Come costruire una Rete Sociale falsa: come difendersi dal cybercrime del Web 2.0?

Come costruire una Rete Sociale falsa: come difendersi dal cybercrime del Web 2.0?

Sottotitolo: “E diventare famoso come Robert Scoble“.

Avrà forse pensato questo Rachel Bekerman, la signorina francese che da Novembre si è finta giornalista di Le Monde ed è riuscita a raccogliere su Facebook un gruppo di persone di circa 1200 iscritti.

O i giornalisti che ci sono cascati sono davvero dei polli (sono pur sempre galli… :P) o Rachel è stata così brava da fregare tutti: quasi quasi inviterei la ragazza francese a “contribuire” in qualche modo al paper sugli Elementi Teorici per la progettazione dei Social Network ed a scrivere sul Wiki ufficiale. Anche se la vedo più bene a fornire qualche parere sulla dimensione psicologica e sociale della Rete.

In un articolo (file .PDF, pag. 18 disponibile online solo per una settimana) uscito Giovedì su Nòva 24 a firma di Alessandro Longo si parla di “pirati all’assalto del Web 2.0” e del cybercrime che pare generi dai 50 ai 100 miliardi di ricavi l’anno (se Alessandro mi legge mi farebbe piacere aver un link su questi dati). Non a caso Punto Informatico intitolava qualche mese fa “il cybercrime rende più del narcotraffico“.

Le domanda che pongo agli esperti di sicurezza informatica sono: i servizi del Web 2.0 al quale ci iscriviamo ormai quasi ogni giorni ed affidiamo i nostri dati sono davvero così sicuri? Ci sono dei metodi che anche un utente poco esperto può utilizzare per scegliere su quale servizio riporre la sua fiducia?

Credo che anche la recente integrazione del sistema OpenID (da leggere il blog in Italiano) su Yahoo faccia riflettere in questo senso. Perchè forse in Rete non c’è solo lo Spam.

By | 2013-08-29T16:08:40+00:00 January 18th, 2008|Voice over Net, Web 2.0|3 Comments

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3 Comments

  1. Folletto Malefico 19 January 2008 at 16:59 - Reply

    Sarebbe interessante vedere che cosa ha fatto esattamente. Perché “fingersi” qualcuno su un servizio online, ove non c’è alcun requisito di certificazione è abbastanza semplice.

    Difficile è acquistare la fiducia necessaria per formare i primi link: una volta innescato quel meccanismo è molto facile (o molto *più* facile) raggiungere i 1.200. In fondo, se 100 persone prima di me han dato figucia, non serve che verifichi pure io no? :)

    Dall’altro lato mi chiedo quale vantaggio le abbia portato tutto ciò. :P

  2. Dario Salvelli 19 January 2008 at 17:26 - Reply

    @Folletto Malefico: Non v’è dubbio che sia abbastanza facile fingersi: però questo deve portare ad altre considerazioni a mio avviso. La piccola avventura di Rachel è solo uno spunto per parlarne: quali vantaggi? Non ho idea.

    Devo dirti che ho provato a contattarla su Facebook: vediamo se mi risponde.

  3. […] Dopo l’attacco ed il defacement del sito di Poste Italiane di ieri l’immagine dell’azienda ne esce visibilmente colpita. Questa banalità porta ad una serie di considerazioni che non riguardano soltanto la fiducia del cliente verso un servizio, prodotto. Stona infatti la contrapposizione tra l’attacco cracker e la recente proclamazione di un accordo relativo alla cyber security stilato proprio da Poste Italiane: evidentemente non è bastato a difendersi dal cyber crimine. […]

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