La RAI impone il canone anche su computer e iPad

Isola Virtuale: http://isolavirtuale.tumblr.com/post/17711827683/frafallina-farfallina

Leggo questa notizia sul blog di Dario Di Vico e impallidisco:

Nei giorni scorsi sono fioccate su milioni di imprenditori e lavoratori autonomi anche le richieste della Rai di pagare il canone speciale dovuto in virtù di un Regio Decreto del 1938.
A far scattare la protesta di Rete Imprese Italia (Casartigiani, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti) è l’imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, inclusi monitor per il Pc, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza.
Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6.000 euro l’anno.
E così Rete Imprese Italia ha calcolato che quasi 5 milioni di aziende italiane dovranno sborsare 980 milioni di euro.
Chi non paga è soggetto a pesanti sanzioni e a controlli da parte degli organi di vigilanza.

La tv dei tablet (e viceversa)

Non seguo molto la tv ma mi sono accorto che nella nuova stagione televisiva italiana è tutto un fiorire di iPad e tablet: i conduttori abbandonano le vecchie cartelline per fare tap e leggere i copioni sui dispositivi elettronici. Dalla televisione pubblica a quella satellitare il baluardo della rassegna stampa a mezzo touch screen è ormai caduto.

Per chi suona il tablet: il numero di iPad in tv può rappresentare lo specchio di un Paese moderno? Probabilmente no. Però può essere se non altro il segno di un cambiamento di questo media e della sua convergenza.
Non so se la realtà che aveva immaginato Kubrick fosse simile a quella che ci apprestiamo a “tappare” con le nostre dita ma forse ci fornisce la sensazione di avere a portata di mano degli strumenti per costruirla anche nelle piccole cose, nei dettagli. A personalizzare qualsiasi nostra esigenza o a illuderci che basti sfiorare una superficie per renderci felici protagnisti di uno show.

IKEA cambierà il modo di costruire la sua libreria Billy per adattarla agli e-reader ed ai tablet. Se lo spazio e il tempo cambiano, qual è la nuova dimensione della tv?

YouTube live streaming

Da questa settimana e precisamente da oggi YouTube comincia a testare il live streaming grazie agli accordi con alcuni broadcaster che trasmetteranno le trasmissioni in diretta Internet.
Gli U2, la Indian Premier League, l’E3, la Casa Bianca, sono solo alcuni degli eventi che sarà possibile guardare in diretta: i partner avranno bisogno solo di una webcam o di una camera esterna USB/Firewire.

Tutti si chiedono quanto ci metterà YouTube a crollare con questa novità che infatti parte come un esperimento. Livestream e Ustream già tremano?

RAI per una notte

Mentre seguirò Napoli-Juve darò un’occhiata dalle 21 a RAI per una notte seguendo in diretta su Internet la puntata speciale di Annozero condotta da Michele Santoro.
Non lo farò perchè voto sinistra, tutt’altro: anche io come Alessandro Gilioli credo che RAI per una notte qualsiasi ascolti faccia non sarà una vittoria ma un piccolo segnale per tutti quelli che amano la libertà di informazione. Io non spero che sarà una trasmissione contro Berlusconi ma anzi che faccia uscire fuori un bel pluralismo di voci schiette che difficilmente hanno spazio nel duopolio PD-PDL, che sia possibile confrontarsi e concentrarsi solo sui programmi politici.

La RAI si dimentica dei bambini

Rispetto chiunque lavora per il servizio pubblico televisivo, ci mancherebbe. Ci saranno sicuramente professionalità eccelse e da difendere.
Non capisco invece alcune scelte della RAI come l’eliminazione da Ottobre di alcuni programmi televisivi per bambini quali la melevisione, trebisonda, il tg dei ragazzi (quest’ultima l’ho sempre trovata un’idea molto intelligente). Insomma Dodò aveva una pessima voce ma non era così male l’Albero Azzurro.

E’ come se ci fossero bambini di serie A, quelli che possono permettersi il satellite con un’ampia varietà di scelta, ed altri di serie B, quelli che a malapena riescono ad accontentarsi del digitale con mille repliche dei soliti cartoon.
Non è solo un problema economico e di opportunità ma culturale: l’impressione che la tv italiana sia peggiorata negli anni coincide proprio con l’eliminazione di alcune categorie d’interesse trainanti, i libri, il teatro, la musica classica, la pubblicità intelligente, il dibattito costruttivo.
Ci si è voluti complicare inutilmente le cose con reality e format inutilmente innovativi spesso soltanto trash quando bastava continuare a coccolare ed alimentare le passioni di un pubblico variegato.

E la disattenzione nei confronti dei giovani e dei bambini è sintomo di una insensibilità che porta ad un palinsesto incosciente e non eterogeneo: se da una parte infatti allontanerà i più piccoli dalla tv, dall’altra li spingerà verso altri strumenti. Internet, i computer, i media center, le console per videogame, gli smartphone.
Perchè i contenuti ovvero la creatività e le idee dei bambini saranno sempre centrali e vinceranno anche sui bilanci: sarà importante per gli autori adattarsi a device diversi da una passiva e noiosa scatola chiusa.

Lo streaming della discordia: dopo la blog tax, la tassa sulle dirette tv

Il ministro Maroni è stato di parola e, sfruttando il casino dei gruppi di Facebook, mette le mani su Internet regolamentandola come fosse uno spazio di esclusiva proprietà del Governo italiano.
Dopo la tassa sui blog e altri attentati alla libertà di informazione in Rete, Repubblica segnala una nuova geniale proposta del Governo riguardo le dirette televisive su Internet, il live streaming per capirci.
La proposta del provvidimento legge è partita dal Consiglio dei ministri del 17 Dicembre ma sembra non sia ancora arrivata in discussione alla Camera. Segnalo quelli incriminati e che più mi interessano tra le proposte del Consiglio dei Ministri del 17 Dicembre:

interno: al 31 dicembre 2010 il termine per munirsi della licenza del questore per l’apertura dei cosiddetti “internet points”, limitando gli adempimenti a carico dei gestori (proproga della legge Pisanu?)

2007/65 per il coordinamento di disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative sull’esercizio delle attività televisive (co-proponente il Ministro dello sviluppo economico);

Secondo Repubblica il secondo provvedimento riguardo le attività televisive colpirebbe anche Internet oltre che i produttori italiani ed europei e Sky:

All’articolo 21, il decreto dice che il Garante delle Comunicazioni dovrà scrivere un regolamento sui servizi diffusi in “diretta continua su Internet” anche con la tecnica del livestreaming. Poi, sulla base di questo regolamento, il governo autorizzerà i servizi. Sembra di capire che dovranno ricevere una autorizzazione e l’iscrizione a un registro quei siti che vogliono trasmettere eventi, concerti, sport, manifestazioni in diretta via Internet. Vengono equiparati, dunque, a delle vere e proprie tv.

Letta così sembrerebbe una proposta assurda che limiterebbe l’uso di Internet come strumento per trasmettere in diretta sul Web un qualsiasi tipo di evento. Di nuovo l’obbligo di iscrizione al ROC (e dunque relative tasse), di nuovo la richiesta di autorizzazione per migliaia di servizi che attualmente offrono questa possibilità; penso a Ustream o Livestream ma ce ne sono tanti altri come Qik e Justin.tv.
Come racconta il Guardian, l’Italia con questi provvedimenti va in una direzione opposta a quella intrapresa dall’Unione Europea. Dunque non avrebbero neanche senso perchè “as stated by the European parliament, the internet is a free, neutral space. EU member states should protect this principle.” Il problema è che non ci siamo mai sentiti cittadini europei e del mondo ma ancora tanto e troppo legati alle provincie di questa nostra Italia.