10 Trend della Tecnologia da considerare nel 2014

C’è una presentazione molto interessante di WEBBMEDIA GROUP presentata alla Online News Association conference che racconta 10 trend nel campo Tech che osserveremo già nel 2014 cambiando il mondo dell’editoria ma non solo.

Ad ogni modo mai confondere l’evoluzione delle nuove tecnologie con il lancio di una nuova app come fanno molti giornali e blog italiani.
Le slide portano degli esempi molto interessanti che ho provato ad arricchire, è il mio post di fine-inizio anno.

  • Anticipatory Computing

    I motori di ricerca non risponderanno solo alle domande che fai ma andranno ontre. L’obiettivo è prevedere quello che farà l’utente 10 secondi dopo la search query. Remarketing e retargeting saranno più precisi e sono già acqua passata: la Predictive Search è un orizzonte molto vicino, d’altronde c’è un plugin per WordPress di WooCommerce dedicato a questo aspetto.
    Nell’editoria invece i giornalisti potranno usare applicazioni come MindMeld per aggiungere contenuti contestuali all’intervista che stanno facendo con luogi, fatti, entità, una sorta di fact-checking al volo.

  • Smart Virtual Personal Assistants (SVPAs)

    E’ un mercato che è cresciuto di 400 milioni di dollari negli scorsi 12 mesi. Il web semantico si sta facendo strada solo ora su Google, la ricerca personalizzata diventa privata e aiuterà gli assistenti virtuali a facilitarci nella vita quotidiana: organizzare meeting, gestire calendario, email e contatti, ricevere informazioni sul meteo o sulle news che siano utili durante la giornata. Immagine quante opportunità di business possono esserci se un giornale diventa un assistente (il termine “assistere” calato nel mondo del giornalismo è in effetti bruttissimo) virtuale.

    Esempi di applicazioni sono: Donna, Osito, Tempo e Cue/Greplin (quest’ultima comprata da Apple ha un algoritmo che è predittivo proprio come quello al quale Google sta lavorando).

  • Personalized Video

    Il consumo di video online è aumentato così come i guadagni ma c’è troppa confusione, ci sono interi siti che riprendono e aggregano dalle fonti originarie vecchi filmati “virali” e li ripropongono come novità ottenendo molto traffico dai social.
    Ci sono poi troppi filmati, abbiamo bisogno di tecnologie che aiutino a decidere cosa guardare e cosa tralasciare considerando che il nostro tempo resta si assottiglia. Non tutti vogliono guardare le stesse cose, la piattaforma che sarà in grado di differenziarsi e dare servizi in funzione della sua nicchia di pubblico vincerà il settore infotainment.

    Gui.de ad esempio è una specie di RSS reader ma nel formato video, usa le tue fonti sui social per creare dei filmati personalizzati. Treehouse invece espande lo storytelling, ha fatto il botto realizzando un video per Bob Dylan: permette di realizzare video interattivi con un sistema per interagire con le conversazioni. Infine c’è Iris.TV, si ispira a Netflix ma fornisce un video stream personalizzato che dovrebbe assicurare ai publisher un aumento delle visite e delle revenue.

    Poichè alla fine tra i medium più forti c’è sempre l’Email, non è detto che lo stream dei video che ci interessino non finisca per passare da lì…

  • MOOCs (Massive Open Online Courses)

    Alzi la mano chi non è ancora mai andato su Coursera e non ha fatto un MOOCs di una Università americana, io ora sto frequentando quello di Social Network Analysis dell’University of Michigan.
    Immaginate che questi corsi si aprano a delle partnership per sviluppare contenuti nuovi e d’attualità con diversi formati: non solo How-To ma anche uno stravolgimento della Newsroom classica con un bigino sulle breaking news, filmati da 1 minuto che spiegano un argomento, notizie testuali curate da uno staff esperto, quiz interattivi adatti al mobile.

    scalable

    Si va quindi da video di 2 minuti su come fare una composizione floreale a 9 cose della Syria che non conosciamo con fatti precisa e una modalità che insegna, a blocchi, un argomento in maniera più efficiente. E’ così che sono nate delle vere e proprie “corporate university” come The Muse e quelle di GM e Disney.

  • La lotta tra queste piattaforme a colpi di growth hacking è durissima e la racconterò nel prossimo anno con i protagonisti diretti.

  • Comments

    I commenti online, soprattutto quelli ai giornali, sono spesso fuori logo, irrilevanti, con conversazioni inutili. Ho seguito il recente dibattito sui commenti ai giornali che si è sviluppato con i contributi di Francesco Costa e Andrea Girolami.

    Si tratta di reinventarli, se sì, come? Bisogna evidenziare quelli più affascinanti e importanti, online ci sono alcuni esempi come l’account @MagicRecs che consiglia chi seguire (però chiudere commenti all’interno di un gruppo ristretto e simile può però portare alla mancanza della serendipity ed alla preoccupante filter bubble).

    Le annotations di Quartz ed i commenti su Medium sono un modo per stimolare le conversazioni ed i commenti in maniera produttiva provando ad aumentarne la qualità stimolando nuovi contenuti.

  • Platform vs Publisher

    Non puoi fare bene entrambe le cose, o fai Amazon oppure Forbes. Prima fai content marketing grazie ai Newsmaker che hai assoldato e solo dopo fai scaricare materiale alla tua community (ammesso tu l’abbia costruita), alla fanbase.
    Web Media offre due formule interessanti e moderne nella slide numero 84 mettendo in evidenza come sia importante la curation dei contenuti (sei sicuro che basti un tool?) e l’engagement degli stessi.

    Per tirare le somme è davvero necessario misurare 73 metriche?

    formula

  • Screenless Computing

    Non solo Leap Motion, Google Glass e Atheer One (con applicazioni come Wearably che trasforma ogni feed RSS in una app e JewGlass oppure la possibilità di pagare “con gli occhi”) e Space Glass ma anche Wearable device come orologi, bracciali, grazie al diffondersi di tecnologie come il BLE.
    Nel 2014 cominceremo a usare computer che non hanno uno schermo, chi farà le gesture interface migliori con un innovativo approccio nuovo alle informazioni, aprirà il mercato.

    Se ci pensi 10-15 frame su Google Glass sono troppi per leggere le news. Le storie, senza uno schermo ed un pezzo di carta, dovranno essere re-inventate totalmente. Uno spunto? Ciò che fanno applicazioni come le traduzioni istantanee di Docomo.
    I lettori e gli editori invece diano un’occhiata a Cir.ca che è perfetta in un contesto pieno di device che s’indossano.

    La criticità? Tecnologica, manca uno standard e seppure tra BLE, NFC, GPS, wi-fi, LTE l’efficienza sia in aumento, l’autonomia delle batterie soffrirà. Certo che se i device saranno in grado di ricaricarsi facilmente ed a buon prezzo con il movimento ed il sole…

  • Data

    Dal 2014 i Big Data cominceranno ad entrerare concretamente nel mainstream, i dataset saranno trattati e usati non soltanto dai data journalist (questo trend già accade ora) ma ci saranno piattaforme come Enigma utili a consultare e cercare i public data.
    La PA comincerà a mettere finalmente insieme tutte le banche dati ed offrire le API affinchè sviluppatori creino servizi: un esempio è ciò che ha fatto John Keefe che ha fornito informazioni sulle posizioni degli autobus nella città di New York.

    Per capire a cosa possono servirci, Data News mostra le potenzialità degli open data.

  • Drones

    I droni non ci dicono solo informazioni geografiche ma anche cambiamenti ambientali e antropologici che avvengono intorno a noi. Non si tratta dunque solo di elicotterini che fanno riprese fantastiche o gingilli da usare per fare gli scherzi ad Halloween ma una realtà che avrà applicazioni utili, ancora da regolamentare nei vari Peasi.

    Dall’uso del real-time image recognition all’interazione dei robot con l’ambiente e gli umani, le applicazioni sono tantissime. Per il giornalismo è nato addirittura il Drone Journalism Lab alla University of Nebraska.

    Diminuirà il peso dei droni, dagli attuali 24 chilogrammi si passerà a 1,5 kg, lo zaino-drone è dietro l’angolo.

  • Hardware

    Stiamo entrando nel vivo di quella che molti chiamano Hardware Revolution. Dal 2014 l’era dei makers ci travolgerà o forse saremo noi a farci contagiare.
    Visto il successo di Maker Faire Rome e l’apertura di molti FabLab in Italia, tra stampanti 3D, nuove frese e materiali, sensori e nuovi Arduino e RuspBerryPi, assisteremo ad una cultura che contaminerà molti settori sviluppando in molti un senso di ricerca più diffuso. E progettare oggetti in grado di essere riparati, in parte sostituiti o migliorati.

    Un tweet che accende una lampada, magari di rosso, può servire alle Newsroom come alert (ma fa già parte del passato) mentre invece chi consuma contenuti potrà interagire producendo creazioni attraverso un 3Doodler, ad esempio. Oppure ci saranno altri progetti come Cicadas che cerca di tracciare e predire l’arrivo delle cicale con dei sensori.

Ho escluso dalla lista l’Internet of Things perchè insieme alle Smart City è un trend che dovrebbe essere considerato come già consolidato.
Nel 2014 forse cominceremo a capire quale piega prenderanno tutte queste tecnologie. Tu su quale scommetteresti?

La Tecnologia logora chi non sa che farsene

Non è Google a renderci stupidi ma è l’uso sbagliato della tecnologia che facciamo a farci diventare (e sentire) stupidi. E ci sono cinque miti sul fatto che la tecnologia possa farci male, una domanda che ci poniamo con sempre più frequenza.

Non tutti nella vita devono essere e fare gli sviluppatori ed i programmatori ma avere delle buone conoscenze di base di certo semplifica e migliora la vita. A quanti di voi è stata utile prendere l’ECDL, la patente europea per computer, per trovare lavoro (l’equivoco che inserire nel CV un certificato del genere fosse essenziale è durato tanto) o capire meglio alcuni concetti e usare le tecnologie nel modo migliore?

Ci vuole alfabetizzazione informatica, ci vogliono corsi di divulgazione base e poi avanzati sul digitale che siano in grado di coprire le lacune della scuola e dell’università, di quel sistema istruzione che spesso non insegna metodi, strumenti e how/to (ora va tanto di moda la parola “maker“) utilissimi nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana.

Ci siamo illusi che basti un click messo al posto giusto per utilizzare al meglio i computer, per dominarli e avviare rivoluzioni, che il nozionismo fosse necessario (quando Steve Jobs aveva 18 anni la Rete non esisteva). Forse dobbiamo fare un passo indietro imparando a condividere e insegnare in concreto il sapere più che a raccontarlo soltanto (più geek meno blogger tecnici) perchè Internet è qualcosa di più che una enciclopedia.

Se fosse esistita solo Wikipedia probabilmente non avremmo avuto molte idee e servizi innovativi, Google tra tutti.

La tecnologia può farci male? Cinque miti sul trionfo della scienza

 

Questo post è scritto da Paolo Calabrò, un lettore del mio blog di lungo corso che riprende alcune considerazioni fatte lo scorso 14 maggio presso la Libreria Feltrinelli di Caserta dove ha presentato il suo libro su Raimon Panikkar dal titolo: Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (ed. Diabasis, 2011).

Comincerei proprio dal titolo: la tecnologia può farci male? A tutta prima verrebbe da rispondere di sì: chiunque di noi abbia a che fare quotidianamente con un minimo di oggetti tecnologici ne conosce bene limiti e conseguenze. Chi utilizza un telefono cellulare sa bene che oltre la comodità c’è il rovescio della medaglia: l’obbligo di averlo sempre con sé (non si provi a negarlo: chiunque lasciasse il telefono a casa, anche solo per sbaglio, verrebbe certo tacciato di “essersi reso irreperibile“). Del resto, lo stesso telefonino – dalle sembianze innocue – ha a che fare con grandi quantità di onde elettromagnetiche e lo portiamo spesso a contatto con la nostra testa: studi recenti stanno approfondendo il sospetto che ciò possa essere pericoloso per il cervello e consigliano giustamente per precauzione di tenerlo lontano dalla portata dei bambini. Per non parlare delle catastrofi tecnologiche planetarie degli ultimi anni – quella petrolifera nel Golfo del Messico che ha indoviduato precise responsabilità della BP nonché quella nucleare in Giappone che coinvolge la TEPCO – oggi per così dire ammantate del fregio di “incidenti legati all’errore umano”, quasi come se la tecnologia non ne fosse intrinsecamente responsabile, o meglio, come se il fattore umano non fosse intrinseco alla tecnologia.

Ma non vorrei parlare di questo, bensì di un altro aspetto, più generale, della questione: quale danno provoca la tecnologia all’uomo, al di là di ogni danno materiale, di ogni incidente? La tecnologia – per il solo fatto di esistere nel mondo umano – ci rende forse migliori o peggiori? C’è qualcosa da cui dovremmo stare in guardia?  Continue reading “La tecnologia può farci male? Cinque miti sul trionfo della scienza”

Due liste per i prossimi anni

La prima arriva dal Guardian e riguarda 25 previsioni per i prossimi 25 anni: dalla geopolitica, all’economia, all’energia, in molti settori chiave vengono lanciate delle cose che potrebbero accadere.

Affascinante e anche inquietante quella sulle neuroscienze: ‘We’ll be able to plug information streams directly into the cortex‘. Compresa la pubblicità?

L’altra lista riguarda sette tecnologie per il 2011 che avranno successo. Il trionfo del live streaming rispetto a Google TV, l’esplosione del social graph e di Quora, l’allargamento di applicazioni come Instagram, PicPlz e Path, i pagamenti via mobile con Zetawire, applicazioni che fanno Context awareness, un database aperto riguardo i luoghi e la geolocalizzazione per non creare doppioni inutili, lo streaming via cloud dove le persone diventano un media trasmettendo i propri contenuti (e se fanno più di 100 mila euro in Italia diventano un servizio media).

Facebook esisteva già nel 2004 e si chiamava CU Community

Un interessante articolo di Slate fa riflettere: nel 2003 Adam Goldberg aveva realizzato la SEASCommunity poi rilanciato nel 2004 con il nome di CU Community per la Columbia University, un social network simile a Facebook perchè partito anch’esso dall’università.
Ci si chiede perchè non abbia avuto lo stesso successo nonostante avesse fin dall’inizio molte funzioni avanzate come la gestione delle immagini e un sistema di blogging interno.

Che cos’è l’innovazione e da dove arriva? Come comprendere quale delle simultaneous invention è quella vincente, come risconoscerla e tirarla fuori dalla moltitudine di idee e oggetti geniali sparsi per il mondo? E quindi in quali progetti mettere i soldi per la ricerca e lo sviluppo?

Zuckerberg e Goldberg probabilmente rappresentano una differenza sostanziale nel modo di innovare, fare e pensare la tecnologia. A dire qual è quello corretto non sarà il mercato ma il futuro.

Nuove collaborazioni: Excite Italia e Tekneco

Settembre è mese di novità, sia per questo blog che personali. Con oggi infatti partono due nuove collaborazioni: la prima è con Excite Italia, la seconda con Tekneco.

Partiamo dalla seconda. Ho già parlato qualche tempo fa di Tekneco, testata dedicata ai temi dell’ecosostenibilità diretta dal buon Alessandro Longo. Ho sempre avuto interesse per questi temi dunque ho accettato con piacere l’invito di Alessandro che ha voluto che collaborarssi al progetto proponendo news e focus di approfondimento.
Sto cominciando a studiare queste tematiche e devo ammettere che ci sono tante novità e tanti sviluppi interessanti, c’è davvero tanto da imparare.

Ho già parlato dei “green port” che verranno progettati in Sardegna mentre oggi c’è già un mio primo articolo in homepage dove parlo dell’energia eolica. Critiche e suggerimenti sono ben accetti, il feed da aggiungere è: http://feeds.feedburner.com/Tekneco

L’altra novità è che da oggi collaboro con Excite Italia in qualità di autore: il mio compito sarà quello di curare i contenuti del canale Web 2.0. La linea editoriale è precisa: per ora leggerai articoli generalisti dedicati ad un pubblico molto vario ma in futuro ci saranno anche approfondimenti, interviste. Ad Ottobre, Excite Italia subirà un restyling generale che gli permetterà di avere nuova grafica e grandi potenzialità.

Probabilmente va vista in questa ottica la recente chiusura di alcuni servizi (come quello dei blog) che non erano più utilizzati dagli utenti ossia concentrare sforzi e sviluppi in alcuni settori precisi. Excite è stata acquistata nel 2007 da GoAdv, azienda che ha sedi a Roma, Dublino e Manila e che lavora in tutta Europa: proprio dalla sede di Roma vengono gestite tutte le versioni gemelle di Excite, Francia, UK, Germania, Spagna e Olanda.

Feedback e commenti sono benvenuti, vi aspetto sul canale Web 2.0 Excite. In questo caso il feed da sottoscrivere è: http://rss.feedsportal.com/c/625/f/8189/index.rss

E’ arrivato un bastimento carico di libri per l’estate

libri hoepli

Ecco la scatola che mi è arrivata ieri: vi assicuro che quando l’ho presa dal corriere ho fatto fatica a salirla su, era pesantissima. Si tratta di una serie di libri che non sono proprio per l’estate (gli argomenti sono la tecnologia e il web) ma chissà quando riuscirò a leggerli e consultarli tutti.

Ringrazio Hoepli e Daniela Grazi per la grande disponibilità (non è la prima volta). La lista infatti contiene 15 libri ed ha un valore culturale oltre che commerciale abbastanza alto:

hoepli tecnologia web libri facebook programmazione

Ci sono molti titoli interessanti alcuni anche di amici e blogger che leggo:

– Costruire un blog con WordPress di Tiziano Fogliata
– Fare business con Facebook, comunicare e promuovere con il social networking di Luca Conti
– Comunicare con Twitter, creare relazioni, informarsi, lavorare di Luca Conti
– Personal branding online, lavorare e guadagnare con blog e web 2.0 di Luigi Centenaro, Tommaso Sorchiotti
– Web Analytics: il segreto di un progetto di successo su Web di Semoli A.
– Email marketing, staregie e tecniche efficaci per fare business di Gorni N.
– Guida ai CSS 101 trucchi, segreti e soluzioni
– Ajax Guida per lo sviluppatore
– Drupal 6 Costruire applicazioni web 2.0
– Programmare con Ruby di Baird K.C.
– Manuale di montaggio video di Cassani D.
– PHP 6 Guida per lo sviluppatore di Thompson E.
– Facebook Reloaded di Federico Guerrini
– Adobe Photoshop CS4 Grande guida per il professionista
– Photoshop CS4 Guida per il professionista

Cercherò di leggerli tutti nel più breve tempo possibile pubblicando brevi recensioni dei libri e raggruppandoli per argomento. Mi piacerebbe anche farli girare tra gli amici (no contest!) ma vedrò che posso fare: spero in futuro di cominciare a ricevere anche ebook e libri in formato digitale.

Intanto puoi consigliare dei libri nei commenti e dirmi se questi li hai già letti.