risolvi i problemi del giovane welfare, che favorisca finalmente gli investimenti delle grandi imprese.

Le aziende che usano Internet crescono in maniera più veloce e considerando che tempo vuol dire denaro questo è un vantaggio non da poco. Il timore però è che gli italiani siano sempre soli, un grande popolo che riesce a fare tutto ed il contrario di tutto senza esser guidato da uno statista. Per questo insisto che siamo noi tutti singolarmente responsabili se le cose vanno male oppure bene, che ci vogliano continuamente esempi positivi affinchè quella ricchezza che è di pochi diventi – necessariamente e meglio – distribuita.

Via [Daniele Lepido]