Dai fake follower di Twitter ai robot di Facebook: chi clicca sulla pubblicità?

Limited Run è una piattaforma americana che si occupa di aiutare band e artisti a vendere musica e fare merchandising online.
Hanno deciso di chiudere la loro pagina Facebook tra qualche settimana in favore del profilo Twitter e in questo post spiegano che la loro scelta dipende dalla frustazione nei confronti della pubblicità di Facebook.

In sostanza avevano testato qualche mese fa per il lancio della piattaforma e il cambio del loro nome sono stati costretti a spendere per un mese 2000 dollari in pubblicità di Facebook. Hanno notato che durante la campagna è stato possibile verificare solo il 15-20% dei click convertiti dagli utenti reali sul loro sito web mentre l’80% dei click pagati è arrivato da robot in quanto non c’era JavaScript abilitato (secondo le loro statistiche solo l’1-2% degli utenti lo hanno disabilitato).

Da quando è circolata questa notizia però i fan della loro pagina Facebook sono raddoppiati senza spendere 1 euro. Facebook sta investigando sull’accaduto ed ha risposto che probabilmente c’è stato un problema proprio con il cambiamento del nome della pagina Facebook di Limited run.

E’ una estate fatta di fake follower su Twitter e di robot (fake fan) su Facebook con dati più o meno fumosi che vanno presi con le pinze: non è possibile affermare l’esperienza di un singolo come verità statistica di un fenomeno.
A qualcuno è venuto addirittura il sospetto che Facebook crei dei fake like attraverso il suo sistema pubblicitario.

Su Google+ accade la stessa cosa o il fenomeno è più contenuto?

[UPDATE 2 Agosto]

– Proprio oggi un articolo su BBC nel quale il social network in blu dichiara una alta percentuale di utenti fake su Facebook, circa 83 milioni.

Luca Perugini fa una sua piccola indagine e arriva più o meno alle stesse conclusioni riguardo la pubblicità su Facebook: alcuni click sembrano gonfiati e quindi si paga per un traffico che non è mai arrivato. Forse è meglio limitare i budget per l’ad sui siti esterni, che ne pensate?

Il distributore automatico dove si paga con un tweet

Dopo il distributore automatico che regala viaggi ecco arrivare in Sudafrica la @BOSMachine, un distributore automatico dove si paga con 140 caratteri dunque attraverso un tweet.

Il meccanismo di Bos è simile al “Pay with a Tweet“: per comprare una lattina del tea Bos basta inviare un tweet con il proprio account e citare la marca @bos usando l’hashtag #BOSTWEET4T . La macchina restituirà una lattina di tea.

Nativi Digitali

E’ un termine che non amo molto, potrebbe essere tutto o niente e credo dipenda molto da quel “nativi”. L’altro giorno però, proprio mentre si parlava dell’apertura di Facebook ai bambini che hanno meno di 13 anni (per quanto se ne parli i social network fanno sempre difficoltà nel verificare l’età) ho letto sulla bacheca della pagina del sindaco di una provincia questo messaggio:

Per capire questo messaggio sono andato a vedere se il profilo fosse fasullo e ho scoperto che probabilmente dietro c’è proprio un ragazzo credo controllato dal genitore: su Facebook gioca a Cityville, pubblica foto divertenti o del cugino, video della sua squadra o di gattini. Non ha mai pubblicato in bacheca uno status o sue opinioni tranne il messaggio al sindaco.

Vorrei chiedere a chi usa spesso la parola “antipolitica” se, quando aveva 10 anni, ha mai scritto una lettera (ammesso non ci fosse la mail) al proprio sindaco sollevando un problema.