Imparare dal (mio) passato

Ci sono due foto che ho pubblicato sul mio Instagr.am dalle quali ho molto da imparare e che spiegano il mio amore per la tecnologia: la prima è una pagina del quaderno di mio nonno che nel 1932 frequentava la scuola di Telegrafia e Radiocomunicazioni di Palermo prima di partire per far due guerre e occuparsi come militare delle trasmissioni radio.

L’altra è del 1924 ed è quella del mio bisnonno chiuso nella sua piccola ma importante bottega di un paesino della Sicilia dove insegnava e lavorava insieme ai suoi colleghi-bambini strappandoli probabilmente ad una vita grigia.

Forse per pudore prima o poi le toglierò dall’online ma ne vado molto fiero e spero che un giorno sia così anche per loro.

Secondo Agcom la TV vince su Internet e Telecom non sarà più monopolista

Non ho molto tempo per approfondire la relazione annuale dell’Agcom che è stata presentata oggi alla Camera dei Deputati, qui sopra ci sono le slide. Velocemente mi hanno colpito due cose: il dato sulla televisione dove il 90% delle persone la preferisce come fonte di informazione e la scesa della quota di Telecom Italia nel mercato retail dei servizi di telecomunicazione dal 50% al 48,9%. Ci sono altri dati degni di interesse (anche se mi aspettavo di meglio) ma li lascio valutare a voi, magari se ne parlerà domani al Working Capital Napoli.

[UPDATE]
– Stefano ha scritto un commento sulla relazione che molti hanno criticato definendola strumentale.

In Italia non si investe sulla rete fissa e mobile

Per capire la tabella: queste sono le Immobilizzazioni mentre gli OLO sono gli operatori di telecomunicazione alternativi a Telecom Italia

Non è una novità però fa pensare: c’è poco da lamentarsi se poi l’iPad non prende sulla spiaggia.

Ah, dimenticavo: cari politici poi sarà difficile se non impossibile adempiere all’obbligo di rettifica sul proprio blog se si è in mobilità e non c’è Rete.

Via [Dario Denni]

Ma cos’è questa crisi (nelle tlc)?

Terminata l’inutile onda di silenzio si torna a parlare dei problemi italiani. Quasi fossero i saldi di stagione stanno per arrivare i primi grandi sacrifici indispensabili che colpiranno chi in questo periodo non può e non riesce ad inventarsi un nuovo lavoro. Non ci sono solo i lavoratori di Pomigliano.

Tra questi penso ai 3700 licenziamenti di Telecom su 6280 esuberi: fa specie leggere un numero del genere e poi parlare di banda larga, di investimenti nelle reti di nuova generazione, vero?
Un settore strategico come quelle delle telecomunicazioni andrebbe più che difeso incentivato ed invece niente, nessuna proposta sul tavolo se non le solite negoziazioni (necessarie per carità ma non sufficienti) con i sindacati.

Due anni fa per le soluzioni anti crisi il Governo si inventò la social card e l’aumento dell’IVA di Sky. Da allora in poi il vuoto.
Nessun disegno per strutturare il mercato del lavoro in Italia o favorire il merito e le aziende virtuose, assistere e guidare i precari, alimentare la sinergia tra università e lavoro.

Avevo proposto di realizzare un wiki per tutte le aziende che sono in crisi. Se hai ancora voglia l’idea purtroppo è ancora valida.

L’anno del mobile? Destinati a navigare con dolore…

Se vuoi vendere più deodoranti devi andare in Cina” Perchè ci sono più ascelle: così dicono in Inghilterra ha raccontato Carolina Milanesi di Gartner in uno speech di qualche tempo fa mostrando le possibilità del mobile advertising, la pubblicità via cellulare e smartphone.

In Usa gli acquisti via mobile nel 2010 sono raddoppiati e tutti vogliono diventare leader del mobile search: insomma l’innovazione nel settore delle reti mobile cambierà anche il modo di usare i PC.

Parafrasando la frase di inizio post: “Se vuoi vendere più internet key devi andare in Italia“. E’ ciò che sta accadendo da più di 1 anno a questa parte: le connessioni internet mobile sono raddoppiate e crescono contrariamente alla velocità di connessione che gli operatori attualmente garantiscono.
Ne parla Alessandro Longo nell’articolo “E tu navigherai con dolore“: la velocità media reale delle connessioni è di 1,1 Mbps (Megabit per secondo). La più veloce, Vodafone, è sui 2 Mbps, seguita da Tim attorno a 1,95 e da Wind a 1,5.

Non è anche questo un digital divide? A quanto pare quindi il quadro non è confortante, gli operatori spendono poco per la qualità della Rete, fanno quel che possono: se hai una chiavetta e vuoi navigare velocemente devi essere uno dei pochi nella tua zona, altrimenti la rete collassa molto facilmente.
E la politica italiana, come ha già dimostrato diverse volte il ministro Romani che non ha intenzione di liberare le frequenze a favore del broadband, va nella direzione opposta: quella della televisione.

Parlare di iPad, applicazioni web e via mobile in Italia dunque sembra ancora futuristico.

Suicidi in France Telecom: ed a Telecom Italia?

Odio quando di una azienda si parla di “ristrutturazione” oppure di “dimissioni volontarie”. La verità è che i posti di lavoro vengono tagliati, senza se e senza ma. Sono inquietanti i suicidi commessi dai lavoratori di France Telecom negli ultimi tempi a seguito proprio di una perdita della forza lavoro e, quanto pare, di nuove posizioni dequalificanti, un mobbing più raffinato. Non conosco il piano industriale di Telecom Italia, i loro non-investimenti sull’infrastruttura e la ricerca, quale sia la visione dell’azienda riguardo le telecomunicazioni ed il futuro: progetti come A voi comunicare oppure Working Capital possono essere positivi purchè non rimangono esperimenti di comunicazione che debbano solo dare l’immagine di un’azienda al passo con i tempi.

Il titolo del post è ovviamente provocatorio, la speranza è che nei prossimi anni nessuno perda il proprio posto di lavoro o per lo meno che venga riqualificato in mansioni se non superiori, uguali: temo che Telecom e le altre telco abbiano sempre più difficoltà nel fare manutenzione sulla Rete, che con le nuove tecnologie (WiMAX, FTH) ci sia un crescente e serio pericolo per i lavoratori. Dove sbaglio, sono un visionario?

[UPDATE]

– A proposito dei 23 suicidi in France Telecom anche il ministro per il lavoro francese vuole vederci chiaro.