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Aquila città fantasma

Credo che nessuno di voi il 6 aprile dell’anno scorso ridesse. Mentre leggo da Riccardo Luna che oggi Wired porta il wi-fi in piazza Duomo all’Aquila, questa foto arriva dalla zona rossa de l’Aquila, la città fantasma che Berlusconi avrebbe dovuto sistemare ricostruendola per portarla all’antico splendore.

Qualcuno con spirito ironico ha scritto l’indicazione “Pompei centro“.

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Televisione di regime

Mentre in Giappone dopo il tragico terremoto si ricostruisce una autostrada in 6 giorni qui in Italia si assumono degli attori per andare a dire delle balle in televisione sul miracolo italiano de l’Aquila. Non è disgustoso?

Via [Il Fatto Quotidiano]

[AGGIORNAMENTO]

– Purtroppo hanno rimosso il video. Per chi lo volesse vedere è qui.

– La signora Marina, la finta Aquilana, si è scusata accampando scuse: “non pensavo di scatenare una cosa del genere”. E questa sotto è stata la risposta di Rita Dalla Chiesa:

Perchè non bisogna dare soldi ad Haiti

Sul blog della Reuters ci sono delle motivazioni per le quali non bisogna donare soldi alla popolazione di Haiti ed in generale nel caso di disastri naturali del genere. Viene anche suggerita una lista di cose da fare e non fare in caso di donazioni.

Sono ragioni plausibili ma non condizioni necessarie e sufficienti a mio avviso per non dare neanche un soldo in queste occasioni:

For one thing, right now there’s very little that can be done with the money. There are myriad bottlenecks and obstacles involved in getting help to the Haitians who need it, but lack of funds is not one of them. For the next few weeks, help will come largely from governments, who are also spending hundreds of millions of dollars and mobilizing thousands of soldiers to the cause. But with the UN alone seeking to raise $550 million, it’s going to be easy to say that all the money donated to date isn’t remotely enough.

The problem is that Haiti, if it wasn’t a failed state before the earthquake, is almost certainly a failed state now — and one of the lessons we’ve learned from trying to rebuild failed states elsewhere in the world is that throwing money at the issue is very likely to backfire.
If you want to be certain that your donation will be well spent, you might be a bit worried that, for instance, Yele is going to be receiving 20% of the proceeds of the telethon.

A proposito, quasi dimenticavo: non per fare gli esaltati ma i social media ed Internet stanno assumendo un bel ruolo nelle difficili comunicazioni di Haiti. O se vuoi anche solo gli SMS

[UPDATE]

– Certo che se pure Clinton e Bush si sono messi insieme per raccogliere fondi…

La matematica è comunista

Avevo detto di dare un’occhiata dopo lo sciopero dell’audience di ieri a quella stupida e strana macchina che è l’auditel: “Porta a porta – L’Aquila riparte” ha fatto 3.219.000 spettatori ovvero il 13,47%, su RAI 3 il film “La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler” (a RAI 3 sono dei geni del male) ha fatto 2.377.000 spettatori ovvero il 9,69%, l’episodio 3 “Sangue in facoltà” della terza stagione inedita della serie poliziesca italiana “L’ispettore Coliandro” è stato seguito da 3.105.000 spettatori cioè l’11,82% mentre la seconda puntata della miniserie italiana “L’onore e il rispetto – Parte seconda” in onda su Canale 5 ha totalizzato 5.770.000 spettatori, il 22,61% e Dirty Dancing lanciato per ricordare Patrick Swayze ha chiuso con 3.183.000 spettatori.

In un modo o nell’altro considerando i numeri della tv vince parzialmente sempre Berlusconi. La realtà che vivono i cittadini, quella senza paillette, è invece ben diversa: leggete la visita di Berlusconi ad Onna e la preparazione del set della RAI che potremmo tranquillamente definire più cinematografico che televisivo. Sempre riguardo i numeri Berlusconi a Porta a Porta fa confusione sui soldi destinati all’Irpinia e quindi anche a quelli per la ricostruzione de l’Aquila stimandoli per 30 miliardi di lire (e poi 60 miliardi di euro) quando la cifra giusta è 30 milioni:

Ovviamente data la pochezza degli interlocutori in studio nessuno è intervenuto a contraddire il premier. Inoltre, secondo Giornalettismo: “a fronte di 200 e più persone che da stasera hanno una casetta (provvisoria) di legno la popolazione assistita, dati al 13 settembre della Protezione civile, è di 36.456 persone, di cui 11 mila ancora in tenda, 15,5 mila in albergo e oltre 9 mila ospiti in case private”.
La matematica è comunista, c’è da esserne certi.