Democrazia (in) Diretta

Forse sul rapporto tra il web e la democrazia ha ragione Giorgio
Napolitano.

Qualche giorno fa Facebook ha chiamato a raccolta tutti i suoi utenti per conoscere il loro parere riguardo le proposte di modifica della privacy del social network riguardo la Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità e la normativa nell’utilizzo dei dati.
Devo dire che non ha fatto molto per mostrarlo nel profilo degli utenti. Si poteva votare come in una vera e propria elezione decidendo su di un aspetto fondamentale per chi usa Facebook come la privacy: i tuoi dati in possesso del social network non valgono solo economicamente tanto ma rappresentano un pezzo importante della tua vita (digitale). Esprimere la propria decisione con diversi voti attraverso un click poteva apparire per lo meno semplice, l’espressione di un diritto seppure non coinvolgente e tangibile ma comunque importante per una comunità.

E invece su più di 900 milioni di utenti hanno preso parte al voto solo 342.632 persone, vale a dire lo 0,038% del totale di cui 297.883 hanno espresso voto contrario alla modifica della privacy.
Facebook aveva fissato una sorta di “quorum” per ritenere attendibili i risultati a circa 270 milioni di voti tanto che il referendum sarà considerato solo consultivo.

Più che una democrazia diretta quindi l’uso e le dinamiche della Rete possono portare più facilmente all’espressione di una Democrazia in Diretta: come se la cabina elettorale finisse in un complesso e ingarbugliato reality televisivo.

Il Web per Tim Berners Lee

Facebook, Google, Apple? Il web social-centrico?
Tutte balle, nei suoi 20 anni il Web per Tim Berners Lee è tutt’altra cosa come racconta su Repubblica nell’intervista a Riccardo Luna. E sarebbe sempre bello e bene ricordarselo senza alcun fanatismo o talebanismo di sorta:

Un giardino meraviglioso ma chiuso non può competere con la bellezza di una folle e indomita giungla.

Il Web è sempre più social-centrico

La chart rappresenta l’andamento del tempo trascorso dalle persone su Facebook e sul Web ed ha ancora più senso soprattutto dopo il lancio di Google + e la vendita di MySpace. E’ la conferma che Web è un Customer Service Medium e che siamo di fronte all’Internet dei pulsanti: spazi di società private diventano community personali i cui contenuti possono uscire fuori o scomparire in maniera imprevedibile. E’ in parte il lato oscuro del Web 2.0 che include anche episodi come l’indagine su Twitter da parte dell’Antitrust Usa.

In questa ottica di una Rete che diventa sempre più Facebook-centrica (secondo alcune voci la prossima settimana Facebook dovrebbe lanciare qualcosa di grosso) diventa fondamentale valutare con dei numeri l’aspetto sociale ed è per questo che Google Analytics ha aggiunto le statistiche Social dei siti web che gestisci. Persino la mail di Google, Gmail cambia aspetto per avvicinarsi a funzioni da social network.
Ci si può avvicinare con entusiasmo e partecipazione a questa nuova Rete che collega le persone e cerca di farle interagire oppure scostare da una voglia ed esigenza magari soltanto ipocrita e devota al Dio denaro. Oppure considerare che tutto è Social Media ciò che viene condiviso e in futuro disimparare a usare il Web tutti allo stesso modo.

Internet is for woman?

C’era una volta Internet is for Porn. In un vecchio articolo di Computerworld – quando parlare di social web non andava ancora di moda – si diceva che il 40% dei giovani con talento dai 25 ai 30 anni è di sesso femminile mentre il 52% ha poi abbandonato la carriera. E che il 63% delle donne che lavorano in settori come scienza, tecnologia, ingegneria, ha subito molestie sessuali.

La cattiva abitudine di discriminare le persone dal sesso o da altri connotati fisici non si ferma mai e segue spesso degli stereotipi stupidi. Secondo TechCrunch l’Internet è stata conquistata dalle donne almeno guardandola da un’ottica meramente commerciale:

Female users are the unsung heroines behind the most engaging, fastest growing, and most valuable consumer internet and e-commerce companies. Especially when it comes to social and shopping, women rule the Internet. More female users will likely help your company grow faster. So, if you’re at a consumer web company, how can this insight help you. Would you like to lower your cost of customer acquisition? Or grow revenue faster? Take a look at your product, your marketing, your customer base. Maybe you would benefit from having a larger base of female customers. If so, what would you change to make your product/service more attractive to female customers? Do you do enough product and user interface testing with female users? Have you figured out how to truly unleash the shopping and social power of women?

Women are the routers and amplifiers of the social web. And they are the rocket fuel of ecommerce.

Aggiungerei anche che Woman are problems così le abbiamo dette tutte, no?

Foto:

Il web è un Customer Service Medium

Dal WWW, World Wide Web al WWIC, Why wasn’t I consulted?, una domanda fondamentale che tutti abbiamo fatto almeno una volta riguardo Internet. Secondo Paul Ford il Web è un Customer Service Medium e nell’ottica di una rete sempre più Facebookcentrica è interessante porsi alcune domande su quanto sia un problema non controllare il web e definire le sue regole:

The web is not, despite the desires of so many, a publishing medium. The web is a customer service medium. “Intense moderation” in a customer service medium is what “editing” was for publishing.

Ford dice che Wikipedia è un esempio classico del “Why wasn’t i consulted” perchè soddisfa il bisogno dell’uomo di conoscere qualcosa completamente e partecipare. Lo stesso vale per YouTube. Da queste considerazioni nasce una lezione per chi lavora sul Web:

Create a service experience around what you publish and sell. Whatever “customer service” means when it comes to books and authors, figure it out and do it. Do it in partnership with your readers. Turn your readers into members. Not visitors, not subscribers; you want members. And then don’t just consult them, but give them tools to consult amongst themselves.
Create a service experience around what you publish and sell. Whatever “customer service” means when it comes to books and authors, figure it out and do it. Do it in partnership with your readers. Turn your readers into members. Not visitors, not subscribers; you want members. And then don’t just consult them, but give them tools to consult amongst themselves.
If you don’t want to do that then just find niche communities who might conceivably care about your products and buy great ad placements. It’s a better online spend.

Sulla stessa linea è Eric Schmidt di Google secondo il quale più Internet creerà più occasioni perchè “Internet, la forza globalizzante decisiva, ha reso il sapere collettivo del pianeta più accessibile a tutti, più che in qualsiasi altro periodo della storia“.

20 anni di free porn: quando è nato veramente il web?

Non lo so io festeggiavo i 20 anni dalla nascita del web già più di un mese fa ma il concetto di networking in fondo è più vecchio e risale già agli anni ’60. CBC invece ha considerato l’anniversario dei 20 anni del World Wide Web facendolo cadere proprio questo Natale ma ha davvero importanza comprendere quand’è nato il web?

Per alcuni sono 20 anni di pornografia gratuita, per altri di acquisti online e musica gratis, altri ancora di videogiochi crackati, business andati a male e scoppiati, incontri piacevoli e fantastici, occasioni e opportunità che senza il web sarebbero mancate. Lasciamo che il Web sia un ragazzotto di buone speranze e pensiamo a farlo crescere con le nostre mani senza viziarlo troppo o creandone uno alternativo come con Facebook o Twitter, luoghi che potrebbero scomparire da un giorno all’altro. Il web invece resta, invecchia per restare giovane.

Tanti auguri al Web: l’ipertesto oggi compie 20 anni

Il 12 November 1990 Tim Berners-Lee e l’ingegnere Robert Cailliau inviavano via email una proposta per un nuovo linguaggio, il World Wide Web. Non mi pare ne abbiano parlato in molti e non si tratta solo di festeggiare un compleanno ma di ricordarne l’origine, da dove è nato tutto questo.

Serve per scongiurare il rischio che questa immensa Rete venga abitata da persone che non ne capiscono le potenzialità e non comprendono i meccanismi che ci sono dietro: non mi stupirebbe che di fianco alla matematica e al disegno tecnico il Web diventi una materia da insegnare fin dalla scuola primaria.