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NoBill: delazione fiscale in salsa social

E’ possibile combattere l’evasione fiscale dell’Italia attraverso un meccanismo di delazione “2.0”? E’ ciò che pensano di fare i ragazzi di NoBill con una mappa dove chiunque può segnalare, anche attraverso app per mobile, la mancata emissione di una ricevuta fiscale. Seppure io creda che basti PRETENDERE da chiunque ricevuta o fattura, ho chiesto agli autori di NoBill più di 1 mese fa di spiegarmi come mai hanno avuto questa idea.

Darios: Mi spiegate cos’è NoBill?

NoBill: Nel momento in cui un commerciante non rilasci lo scontrino, il cittadino che avrà scaricato l’applicazione NoBill potrà segnalare il nome dell’esercizio evasore, l’importo e una nota personale.
I nomi delle attività segnalate sono pubblicati sul sito in maniera georeferenziata sulla base delle coordinate satellitari da cui è partita la segnalazione. Tutte le segnalazioni effettuate sono inoltre anonime, mantenendo cosi l’identità dei Vigilantes segreta.

Il progetto è un esperimento frutto di un continuo disappunto nei confronti di un paese in cui la furbizia è considerata virtù, l’evasione è dilagante e i canali ufficiali sembrano essere lontani da una risoluzione del problema.

Darios: E se qualcuno s’inventa una mancata ricevuta ma in realtà vuole danneggiare un concorrente?

NoBill: L’idea si basa su una strategia simile a quella adottata da siti come Trip Advisor, dove la veridicità della singola segnalazione/review non può essere sempre garantita, ma sui grandi numeri i falsi appaiono con una minima incidenza (faremo, ad ogni modo, del nostro meglio per rimuovere le segnalazioni palesemente fasulle).

Darios: Gli utenti che segnalano non sono poi così anonimi così come i luoghi commerciali. Non sono a rischio denuncia? E voi invece chi siete?

NoBill: Stiamo tenendo l’anonimato come strumento di tutela, essendo l’esperimento abbastanza controverso per ovvie ragioni. Dietro le maschere vi sono due ingegneri sardi trentenni che hanno trascorso gli ultimi sei anni lavorando all’estero in vari paesi prima di tornare in Italia e scontrarsi con una realtà per certi versi dimenticata.
NoBill nasce quindi come esperimento e contributo personale al cambiamento in un paese dove in molti strillano e in pochi fanno qualcosa.
Per realizzare il sito e le applicazioni per Android e iPhone abbiamo impiegato le notti fonde dopo il lavoro, dal momento in cui l’ennesima mancata ricevuta (accompagnata dall’ennesima birra) fece scattare l’idea.
Alla fine anche noi ci consideriamo dei semplici Vigilantes, come chiunque altro possa aggiungere segnalazioni sul sito.

Darios: Ricordo che qualcuno aveva già ideato servizi del genere ma non hanno mai avuto un seguito. Come mai secondo voi?

NoBill: Abbiamo esaminato attentamente sia tassa.li che evasori.info (a dirla tutta scovati una volta che NoBill era completato) e non reputiamo nessuno di loro valido per lo scopo che ci prefiggiamo. La nostra idea originale, e punto di forza, era creare un servizio scomodo, capace di esporre pubblicamente nomi e cognomi (o perlomeno nomi di esercizi commerciali) di coloro che evadono, cosi che questo possa fungere da deterrente per l’evasione e non solo come evenienza statistica: “oh guarda, in questa città si evade molto nei bar”. Segnalazioni come quelle su tassa.li ed evasori.info lasciano inoltre il tempo che trovano essendo facilmente falsificabili (essendo generiche è semplice inventarle per coprire la cartina in modo uniforme).
Ci interessava inoltre rendere le persone partecipi della segnalazione dando loro la possibilità di condividere delle note, aggiungendo dettagli e quindi una connotazione “social” al sito.

Rispetto agli altri servizi menzionati inoltre NoBill non permette la segnalazione via web, per scelta. Lo scopo è quello di scoraggiare un utilizzo improprio per diffamazione, rendendo requisito fondamentale che le coordinate della segnalazione corrispondano con quelle dell’esercizio commerciale (segnalazioni troppo lontane dall’esercizio sono considerate dubbie e candidate alla rimozione).

Da qualche giorno ho visto che riguardo quest’ultimo punto qualcosa è cambiato perchè è possibile segnalare anche via Web. Lo chiedo qui pubblicamente dal mio blog: come mai avete cambiato idea?

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L’equo compenso immortale ora diventa tassa su Pc e cellulari

L’ordine su Internet si crea naturalmente, non è possibile imporlo“. E’ una frase che ha detto Nicholas Negroponte l’altra sera in tv e che va contro la politica del Governo di indossare i panni dello sceriffo tra un sito web ed un altro. Così che il Web diventi una grande scatola televisiva dove spegnere siti dall’alto con un grande telecomando.

Non ci può essere troppo commercio, troppo business. Il 50% delle persone al mondo guadagnerà direttamente ed indirettamente da Internet.” diceva ancora Negroponte.
Anche qui c’è un’altra proposta, quella del ministro Bondi, che va nettamente controcorrente: estendere con questo decreto (file .PDF) l’equo compenso che già viene versata alla SIAE (o ai fonografici) per i supporti magnetici (cd, dvd, masterizzatori) a tutti i dispositivi che hanno memoria. Dunque PC, cellulari, hard disk, qualsiasi sistema di storage con il quale è possibile fare una copia privata. Ne parla Repubblica proprio oggi, qualcuno ha già fatto i conti per calcolare l’aumento dei prodotti.

E’ buffo, siamo nel 2010 ma sembra di essere tornati al 2000. Già nel 2005 si parlava di ribassi per CD e DVD in modo da favorire l’industria discografica. L’Europa è sempre stata molto attenta al copyright senza creare grossi terremoti con nuove leggi tanto è vero che l’equo compenso è ancora rimasto appannaggio dei singoli stati.
Nel 2007 c’era una proposta che mirava a “superare la questione dell’equo compenso con l’idea di stornare alla SIAE una parte dell’IVA che oggi grava fortemente sulle vendite delle opere originali”, scrivevo in un vecchio post.

Non è successo nulla di tutto ciò anzi ora si colpiscono altri beni tecnologici sempre più diffusi nelle nostre case. Questa nuova probabile tassa non dovrebbe riguardare i dispositivi che già si possiedono ma solo i nuovi acquisti fatti in Italia. Un bel modo per favorire l’economia ma solo quella d’importazione. I prodotti comprati all’estero infatti non dovrebbero essere colpiti dall’equo compenso.

[UPDATE]

– Ovviamente ci siamo sbagliati. La SIAE dice che l’equo compenso non è una tassa. Troppo comodo vederla così.

Buon anno famiglie italiane!

Non per intossicarci l’inizio del 2010 (che comincia già con una brutta notizia) ma lo segnalo invitandovi all’ottimismo ed all’ironia, perchè solo partendo così s’affronta meglio il nuovo anno:

L’anno nuovo porterà un vero e proprio salasso per gli italiani. Secondo un’indagine di Federconsumatori-Adusbef, si tradurrà in un esborso di 596 euro a famiglia.

In particolare, spiegano le due associazioni dei consumatori, ogni famiglia pagherà 130 euro in più (+15%) per le Rc Auto; 65 euro in più per le tariffe aeroportuali (pari a 3 euro a biglietto); 55 euro in più per ogni ricorso al giudice di pace per multa; 28 euro in più per la bolletta della luce; 18 euro in più per l’acqua; 65 euro in più per prendere un treno; 35 euro in più per la Tarsu; 30 euro in più per i servizi bancari; 80 euro in più per le rate dei mutui e 90 euro in più per i carburanti. Il totale è, appunto, 596 euro di cui 120 «di nuovi balzelli».

Via [l'Unità.it]

What’s lotta agli evasori?

E’ record nei primi nove mesi del 2009 per i reati fiscali. A fine settembre la Guardia di finanza aveva gia’ denunciato 8.500 contribuenti, il 28% in piu’ rispetto allo stesso periodo del 2008. E’ quanto si legge sul Sole 24 ore, secondo cui la conferma della tendenza arriva anche dagli uffici giudiziari: la sezione Gip del tribunale di Roma, ad esempio, ha quasi raggiunto i livelli dell’intero 2008 quanto a nuovi procedimenti.

Via [Rainews 24]