Il Paese del taglia e cuci

Avevo proposto di organizzare una giornata per il teatro il 27 marzo ma nessuno ha risposto alla mia lettera, d’altronde questo è un blog personale chi vuoi che lo legga? Ho capito che non serve tanto rivolgersi ad attori, registi, teatranti: sono tanti, difficilmente raggiungibili e spesse volte disuniti, persi nei loro lavori e in giro per l’Italia ed il mondo.

E allora mi rivolgo agli italiani, gli spettatori, da quelli abituè a quelli che vorranno fare da pubblico in futuro: sono arrivati altri tagli alla cultura, 27 milioni bloccati dei 258 milioni di euro del fondo Fus. State vicini agli operai sempre ma anche a chi lavora nel mondo della cultura.

C’è una cosa che non ho capito: in cosa vuole investire l’Italia con tagli di qui, di là, alcuni necessari ma tutti sempre drammatici. Sul nucleare ad esempio tagliando le rinnovabili completamente? Non è solo l’Italia del Bunga Bunga ma dell’approssimativa politica, quella del taglia e cuci: fai un provvedimento tanto per vedere come la prendono le parti in causa e poi provvedi ai correttivi dando contenini agli uni e agli altri. Alla fine c’è sempre qualcuno che è scontento perchè così lo sguardo finisce sempre sul dito e non sulla luna. E se ricami sempre un Paese non cresce mai.

La cosa più divertente di oggi? Che è online il nuovo sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

Globalizzazione: come devono cambiare territorio e fabbriche

Consiglio a tutti la visione di questo video del professore Enzo Rullani durante il convegno Innovazione e territorio: le aziende pordenonesi tra locale e reti globali.

Estrapolo e annoto qui di seguito alcune frasi dal suo intervento (che condivido in pieno) perchè possono essere utili a imprenditori, lavoratori, politici. Sono belle parole, sarebbe interessante sapere punto per punto come metterle in pratica dunque vi invito ad approfondire.

– In un economia della conoscenza se tu sei uguale ad un altro non porti un piffero, il tuo valore aggiunto è zero.

– Una buona idea che rimane confinata in un ambito ristretto vale poco non diventa una forza trainante, una motrice, una spinta di business. Il valore si crea moltiplicando l’idea.

– Le aziende più o meno se la cavano sempre ma chi rischia con la globalizzazione sono i territori, che non si possono spostare, ed i lavoratori che dovranno giustificare la differenza di reddito con altri mercati, oggi scontata, ma tra 3-4 anni assurda ed indifendibile.

– Dobbiamo avere una diversa economia della conoscenza nelle fabbriche usando in maniera diversa le idee, i significati, il valore che si dà al prodotto che ha valore perchè si inserisce in una filiera che gli dà qualità, moltiplicatori. E’ l’intelligenza che sta nella testa delle persone che conta non nelle macchine.

– Il nostro sistema industriale non ha mai presidiato le filiere, nessuno ha mai controllato e organizzato il valore che c’è a valle delle filiere.

– Il territorio è una delle reti, non il contrario. Il territorio deve dare delle reti importanti locali basati sulla prossimità e l’accesso alle reti grandi e aperte.

– Il territorio è l’identità costruita non quella storica. Bisogna interrogarsi su cosa il territorio vuole diventare. Dobbiamo imparare a raccontare e a raccontarsi: il racconto è fatto di arte, letteratura, di film, esperienze, del creare una città viva, del fare in modo che emergano idee condivise da una popolazione.

– Dobbiamo cominciare a costruire lo spazio metropolitano, lo spazio di quelli che lavorano con noi in idee di mercato e servizi rari, importanti.

– Il territorio non è affidato al Comune, alla Provincia, alla Regione, al federalismo. E’ una idea sbagliata: il territorio è dei cittadini che si muovono nello spazio e vanno a cercare ciò che gli serve.

– E’ l’apertura della Rete delle persone che fa i moltiplicatori.

Le tre possibilità di un uomo del Sud Italia

Photo Credit: mastebo

Perchè non si può fare l’imprenditore al Sud? Lasciate perdere i convegni, i seminari, è tutto molto semplice e lo spiega benissimo Gianluca Dettori:

Se sei in Calabria, hai tre possibilità: o ti metti nel business della cocaina, o in quello dei fondi pubblici o te ne vai via. La maggior parte dei soldi che sarebbero destinati all’innovazione, sono erogati con criteri clientelari e che non hanno nessun collegamento con la redditività. Questo meccanismo ha innescato una sorta di darwinismo all’incontrario, per cui quelli che gestiscono i soldi e quelli che li prendono sono i peggiori, invece dei migliori.

Basta sostituire Calabria con qualsiasi regione del Centro-Sud ed il risultato non cambia. C’è però anche una quarta via: vendere gli organi su eBay.

Il Governo del fare (i condoni)

La politica italiana è vuota di idee, un po’ come le tracce dei temi di maturità di quest’anno (che se uno stato ha come riferimento le dichiarazioni di Mussolini è già morto). L’unica soluzione alla crisi e le idee per spingere l’economia di questo Paese sembra essere il condono, in tutte le forme declinabili:

Casa e fisco: la maggioranza ci prova e mette nero su bianco due emendamenti alla manovra per consentire un nuovo condono edilizio, esteso questa volta alle aree protette, e per riaprire i termini della sanatoria fiscale e tombale chiusa nel 2002. Ma dal governo arriva un secco no: si tratta, viene spiegato, di proposte di singoli senatori che non hanno e non avranno il nulla osta dell’Esecutivo

Saranno soltanto le solite pecore nere oramai smarrite nel limbo di facili dichiarazioni a darsi da fare per queste proposte ma tant’è che, forse perchè non guardo il TG1, non vedo mai una – e dico una! – idea seria e concreta, da attuare subito oppure a medio termine.

In tutto questo sono disgustato ed arrabbiato perchè a causa dei tagli del Governo la mia facoltà di ingegneria è a rischio chiusura (lo sono anche i corsi dell’Università di Bari).

In questo clima come si può fare e raccontare l’innovazione?

Dal Bordello all’Eurolandia con l’iPad

Che amarezza dare ragione a Romani Prodi quando diceva che “ogni nuovo iPod è un deficit commerciale per il futuro”.

Proprio mentre si parlava di sacrifici indispensabili e necessari è uscito l’iPad anche in Italia: file di persone in coda dall’alba per acquistarne uno senza sapere bene cosa se ne faranno. Quelli più prudenti facciano un test per capire se vale la pena comprare un iPad.

C’è chi ha come idolo Piersilvio o i ricconi che costruiscono villette abusive in Sardegna ma deve accontentarsi dell’iPad invece che dello yacht. Insomma c’è sempre chi ce l’ha più lungo del tuo.

Il problema di questo Paese non è che c’è gente invidiosa perchè non può permettersi quei 500-800 euro per l’iPad: magari li avrebbe anche quei soldi o meglio riuscirebbe a conservarli se non dovesse pagare tra i prezzi più alti d’Europa.
Nel mese di Aprile sono aumentati i prezzi dei trasporti: per me è assurdo che in Sicilia una famiglia debba pagare quasi 200 euro in più rispetto ad una dell’Aosta per spostarsi. Oltre alle ormai normali difficoltà delle regioni del Sud c’è una sorta di conclamata emarginazione per i passeggeri che abitano da Roma in giù: se i prezzi dei voli aumentano del 13,4% e dei pedaggi autostradali del 7% chi vive nel mezzogiorno non ha alcuna speranza di futuro, soprattutto se in contemporenea aumentano anche i costi delle assicurazioni, dei servizi postali, dell’acqua, della raccolta dei rifiuti.

Nei prossimi mesi potremmo essere più a rischio della Grecia e questo vale sia a Nord che a Sud. L’Economist nella sua mappa ha delimitato il Sud come un “bordello“: senza essere catastrofisti forse bisognerebbe aggiungere anche un’altra parola, un mix tra “apartheid” e miseria. Perchè secondo me molti cittadini si sentono abbandonati dallo Stato, dagli altri che curano solo il proprio orticello spalando sempre più merda.

Bisogna viverla questa situazione: dall’esterno è facile esortare a lavorare, a non perdere tempo, a essere più produttivi, a non demordere. Quelli che fanno la fila all’Apple Store dovrebbero rischiare a non riuscire a pagare la bolletta dell’acqua, magari si, anche perchè hanno acquistato l’iPad. Sarebbe una scelta.

Il dramma è proprio questo. Qui ormai le persone non hanno più scelta o meglio ne vedono soltanto una: andare via dal bordello.

P.S. Non c’entra molto con il post ma volevo dare la mia solidarietà ai dipendenti del CIRA di Capua: come tanti altri enti il centro di ricerche aereospaziale rischia la chiusura a causa della manovra del Governo. Insomma invece di aprire nuovi centri di ricerca proprio al Sud si chiudono quelli già esistenti.

Sacrifici indispensabili

Questa frase era su tutti i titoli dei giornali di oggi: non era meglio dirla più di due anni fa ed essere onesti con tutti gli italiani (chè tanto già lo sanno come vivono)?

pil italia ue

Questo sopra è l’andamento del PIL in Italia negli ultimi anni pubblicato dall’ISTAT in un rapporto che monitora la crisi. Negli ultimi 2 anni c’è stato un crollo terribile:

L’Italia ha registrato, nel periodo 2008-2009, la flessione del Pil più accentuata, pari al 6,3 per cento, contro il 3,8 per cento della Germania, il 3,5 della media Uem e l’1,7 per cento della Francia. Sommando questo risultato all’espansione modesta degli anni precedenti, per l’intero periodo 2001-2009 l’Italia è, in assoluto, il paese dell’Ue la cui economia è cresciuta meno: appena l’1,4 per cento, contro il 10 per cento dell’Uem e il 12,1 per cento dell’Ue.

Quale settore è andato peggio? Quello industriale e delle costruzioni mentre il più ballerino è stato quello dell’agricoltura:

valoreaggiunto settori italia economia

Buone notizie sembrano arrivare dal settore ICT che dovrebbe assestarsi e crescere a fine 2010 anche se nel primo trimestre 2010 la spesa in servizi IT ha registrato un calo dell’1,5% rispetto allo stesso trimestre del 2009.

Non vanno meglio le esportazioni: nella media del primo trimestre 2010 il livello delle esportazioni dell’Italia è ancora di quasi il 20% inferiore rispetto al massimo ciclico del primo trimestre del 2008. La caduta degli ultimi due anni ha, quindi, riportato il livello del reddito pro capite al disotto di quello del 2002.

E l’Energia? Dal 1995 al 2005 la disponibilità interna lorda di energia è sempre stata in crescita, mentre dal 2005 al 2009 si è rilevata una inversione di tendenza, accentuata nel 2008, in corrispondenza di una riduzione del Pil dell’1,3% e soprattutto nel 2009, quando la disponibilità energetica si è ridotta del 5,8% rispetto all’anno precedente e il Pil ha subito una contrazione del 5,0%.

E l’Università? In tre anni l’Italia ha tagliato il 10% dei fondi destinati alle università pubbliche mentre gl investimenti nella ricerca sono ridotti di oltre il 6% cioè l’1,2% del PIL.
Sempre nel 2009 si è registrata una flessione degli occupati tra i 18 e i 29 anni, vale a dire 300 mila in meno rispetto al 2008 (che rappresenta il 79 per cento del calo complessivo dell’Italia), il titolo di studio ha continuato a non aiutare (per i laureati c’è stata una flessione dell’occupazione del 5,2%) e sono stati pochi i laureati italiani rispetto alla media europea (solo il 12,8% ha conseguito la laurea e il 40% il diploma!).

Non ci resta che piangere? Probabilmente sperare che passi la nottata non serve, bisogna rimboccarsi le maniche e convincere i politici italiani a fare i sacrifici che adesso chiedono ai cittadini, tagliando i costi, abbattendo la corruzione, disegnando una manovra seria (24 miliardi sono ridicoli rispetto ai 100 della Francia) che progetti concretamente il futuro dell’Italia.

Non sappiamo quali obiettivi ha questo Governo e l’attuale classe politica. Per uscire dalla crisi bisogna necessariamente puntare sui giovani, su quei pochi che sono rimasti (per ogni 100 persone in età attiva cioè dai 15 ai 65 anni si è passati da 27 anziani nel 2000 a 31 nel 2009) e che ancora resistono.

Ogni nuovo iPod è un deficit commerciale futuro

Lo dice Romano Prodi in un articolo su l’Unità:

Abbiamo una debolezza molto significativa nei settori fortemente innovativi. Siamo l’ottavo Paese industriale mondo, ma partecipiamo all’innovazione solo per un decimo di quanto fa ad esempio Israele. È un problema enorme: pensiamo all’innovazione dei prodotto di massa: non c’è un telefonino inventato o fabbricato in Italia. Ogni nuovo iPod è un deficit commerciale futuro.

Oggi dobbiamo puntare su scienze della vita, energia, ambiente. In questi campi possiamo fare moltissimo. Ci vuole politica industriale che scomponga i sottosettori, crei rapporti diversi con le Università. E poi ci vuole una grande logistica: oggi il sistema industriale funziona solo con una subfornitura aperta a tutto il mondo.
C’è stato un crollo dell’imprenditorialità dei servizi. Non c’è una sola catena alberghiera nazionale, una catena di pizzerie o di caffè. Sono tutte straniere.

Buon anno famiglie italiane!

Non per intossicarci l’inizio del 2010 (che comincia già con una brutta notizia) ma lo segnalo invitandovi all’ottimismo ed all’ironia, perchè solo partendo così s’affronta meglio il nuovo anno:

L’anno nuovo porterà un vero e proprio salasso per gli italiani. Secondo un’indagine di Federconsumatori-Adusbef, si tradurrà in un esborso di 596 euro a famiglia.

In particolare, spiegano le due associazioni dei consumatori, ogni famiglia pagherà 130 euro in più (+15%) per le Rc Auto; 65 euro in più per le tariffe aeroportuali (pari a 3 euro a biglietto); 55 euro in più per ogni ricorso al giudice di pace per multa; 28 euro in più per la bolletta della luce; 18 euro in più per l’acqua; 65 euro in più per prendere un treno; 35 euro in più per la Tarsu; 30 euro in più per i servizi bancari; 80 euro in più per le rate dei mutui e 90 euro in più per i carburanti. Il totale è, appunto, 596 euro di cui 120 «di nuovi balzelli».

Via [l’Unità.it]