CouchSurfing e l’utopìa del Web 2.0

CouchSurfing è stato certamente tra i servizi più interessanti al mondo soprattutto per la sua etica: scambiare l’ospitalità tra le persone in maniera gratuita soltanto per il gusto di viaggiare e di conoscere nuove persone ha rappresentato dal 2006 una opportunità intelligente e divertente oltre che economicamente vantaggiosa. Se avete avuto una esperienza con CouchSurfing, raccontatemela.

Ora CouchSurfing non chiude ma cambia entrando in una nuova era, abbandona la connotazione del no-profit per piegarsi al dio denaro. E scommetto si trasformerà un po’ in una specie di Airbnb nonostante il fondatore di CouchSurfing abbia promesso che alcune funzioni di base resteranno gratuite e che il servizio non sarà mai totalmente in vendita. Però ormai il passo è fatto, la trasparenza è andata a farsi benedire e condividere il divano di casa non avrà più lo stesso appeal, sarà soggetto a quelle capitalistiche leggi che governano (non sta a me giudicare se sia giusto o sbagliato) il mondo e il Web.

Se il Web 2.0, quello della condivisione spontanea e magari anche gratuita, si è dimostrato essere eticamente una utopìa con le conversazioni diventate veramente dei mercati aggressivi e turbolenti, come sarà il Web 3.0?

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