Un comico non può e non deve essere un politico

E’ ciò che mi è venuto in mente leggendo questo bel post di Alessandro Gilioli su Beppe Grillo e l’intervista che gli ha negato: anzi le domande alle quali (per giunta via email) non ha voluto rispondere.

Beppe Grillo è un comico che utilizza al massimo il suo blog per pubblicizzarsi, come canale principale di vendita e distribuzione della sua attività: e le sue presunte battaglie o tali seppure possono nobilitarlo agli occhi di tanti non lo rendono un politico.
Fare politica vuol dire confrontarsi, aprirsi, andare in mezzo alla gente (che non vuol dire fare comizi o eventi straordinari) ed uscire fuori dai meandri della Rete e dei blog. Insomma qualche occhio attento dirà che non c’è nulla di nuovo in questa valutazione della figura pubblica di Grillo.

Se proprio vogliamo interrogare la satira (che a volte è anche una verità scomoda) sul futuro del nostro Paese allora secondo me Alessandro Gilioli dovrebbe porre quelle stesse domande anche a Daniele Luttazzi; sempre che sulle pagine dell’Espresso (ma sono sicuro che è improbabile) non gli censurino le risposte.

[UPDATE]

– Beppe Grillo risponde in qualche modo ad Alessandro Gilioli scrivendo (mi illudo sempre sia lui di persona) questo post.

Author: Dario Salvelli

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12 thoughts on “Un comico non può e non deve essere un politico”

  1. Magari, ogni tanto, sarebbe utile ricordarsi che Grillo non si è mai definito un politico e, soprattutto, lo stesso Grillo si sta battendo per un sistema che di politico (come è concepito il termine in Italia) abbia ben poco.
    Perciò non vedo l’utilità di ricordare a Grillo e ai lettori che il comico genovese non può e non deve essere un politico: lui non vuole essere un politico.

  2. @Pablo Moroe: Permettimi di dissentire Pablo. Non si tratta di ricordare o fare da luce nel buio; non ho mai visto in Grillo un paladino della giustizia nè il prototipo del politico moderno che scrive su di un blog. Ed è scontato che non abbia nulla contro di lui.
    Credo che forse Grillo non vuole essere un politico perchè è più comodo giocare a farlo creando liste civiche dal suo blog: anche le smentite nel non volere creare un partito (bollini a parte) non reggono quando alcune iniziative, quelle che ho citato, vanno in senso opposto. La realtà dei fatti è questa.

    Nessuno considera Grillo un politico ma le persone vi ci si affidano come fosse tale, riponendo la fiducia che hanno perso nella stessa politica dalla quale Grillo rifugge.

  3. dario scusami ma non sono d’accordo. Non sono un tifoso di grillo a priori, me è indubbio che lui FA politica. Si può discutere sul modo e sui temi, ma mi pare a dir poco grottesco che la stampa, ancora una volta, faccia le pulci a lui e non a molti altri che hanno responsabilità ben maggiori nel nostro paese.

    E’ curioso che la stessa accusa a Grillo di sfuggire il confronto, non sia stata fatta a uno come Berlusconi, che da quando fa politica sfugge sistematicamente ogni confronto e va a fare i suoi comizi da vespa, assecondato da uno stuolo di giornalisti ossequiosi. Non l’ho mai visto in un confronto serio, eppure Berlusconi è molto piu potente di grillo ed ha ben altre responsabilità pubbliche e politiche. Come al solito la stampa usa due pesi e due misure, alza la testa solo con chi non ha vero potere. Grillo fa bene a starsene a distanza. Senza contare che Grillo avrebbe fatto un grosso favore all’espresso, sappiamo benissimo che quando c’e’ lui, sulla stampa come in tv, “l’audience” si impenna.

  4. ma perchè Gilioli invece di perdere il suo tempo con Beppe Grillo non va a fare qualche domanda scomoda e piena di retorica a Silvio o a Walter?
    Allora poi ha ragione di indignarsi se si rifiutano di rispondergli…

  5. Scusate, ma Grillo avrà pure il diritto di scegliere come, quando e dove apparire?
    Mi sembra così naturale che non vedo proprio il motivo di tanta polemica intorno a questo fatto… se poi si vuol cogliere occasione per specularci su… allora il motivo… l’abbiamo trovato!

  6. Beppe Grillo, che prospetta il cambiamento, è in realtà una nuova versione del solito andazzo all’italiana, fatto di inganni e apparenze. Il suo blog è tutt’altro che trasparente, tutt’altro che onesto e, pertanto, non si capisce da quale pulpito possa richiedere trasparenza e onestà ad altri, in prevalenza alla classe politica contro la quale rivolge le sue proteste. Grillo usa quindi la calunnia sistematica come principale strumento di propaganda per ottenere il consenso che gli procura numerose adesioni; la sua organizzazione, per diversi aspetti, è simile ad una vera e propria setta.

    Una censura metodica, applicata sia nel blog che nel Meetup di Beppe Grillo, fa sì che la realtà venga pesantemente distorta. Il visitatore che accede al blog o al Meetup di Beppe Grillo non legge mai tutti i commenti postati, bensì solo una parte, quella prevalentemente favorevole al pensiero di Beppe Grillo. Grazie a questa vera e propria falsificazione della realtà, viene così data l’impressione del consenso quasi univoco.

    Prove di censura salvate:

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