Facebook sta morendo: è pronto Diaspora, l’anti Facebook

E se Facebook facesse la fine di MySpace o ancora peggio AOL? Baekdal scrive in un post che Facebook sta morendo spiegandone alcuni motivi tra i quali l’alto numero di utenti, il tipo di caratteristiche e la rigidità delle cose che puoi fare, la privacy che metterà sempre più a dura prova la fiducia in Facebook.

E dalle pagine di ReadWriteWeb spunta Diaspora, un social network open source al quale stanno lavorando quattro giovani ragazzi che si propone come un’alternativa aperta e libera rispetto a Facebook.

Dalle pettinature sembra che già qualcuno di loro giochi a fare il Jack Dorsey del futuro ma chissà che tra qualche anno non ci si sposterà tutti su Diaspora. Forse è questo il destino dei social network: nascere e poi un po’ morire lentamente non appena c’è una nuova stalla. Gli utenti sono una mandria di pecoroni? Quanto, come e se questa transumanza avverrà sarà autonomamente?

[UPDATE]

– Anche il New York Times parla di Diaspora.

Dieci motivi per cancellare il profilo di Facebook

Dopo i recenti cambiamenti di Facebook mi viene da riprendere un vecchio slogan pubblicitario: se lo conosci veramente, lo eviti. Dal punto di vista tecnico sta cambiando la percezione del web che si sta trasformando in weblike anche grazie a Facebook.

Ci sono tanti amici, quelli che sono distratti oppure poco geek, che si sono iscritti a Facebook e non conoscono nulla riguardo i loro diritti, i termini di servizio che accettano, la privacy. E questo riguarda anche le altre reti sociali: Facebook è solo diventato il social network per eccellenza e quindi racchiude pregi e difetti, storie positive o negative.

Grazie a Facebook si è arrivati ad arrestare e catturare dei ladri. Ovviamente ai media piacciono soprattutto le storie torbide ed eclatanti. Le cito in breve: diffama la ragazza su Facebook e viene condannato ad una multa di 15 mila euro, omicidi di gelosia tra ex partner a causa di foto su Facebook, aumento della sifilide a causa di Facebook, rapina e botte per un’amicizia accettata su Facebook.

Paura ed angoscia 2.0? Non è certo per questi esempi che dovresti voler cancellare un profilo di Facebook. I motivi sono ben altri e vengono descritti nel post Top Ten Reasons You Should Quit Facebook. Facebook non è un sistema sufficientemente sicuro (ma questo vale un po’ tutto) per affidargli molto di te, la tua privacy è sempre più minata non solo perchè vengono condivisi più dati e con applicazioni diverse ma perchè è difficile cancellarli completamente quando vuoi eliminare l’account di Facebook. Insomma non resta che non usare per niente Facebook, non inviare foto, nessun messagio di posta.

[UPDATE]

– Cory Doctorow su Boingboing segnala il film “Choose Privacy”:

Choose Privacy Week Video from 20K Films on Vimeo.

XAuth: collegarsi a qualsiasi social network e sito come Facebook Connect

XAuth è stato lanciato ieri da Google, Yahoo, MySpace, Meebo ed altri per autenticarsi in qualsiasi social network con lo stesso account: per capirci è una specie di Facebook Connect o OpenID per le reti sociali.

La cosa strana è che collegandosi al sito sembra attivo sia utilizzando Google Chrome che Mozilla Firefox:

xauthchrome

A prima vista sembra più una soluzione commerciale per contrastare l’avanzata di Facebook e Twitter che la soluzione dei troppi account degli utenti che però si ritrovano sempre più solo su Facebook: trovo pericoloso che le aziende, sotto il rigoroso mantello di protettore assoluto della privacy, comincino a proporre tecnologie per “limitare” e regolare l’accesso degli utenti sui loro social network preferiti. Se così fosse sarebbe minacciata e minata la stessa neutralità della Rete della quale si parla sempre meno.

Non è che Google ha paura dell’avanzata di Facebook insieme agli altri concorrenti e provi qualsiasi strada per arrestarlo?

Via [ReadWriteWeb]

Trash politique 2.0

L’avevo promesso: d’ora in poi tutta l’immondizia politica che si snoda attraverso i social network e che viene abbandonata il giorno dopo il risultato elettorale prenderà questo nome. Come segnala laDemocrazia la maggior parte dei candidati è scomparsa da Twitter mentre anche su Facebook non è andata diversamente tra pagine fan e profili.

Insomma la Rete viene ancora vista dai candidati come puro strumento di informazione e propoganda, un po’ come sta accadendo con la strategia di Berlusconi su Facebook.
La colpa di questo atteggiamento è sia delle agenzie di comunicazione che curano le campagne elettorali (d’altronde finiti i soldi del mese elettorale poco possono fare) che dei politici i quali troppo spesso demandano e non comprendono l’utilità di Internet come luogo di dialogo, discussione ed opportunità, certi di poter convincere facilmente chi abita la Rete. Possibile non sappiano che il cittadino digitale è tra i più critici ed esigenti?

Se vuoi segnalare un esempio di “trash politique 2.0″ segno dell’incuria e dell’abbandono digitale da parte di un politico puoi inviarmi una email a: trashpolitique@dariosalvelli.com

Social Media bubble

Mi tocca citare di nuovo Umair Haque che parla di bolla dei social media con una interessante ipotesi che in sostanza si basa sulla scarsa qualità con la quale ci colleghiamo agli altri sui social network:

Today, “social” media is trading in low-quality connections — linkages that are unlikely to yield meaningful, lasting relationships.
The social isn’t about beauty contests and popularity contests. They’re a distortion, a caricature of the real thing. It’s about trust, connection, and community. That’s what there’s too little of in today’s mediascape, despite all the hoopla surrounding social tools. The promise of the Internet wasn’t merely to inflate relationships, without adding depth, resonance, and meaning. It was to fundamentally rewire people, communities, civil society, business, and the state — through thicker, stronger, more meaningful relationships

Quanto vale vendere i dati degli utenti?

MySpace è da tempo alla frutta ed ora ha cominciato a vendere alcuni dati dei suoi utenti: enormi database di informazioni personali vengono dati in pasto ad un qualsiasi acquirente. Non è proprio così ma poco ci manca.
Quanto vale il tuo CAP, la tua data di nascita ed il sesso (per non parlare dell’orientamento), la playlist musicale, la lista dei tuoi amici? E se anche Facebook vendesse tutti i tuoi dati?

Twitter non è un social network

Su 19 milioni di messaggi analizzati, solo il 21% degli utenti di Twitter è attivo e molti di questi vengono considerati “influencers”, cioè persone note online oppure offline. Il 79% di questi account invece ha pubblicato meno di 10 tweet.
Pigrizia? Disinteresse? Forse è più comodo utilizzare la voce come sta accadendo con Bubbly in India?

La verità è che Twitter non è nato come rete sociale ma quale sistema di messaggistica e secondo me tale è rimasto: se Facebook è un mega elenco internetfonico, Twitter è la segreteria alla quale puoi lasciare un messaggio pubblico o privato, dove puoi trovare subito cosa stanno facendo i tuoi amici, a volte anche dove sono e cosa pensano in quel momento.
La caratteristica maggiore di Twitter, quella che l’ha fatto diffondere, è una limitata interazione tra gli utenti, ci si scambia link e si condivide più informazioni che idee.