Tag Archives: social network

Twitter racconta la nostra vita (e quella nello spazio)

Se YouTube racconta la storia (come dimostra l’archivio dell’Istituto Luce) abbiamo imparato che Twitter è ormai in grado di dirci con un buon livello di affidabilità cosa sta succedendo in tempo reale intorno a noi, nella nostra città ed anche nello spazio com’è accaduto questa notte con la spedizione su Marte del rover Curiosity.

Il sito della NASA è crollato ma il profilo Twitter prima e Facebook poi ci hanno tenuti con il fiato sospeso con almeno per 7 minuti di incertezza riguardo l’arrivo su Marte ma poi tutto è andato bene (guarda il video del prima e dopo, le scene dei festeggiamenti sono commoventi). Ed è nato un probabile idolo (c’è già un sito in suo onore), Bobak Ferdowsi, direttore del laboratorio che si occupa della missione, che ha raccontato dal suo profilo e su Instagram gli attimi di avvicinamento di Curiosity.

E mentre il canale YouTube della NASA pubblicava il video con le prime immagini che veniva erroneamente rimosso per un reclamo sul copyright, girava questa foto che è il miglior spot possibile che la Apple possa avere per i suoi Mac.

Per tornare a Twitter non è fanatismo considerarlo come strumento utile a fare report veloci e documentati (foto e video) in grado di disegnare (anche se non ancora archiviare o ricostruire come fa Storify ad esempio) situazioni importanti per il genere umano. Il prossimo potrebbe essere Instagram: d’altronde in Siria lo stanno già usando per raccontare la guerra civile.

P.S. Due video assolutamente da vedere per capire qualcosa in più di Curiosity: a cosa c’è servito mandarla lì per fare analisi chimiche e come comunichiamo con il robot.

email

A-sociali digitali: i ragazzi non usano i social network per 6 motivi

Via Instagram: http://instagram.com/p/MdKBCSwXYy/

Alcuni psicologi australiani hanno chiesto ad un gruppo di ragazzi che vanno dai 13 ai 18 anni se e come usano i social network. Di questi 69 studenti hanno dichiarato di non usarli mentre solo 6 di aver avuto esperienze con piattaforme social (senza considerare l’email ed MSN). Nell’era di Facebook non ci avresti mai pensato, eh?

Eppure dalle loro risposte sono emersi 6 motivi per i quali i giovani non usano i social network:

1. Mancanza di motivazione

Non vedo il motivo per usarli, non sono divertenti in alcun modo“.

2. Una perdita di tempo

“Ci sono troppe distrazioni, è tempo perso

3. Preferenza per altre forme di comunicazione

Preferisco parlare con le persone al telefono o faccia a faccia. Ho un indirizzo di posta e mi basta

4. Preferenza nel fare altro

Preferisco leggere, guardare Lost o X-Files

5. Preoccupazioni riguardo la sicurezza nel cyberspazio

Non mi fa stare tranquillo avere foto di me su Internet che le persone possono commentare

6. Antipatia per le auto presentazioni online

Odio l’idea di categorizzare i miei amici o di essere schedato dai miei amici. Non ho molti amici nel mondo reale quindi non vedo la necessità di farne altri online.”

Ovviamente questo campione non è statistico, riguarda ragazzi australiani e qualcuno potrebbe obiettare di una folta presenza di ragazzi sui social network che contraddice completamente questo sondaggio.

La patente per i social network

Sina Weibo è il Twitter cinese, ha più di 300 milioni di utenti registrati. In questi giorni ha aggiornato i termini di servizio modificando l’articolo 13 dove aggiunge una sorta di codice di condotta per usare il social network. L’intento è quello di controllare e limitare le opinioni di chi scrive: ad ogni utente vengono dati 80 punti iniziali che saranno ridotti per ogni violazione.

Su Weibo è vietato: pubblicare informazioni che vanno contro i principi della costituzione, pubblicare false informazioni, servirsi del servizio di microblogging per organizzare proteste, manifestazioni o raduni. Qualsiasi informazione inoltrata agli altri utenti fino a 100 volte costa 2 punti mentre contenuti ripubblicati fino a 1000 volte costano 10 per buona pace del passaparola.
È possibile guadagnare punti e arrivare fino a 100 se si aggiunge la propria vera identità e si inserisce il numero di telefono. Inoltre secondo questa patente se un utente pubblica più di 5 post contenenti informazioni sensibili vedrà l’account bloccato per 48 ore mentre per violazioni più gravi potrà essere rimosso ed i punti quindi scendere a 0.

Per questo Sina Webo ha aperto anche delle posizioni di lavoro per fare monitoraggio: 50 cent per diventare sceriffi del social network, attualmente pare ce ne siano almeno 1000.
Immagina un meccanismo del genere aggiunto a Faceook, Twitter e Google+: sai quanti perderebbero subito la patente per i social network?

Socl: il social network di Microsoft

Basta un po’ di social networking e il business va su. E’ quanto sostiene Microsoft che da tempo ha costituito un gruppo di lavoro nei suoi laboratori di ricerca per realizzare un nuovo social network dal nome evocativo: Socl (spero che non si legga nel bolognese Socc’mel).
Su The Verge c’è una anteprima di quello che nella scorsa estate fu svelato per errore da Microsoft come progetto Tulalip e che dovrebbe essere il suo social network.

Fare una rete sociale che funzioni e sia usata dalle persone non è facile e soprattutto non è per tutti: ci ha provato Apple e anche Goolge con Plus per ora fallendo. Twitter ha intrapreso una strada diversa da quella di un vero e proprio social network e per questo forse si è salvato.

Chime.In, un nuovo social network che fa guadagnare

Un posto in cui condividere e scoprire interessi e argomenti in comune c’è già ed è Facebook ma se esistesse una rete sociale che fa guadagnare dei soldi? La soluzione presentata al Web 2.0 Summit sembra sia Chime.in.

Si tratta di un nuovo social network realizzato da UberMedia che presenta come novità la possibilità di seguire solo una parte di una persona condividendo foto, video e testi di 2.000 caratteri. Per diminuire il rumore delle conversazioni sono divise in maniera netta la sezione dei contenuti creati dai brand e quelli degli utenti, gli UGC.

In realtà non è un’altra ed esclusiva rete sociale perchè ci si può collegare attraverso Facebook e Twitter. L’aspetto più innovativo di Chime.in è che consente di guadagnare dividendo i ricavi pubblicitari della pubblicità (i click sui banner) con gli utenti attraverso il revenue sharing: in questo modo le persone passerebbero con più piacere il proprio tempo su questo social network e UberMedia potrebbe soffiare gli utenti a Facebook più facilmente. I publishers che investiranno su Chime.in prenderanno il 100% delle revenue dell’advertising che piazzeranno sul social network e il 50% degli ad che UmberMedia inserirà.

Il motto di Chime.in a detta del suo CEO infatti è “monetization take place where engagement takes place“. Le persone sono stimolate a produrre contenuti ed interagire dall’illusione del guadagno. Basterà come motivazione per soffiare gli utenti a Facebook?

Per ora Chime.in è in versione Beta ma a breve uscirà anche come applicazione per Android e iPhone.

P.S. Prima impressione: ancora non ho capito come avviene il revenue sharing ma si gioca molto su keywords e argomenti d’interesse correlati. Secondo me sarà il paradiso-inferno per i SEO e per chi fa SPAM dunque una rete sociale inutile.