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Social Media bubble

Mi tocca citare di nuovo Umair Haque che parla di bolla dei social media con una interessante ipotesi che in sostanza si basa sulla scarsa qualità con la quale ci colleghiamo agli altri sui social network:

Today, “social” media is trading in low-quality connections — linkages that are unlikely to yield meaningful, lasting relationships.
The social isn’t about beauty contests and popularity contests. They’re a distortion, a caricature of the real thing. It’s about trust, connection, and community. That’s what there’s too little of in today’s mediascape, despite all the hoopla surrounding social tools. The promise of the Internet wasn’t merely to inflate relationships, without adding depth, resonance, and meaning. It was to fundamentally rewire people, communities, civil society, business, and the state — through thicker, stronger, more meaningful relationships

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Nestlè minaccia gli utenti di Facebook

Dopo il casino fatto da Greenpace sui Kit Kat di Nestlè prodotti con olio di palma, è scoppiato un putiferio sulla pagina fan di Facebook della Nestlè con molte lamentele delle persone che dichiarano di non comprare più i loro prodotti.
Nestlè ha seguito la conversazione rispondendo in maniera minacciosa ottenendo risultati opposti a quelli desiderati:

To repeat: we welcome your comments, but please don’t post using an altered version of any of our logos as your profile pic – they will be deleted

Censurare le foto dei profili che hanno il logo Nestlè modificato? Pura follìa.
Un esempio negativo di come le aziende devono approcciarsi con le persone attraverso i media sociali. Nestlè ha poi cercato di porre rimedio pubblicando delle FAQ riguardo l’olio di palma ed una serie di messaggi di stato con i quali annuncia che dal 2015 userà solo olio di palma certificato.

La frittata però è stata ormai fatta e non immagino con quale reputazione esce fuori Nestlè da questa vicenda.

[UPDATE]

– Cnet riassume meglio di me tutta la vicenda di Nestlè e Facebook.

La bufala sulla morte di Bill Cosby

bill cosby cnn

La homepage della CNN “taroccata”

Questa potrebbe andare bene per la rubrica “notizie che non lo erano” di Luca.
Ieri su Internet si sono diffuse alcune voci sulla presunta morte di Bill Cosby, magistrale comico americano che molti italiani ricorderanno nella serie tv “I Robinson”.

La notizia è una bufala, ha fatto prima il giro di Twitter poi è stata smentita anche da diversi blog. Lo stesso Cosby ha “dimostrato” proprio su Twitter di essere ancora vivo ed ha poi pubblicato un laconico e pungente post sul suo blog: “that’s another thing dead people don’t say.”
Può essere una ulteriore riflessione sull’affidabilità dei social network: in fondo i social media non esistono o meglio ancora non rappresentano nulla di nuovo. Proprio come le bufale del mondo dell’informazione.

Analisi della blogosfera italiana al 2009: dal v-day ai palloni gonfiati

Vincenzo Cosenza ha realizzato una interessante analisi della blogosfera italiana del 2009 della quale aspettiamo ancora altri risultati perchè fermarsi al giochetto del pallone gonfiato nel quale riconoscersi è poca cosa. Per me la blogosfera non è un intreccio considerevole di link ma di interessi: il Web si “autorganizza” a modo suo in base alle nostre idee, forzare la mano (SEO) non serve a molto.
Insommma la mia visione del Web è simile a quella del progetto Pearltrees e va oltre il valore del link, chè sia costruito in un post o peggio ancora disseminato inutilmente in un blogroll.

Sono altrettanti interessanti poi altri due report.

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Vuoi fare il regalo di Natale giusto? Usa i social network!

Le note liste di giornali e siti web sono ormai superate nella scelta di quali regali fare durante le vacanze; dai post dei blog più noti e soprattutto dai social media. Almeno per gli americani che usano Internet per fare acquisti.
Lo dice Holiday Web Shoppers Hit Social Networks che cita diverse ricerche: le idee regalo per la famiglia e gli amici si comprano online ed i suggerimenti arrivano direttamente da Facebook e dai social network. Non solo: il 45% useranno le reti sociali per fare ricerche e confronti sui prezzi dei prodotti.

Poca novità considerando l’enorme tribù che invoca continuamente il dio “buzz”, il passaparola. Deloitte però fa notare come il 17% degli utenti userebbe i social media durante le vacanze tra cui molti dei quali alla ricerca di sconti, offerte oltre che di idee regalo e wish list. Ci avviciniamo forse a calcolare più “facilmente” il ROI dei Social Media.

E tu quale strumento usi ed utilizzerai per comprare i regali di Natale quest’anno?

I trend dei Social Media nel 2010

David Armano pubblica una sua personale lista di 6 trend dei social media nel 2010 che traduco brevemente e velocemente (segnalatemi errori) qui sotto:

1. I Social media diventano meno “social”
Grazie ai gruppi, alle liste ed ai network di nicchia che cominciano a diventare più popolari, le reti verranno considerate come più “esclusive”. Non tutti possono stare su di una lista di Twitter che è stata appena creata e come le reti cominceranno ad avere più “rumore”, è probabile che “nascondere” gli update che appaiono nel news feed di Facebook ad esempio diventi un comportamento abbastanza comune. Forse non sarà meno sociale ma potrebbe essere un giusto compromesso per prendere il giusto valore dalla nostra rete di contatti pur continuando a filtrare ed ordinare le informazioni.

2. Aziende che guardano altrove

Sono relativamente poche le grandi aziende che hanno scalato le iniziative “social” senza considerare singole iniziative di marketing e comunicazione. Twelpforce sfrutta centinaia di impiegati per fare “customer support” su Twitter. I dipendenti sono gestiti attraverso un sistema personalizzato che tiene traccia di chi partecipa.
Questo è un segno delle cose che vedremo nel prossimo anno: le aziende più che cercare di tagliare i costi vorranno servire i clienti in maniera più efficace attraverso la social technology.

3. La guerra del Social business

Reti recenti come Foursquare sono molto note perchè permettono di fare attività locali e sul mobile. Tuttavia, c’è anche una sorta di gioco che premia la qualità e mette in evidenza la concorrenza tra gli utenti. I partecipanti infatti sono incentivati e premiati con livelli di partecipazione più alti. La tecnologia “push” è lì proprio a ricordarci che i tuoi amici sono sempre ad un passo da rubare la tua ambita “mayorship”. Le aziende cercano di incentivare le attività all’interno delle loro reti interne o esterne, tra le quali includere dei carrots che incoraggiano una competizione amichevole.

4. La tua azienda avrà una social media policy (e dovrai rispettarla)

Se la società dove lavori non ha già una policy sui social media con regole e norme specifiche d’ingaggio che riguardano più network, il prossimo anno non sarà così. Da come ti comporti in qualità di impiegato a ciò che potrebbe essere considerato come concorrenza, la tua azienda probabilmente formalizzerà il suo modo di vedere i social media e la tua partecipazione ad essi.

5. I Social Media salveranno il mobile (o il contrario?)

Con circa il 70% delle organizzazioni che vieta le reti sociali e, contemporaneamente, con le vendite di smartphone in aumento, è probabile che i lavoratori cercheranno di usare i loro mezzi di comunicazione sociale attraverso i loro dispositivi mobili. Finchè non ci sarà un segnale chiaro da parte dell’IT si passerà dalla “pausa sigaretta” al “social media break”. Il risultato è che vedremo di più e/o ancora meglio le versioni mobili delle nostre droghe sociali quotidiane.

6. Condividere non vuol dire inviare una email

L’applicazione per l’iPhone del New York Times ha aggiunto di recente una funzionalità di condivisione che permette a un utente di diffondere un articolo su reti come Facebook e Twitter. Molti siti web supportano già questa funzione ma assisteremo ad un incremento del comportamento degli utenti: condividere con le reti diventerà “mainstream” e le persone lo preferiranno all’utilizzo della email. Ed i fornitori di contenuti (content provider) saranno tutti troppo felici d’aiutarli a distribuire qualsiasi loro scelta.

Non sei d’accordo, trovi che Armano abbia dimenticato qualcosa? Beh, scrivimi.

[UPDATE]

– A corredo di questa lista mi sembra giusto segnalare alcune cose che i Social Media non possono sostituire.

Le Social Media Policies delle aziende più importanti

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Le Social Media Policies sono le regole d’utilizzo dei media sociali nel posto di lavoro. Social Media Governance fa un elenco delle Social Media Policies delle aziende più importanti. Attualmente nel database ci sono 82 industrie, alcuni degli esempi sono: About.com, BBC, Cisco, Down Jones, Microsoft, l’Australian Public Service Commission, Wal-Mart.

Non c’è neanche un’azienda italiana nella lista: perchè non facciamo un database targato made in Italy ed ognuno di voi nei commenti oppure via email mi segnala, se può, la policy della sua azienda? I dati che raccoglierò saranno ovviamente anonimi.

[UPDATE]

– Sto raccogliendo le prime policies anche se credo sia meglio fare un Wiki. Comunque, se ne dovessi ricevere abbastanza, le pubblicherò su di un GDocs.

Azienda: Endemol – Prodotto: Le policies variano in funzione del programma tv

Social Media Policies: Nessuna limitazione. Download (anche di plugin come Flash Player) bloccato da password interna riservata a pochi.