Investire per innovare

Il TIME ha pubblicato l’annuale lista delle migliori invenzioni del 2010: tra tutte nell’elenco completo c’è anche l’iPad, certo.

Così, per esercizio di stile, dividiamo la lista di invenzioni del TIME per Paese verificando dove e da chi sono state progettate. A quali conclusioni arriviamo? Che non importa il dove e da chi ma il come, in quale modo si è arrivati a questi risultati che sono tra l’altro applicazioni “commerciali”, che dovrebbero cambiarci la vita.

Da queste parti intanto si discute ancora della riforma Gelmini e anzi secondo i ricercatori lo stesso ministro viene commissariato da quello dell’Economia che sostituisce quindi in tal senso il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

E allora se vale la pena investire in innovazione come fa la Germania perchè solo in questo modo si cresce cos’altro aspetta l’Italia? Sarebbe bello che senza fare proclami i nostri politici cominciassero a parlare in 140 caratteri e ci spiegassero cosa vogliono fare per questo Paese e soprattutto come.

Allegria culture

Le tre i? Un computer per alunno? Roba vecchia! Il ministro Gelmini dice che ci vorrebbe una televisione per aula!

Bisognerebbe ricordare lui, quando si studiano i principi della carte costituzionale. Mike dovrebbe stare nell’ora di educazione alla cittadinanza perché è stato un buon cittadino. Alla vigilia delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia la scuola deve ricordare Mike Bongiorno.

Poi non lamentatevi se nelle prime 200 università del mondo solo due sono italiane.

Via [Tvblog]

Un requiem per l’Università italiana?

Mentre tutti, tra studenti ed in parte professori e ricercatori, sono in vacanza, ieri al Senato è passata la riforma Gelmini. Tra tagli e controtagli, che si spera servano a far risparmiare più che a devastare l’università, qualcosa di buono c’è se si considererà sempre più il merito quale metro di giudizio assoluto.

Con la riforma rischiano però di sparire diverse facoltà e molti atenei. Nei mesi scorsi ci sono già state delle debole proteste soprattutto da parte dei ricercatori: nella lotta ai baroni infatti costringere tutti ad andare in pensione prima per allontanare i professori anziani di oggi penalizza soprattutto i giovani ricercatori.
E l’autonomia delle Università? Il problema dell’Italia al solito è la corruzione: se fosse limitata ogni ateneo potrebbe avere una sua autonomia gestionale nelle risorse umane (quindi decidere assunzioni, promozioni e rimozioni senza lunghi concorsi pubblici) che unito ad un criterio trasparente e meritocratico nella distribuzione dei soldi pubblici potrebbe far ripartire le Università e mettere in circolo un meccanismo virtuoso per il quale “sopravviverebbero” automaticamente soltanto gli atenei migliori.

La riforma passa alla Camera dove spero venga discussa a lungo. Teniamo gli occhi aperti, l’Università è il futuro di un Paese.

Il Governo del fare (i condoni)

La politica italiana è vuota di idee, un po’ come le tracce dei temi di maturità di quest’anno (che se uno stato ha come riferimento le dichiarazioni di Mussolini è già morto). L’unica soluzione alla crisi e le idee per spingere l’economia di questo Paese sembra essere il condono, in tutte le forme declinabili:

Casa e fisco: la maggioranza ci prova e mette nero su bianco due emendamenti alla manovra per consentire un nuovo condono edilizio, esteso questa volta alle aree protette, e per riaprire i termini della sanatoria fiscale e tombale chiusa nel 2002. Ma dal governo arriva un secco no: si tratta, viene spiegato, di proposte di singoli senatori che non hanno e non avranno il nulla osta dell’Esecutivo

Saranno soltanto le solite pecore nere oramai smarrite nel limbo di facili dichiarazioni a darsi da fare per queste proposte ma tant’è che, forse perchè non guardo il TG1, non vedo mai una – e dico una! – idea seria e concreta, da attuare subito oppure a medio termine.

In tutto questo sono disgustato ed arrabbiato perchè a causa dei tagli del Governo la mia facoltà di ingegneria è a rischio chiusura (lo sono anche i corsi dell’Università di Bari).

In questo clima come si può fare e raccontare l’innovazione?

Sacrifici indispensabili

Questa frase era su tutti i titoli dei giornali di oggi: non era meglio dirla più di due anni fa ed essere onesti con tutti gli italiani (chè tanto già lo sanno come vivono)?

pil italia ue

Questo sopra è l’andamento del PIL in Italia negli ultimi anni pubblicato dall’ISTAT in un rapporto che monitora la crisi. Negli ultimi 2 anni c’è stato un crollo terribile:

L’Italia ha registrato, nel periodo 2008-2009, la flessione del Pil più accentuata, pari al 6,3 per cento, contro il 3,8 per cento della Germania, il 3,5 della media Uem e l’1,7 per cento della Francia. Sommando questo risultato all’espansione modesta degli anni precedenti, per l’intero periodo 2001-2009 l’Italia è, in assoluto, il paese dell’Ue la cui economia è cresciuta meno: appena l’1,4 per cento, contro il 10 per cento dell’Uem e il 12,1 per cento dell’Ue.

Quale settore è andato peggio? Quello industriale e delle costruzioni mentre il più ballerino è stato quello dell’agricoltura:

valoreaggiunto settori italia economia

Buone notizie sembrano arrivare dal settore ICT che dovrebbe assestarsi e crescere a fine 2010 anche se nel primo trimestre 2010 la spesa in servizi IT ha registrato un calo dell’1,5% rispetto allo stesso trimestre del 2009.

Non vanno meglio le esportazioni: nella media del primo trimestre 2010 il livello delle esportazioni dell’Italia è ancora di quasi il 20% inferiore rispetto al massimo ciclico del primo trimestre del 2008. La caduta degli ultimi due anni ha, quindi, riportato il livello del reddito pro capite al disotto di quello del 2002.

E l’Energia? Dal 1995 al 2005 la disponibilità interna lorda di energia è sempre stata in crescita, mentre dal 2005 al 2009 si è rilevata una inversione di tendenza, accentuata nel 2008, in corrispondenza di una riduzione del Pil dell’1,3% e soprattutto nel 2009, quando la disponibilità energetica si è ridotta del 5,8% rispetto all’anno precedente e il Pil ha subito una contrazione del 5,0%.

E l’Università? In tre anni l’Italia ha tagliato il 10% dei fondi destinati alle università pubbliche mentre gl investimenti nella ricerca sono ridotti di oltre il 6% cioè l’1,2% del PIL.
Sempre nel 2009 si è registrata una flessione degli occupati tra i 18 e i 29 anni, vale a dire 300 mila in meno rispetto al 2008 (che rappresenta il 79 per cento del calo complessivo dell’Italia), il titolo di studio ha continuato a non aiutare (per i laureati c’è stata una flessione dell’occupazione del 5,2%) e sono stati pochi i laureati italiani rispetto alla media europea (solo il 12,8% ha conseguito la laurea e il 40% il diploma!).

Non ci resta che piangere? Probabilmente sperare che passi la nottata non serve, bisogna rimboccarsi le maniche e convincere i politici italiani a fare i sacrifici che adesso chiedono ai cittadini, tagliando i costi, abbattendo la corruzione, disegnando una manovra seria (24 miliardi sono ridicoli rispetto ai 100 della Francia) che progetti concretamente il futuro dell’Italia.

Non sappiamo quali obiettivi ha questo Governo e l’attuale classe politica. Per uscire dalla crisi bisogna necessariamente puntare sui giovani, su quei pochi che sono rimasti (per ogni 100 persone in età attiva cioè dai 15 ai 65 anni si è passati da 27 anziani nel 2000 a 31 nel 2009) e che ancora resistono.

Quant’è bello il laureato, che si fugge tuttavia

La lettera su Repubblica di Pier Luigi Celli, attuale direttore generale della LUISS di Roma (un’università privata), è senz’altro amara e piena di realismo e cose giuste, per carità. Così come è sacrosanta la preoccupazione di un padre che non vorrebbe mai che il proprio figlio soffrisse.
Sarebbe facile saltare nella lotta tra pubblico e privato ricordando che Celli si occupa di un’università privata, dove la retta annuale costa sui 7 mila euro se non di più. Se c’è una sola cosa che forse l’università statale dovrebbe invidiare a quelle private come la LUISS è la capacità di interfacciarsi con il mondo del lavoro, stringere rapporti solidi e costanti con le aziende, avere dei programmi moderni in infrastrutture non degradate. Se non ci riesce la società italiana almeno l’università statale offre a tutti le stesse opportunità?

C’è una cosa della quale sono veramente stanco ed è la rassegnazione dei cervelli in fuga, di chi smette di lottare perchè non ne può più, di chi non morde e sbaglia nel non chiedere ad alta voce i propri diritti anche in una società dove non c’è giustizia. Perchè ora può sembrare più facile fare armi e bagagli in cerca d’avventura all’estero, in nazioni che ci sembrano così civili ma che non sono poi così diverse dalla nostra.
Se solo volessimo più bene a questa nostra Italia e soprattutto a noi stessi, alla nostra coerenza e dignità, cercheremmo di tirare avanti il più possibile i nostri valori come fanno ogni giorno migliaia di studenti, operai, ingegneri, ricercatori. Non è demagogia, è un’altra parte di realtà alla quale dovremmo guardare più spesso. Senza piagnistei, senza lettere strappalacrime.