La patente per i social network

Sina Weibo è il Twitter cinese, ha più di 300 milioni di utenti registrati. In questi giorni ha aggiornato i termini di servizio modificando l’articolo 13 dove aggiunge una sorta di codice di condotta per usare il social network. L’intento è quello di controllare e limitare le opinioni di chi scrive: ad ogni utente vengono dati 80 punti iniziali che saranno ridotti per ogni violazione.

Su Weibo è vietato: pubblicare informazioni che vanno contro i principi della costituzione, pubblicare false informazioni, servirsi del servizio di microblogging per organizzare proteste, manifestazioni o raduni. Qualsiasi informazione inoltrata agli altri utenti fino a 100 volte costa 2 punti mentre contenuti ripubblicati fino a 1000 volte costano 10 per buona pace del passaparola.
È possibile guadagnare punti e arrivare fino a 100 se si aggiunge la propria vera identità e si inserisce il numero di telefono. Inoltre secondo questa patente se un utente pubblica più di 5 post contenenti informazioni sensibili vedrà l’account bloccato per 48 ore mentre per violazioni più gravi potrà essere rimosso ed i punti quindi scendere a 0.

Per questo Sina Webo ha aperto anche delle posizioni di lavoro per fare monitoraggio: 50 cent per diventare sceriffi del social network, attualmente pare ce ne siano almeno 1000.
Immagina un meccanismo del genere aggiunto a Faceook, Twitter e Google+: sai quanti perderebbero subito la patente per i social network?

E se Google sviluppasse applicazioni per il suo motore di ricerca?

Non parlo di applicazioni per Android ma pezzi di software da utilizzare su tutti i dispositivi e per tutti i servizi di Google in modo da espanderli fino al gaming ed al social networking (due dei settori di mercato ai quali Google punta). La scelta di Google è quella di avere Chrome come browser mobile (che porti verso un futuro e più universale Chrome OS da utilizzare in casa propria) e Android quale sistema operativo di qualsiasi dispositivo.

Ad esempio è recente la notizia che il maggiore motore di ricerca cinese Baidu sta lanciando un app store che permetterà agli utenti di usare applicazioni direttamente dalla propria piattaforma e da qualsiasi dispositivo.
E se Google permetterebbe da Google.com di usare applicazioni per il suo motore di ricerca, per portare su desktop e mobile i suoi servizi ancorati a compatibilità di browser e vecchie toolbar?

D’altronde Google Reader Play e YouTube Leanback vanno proprio in questa direzione.