Dove eravamo rimasti?

Giuseppe Verdi, Piazza della Scala, Milano, 1900

Giuseppe Verdi, Piazza della Scala, Milano, 1900

  • Mi sono trasferito, ho lasciato Caserta. Ora lavoro a Milano, almeno fino a Febbraio, per Halldis: mi occupo di SEO, dei Social Media e visto che c’ero ho fatto anche il corso “Come funziona Google” di Enrico Altavilla, persona competente e disponibilissima. La giornata mi ha consentito di rimettere in sesto un po’ di teoria e approfondire con Enrico alcune tematiche legate ai motori di ricerca.
  • Sto rifacendo la mia identità online (incluso il logo di questo blog, che un logo vero non l’ha mai avuto) e le business cards partendo dal monogramma del mio nome. Quale ti piace tra i due, il primo o il secondo?logo dario salvelli
  • Leggo ancora dibattiti sugli “influencer” o sulla fiducia verso i blog e non so se ridere o piangere. E’ almeno dal 2009 che se ne parla e già allora mi chiedevo se non dovevamo superare questo ragionamento e parlare ad esempio di microsfera.
  • Non ho mai incontrato Luca Dello Iacovo ma ci leggevamo da anni. Da blogger ho cominciato a scrivere qualcosina su Nòva 24 grazie al concorso aperto Open Nòva che Luca De Biase lanciò anni fa, nello stesso periodo in cui credo cominciasse lui.
    Coetanei, lui di vicino Benevento ed io di Caserta, una passione per i temi della società dell’informazione che Luca coltivava meglio e più di me. Non conoscevo Luca, non ho mai lavorato a stretto contatto con lui ma da ieri mi pervade un senso di impotenza e un gran silenzio.
    Questo è l’ultimo pezzo che ha scritto e mi pareva doveroso ricordarlo così, con le sue parole e la voglia di raccontare, con precisione e senza clamore, l’innovazione.
  • Tommaso Cestrone, l’angelo della Reggia di Carditello, se ne è andato per un infrato. Aveva 48 anni, era un volontario della Protezione Civile, aveva una azienda agricola proprio vicino la Reggia ed era stato nominato dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere come custode della Reggia.
    Con la sua roulotte, la proteggeva dagli infami. L’ha difesa fino alla fine: Tommaso è stato l’unico che abbia davvero amato e difeso quel bene (che è di tutti noi) senza mostrare alcun interesse personale, trascurando negli ultimi anni la sua famiglia ed i suoi cari, lasciato solo da politica, istituzioni ed a volte anche dalla cosiddetta società civile. 
    Negli anni ha subito diverse intimidazioni e – come ho scritto a Massimo Bray – spero che venga ricordato e abbia un riconoscimento per il suo valore civile. E’ una gravissima perdita per tutti noi.
  • E’ stato il primo anno che non ho partecipato per motivi di lavoro a Buy Tourism Online ed ho perso tanta roba. Fatemi dire però che il nuovo design del portale del turismo Italia.it non mi piace, lo rende più anonimo di prima.
  • Non so se avrò più tempo per scrivere su Usernet, voglio riprendere in mano il mio blog ed è il primo buono proposito del 2014, anzi una promessa.

Intanto tra qualche giorno pubblico un post dove cerco di capire dove sta andando la tecnologia su questa tèra. Lascia l’email così ti arriva e non lo perdi.

Homo Tifosus: la campagna di Burger King Italia con Maccio Capatonda

Burger King Italia prima degli europei ha lanciato la campagna “Homo Tifosus“: scopri che tifoso sei con il professore Gianny Rigore interpretato da Maccio Capatonda. Il video è lo spot confezionato come una puntata di Superquark: l’obiettivo di Burger King era quello di usare Euro 2012 come trampolino per “italianizzare” il suo marchio (con 2 euro in più sul menu si può portare via il pallone di calcio degli Europei brandizzato Burger King) legandolo allo sport più seguito dagli italiani e allo stesso tempo lanciare la pagina Facebook italiana aperta a Giugno.

Attraverso la pagina Facebook di Burger King Italia infatti è stato lanciato lo spot e la campagna che prevede da parte degli utenti la realizzazione di un video legato al calcio affinchè il professore Gianny Rigore esamini che tipo di Homo Tifosus sei.

Una tab su Facebook ed un breve video invitano a inviare i filmati ed a pubblicarli sulla pagina Facebook: ho dato un’occhiata ed ho visto che quasi nessuno ha inviato il proprio filmato il che denota che la chiamata a raccolta per generare UGC non funziona, deve essere un processo spontaneo.

Inoltre un’altra riflessione: è preferibile rispondere a commenti negativi degli utenti (sulla pagina di Burger King Italia ce ne sono due eloquenti, un vegano e un probabile cliente insoddisfatto) o lasciare che offendano liberamente e facciano “comunella” tra di loro?
E’ corretto capire se le identità siano veramente dei clienti ma credo che non rispondere non sia mai la soluzione giusta.

La pubblicità di Facebook arriva sui siti web e sfida AdSense

Presto potremmo vedere gli stessi annunci pubblicitari che sono presenti su Facebook anche sui siti web. E’ comparsa infatti la pubblicità di Facebook sottoforma di annunci o Sponsored Story anche sul web: il primo esempio è il partner del social gaming Zynga.com.

In questo modo l’annuncio pubblicitario perderà di valore o le inserzioni potranno ottenere risultati migliori perchè mirate sul sito che stiamo visitando? Come ne risentiranno le conversioni (CTR decisamente più alto)? Come cambierà il social media marketing con l’ingresso del network pubblicitario di Facebook?
Mentre qualche giorno fa si era fatto un gran parlare delle performance dei Facebook Mobile Ads ed ecco spuntare la rete display di Facebook.

[UPDATE]

– Facebook ha smentito riguardo il display ad: quel banner fa parte di un accordo con il partner Zynga (ma questo si era capito). Resta comunque da capire che ci faceva lì…

Il primo videoclip con la Timeline di Facebook è di Katy Perry

Doveva arrivare prima o poi ad alti livelli: domenica ai Billboard Music Awards la pop star Katy Perry ha presentato il nuovo videoclip Wide Awake realizzato usando la Timeline della sua pagina di Facebook partita nel Maggio 2010 e che ora ha raggiunto più di 43 milioni di like anche grazie a questo video.

Chissà quanto sarà costato ma sicuramente avrà attratto tanti teenager e il ROI sarà stato spettacolare: qualcuno diceva che Facebook non è ancora adatto per promuovere gli artisti ma invece credo che se verrà migliorata la gestione degli eventi e le pagine brand avranno un player decente (possibilità di creare playlist, fare embed delle canzoni, usare a pieno il bottone “Listen”) sarà sicuramente il luogo migliore per avere un contatto diretto con i musicisti.

Se vuoi fare anche tu un video del genere puoi provare Timeline Movie Maker.

Come vive un Social Media Manager

Questa vecchia infografica di Socialcast raccontava la triste vita di un social media manager costretto a svegliarsi presto ed a stare sempre connesso a costruire e controllare la reputazione dell’azienda. Come se andare in miniera fosse meno faticoso.

La vita di un responsabile dei social media diventa triste quando:

– non è disponibile al momento giusto e con l’utente già “agganciato”;
– fa troppa auto-promozione ed è eccessivamente autoreferenziale;
– usa troppe piattaforme diverse quasi fosse uno spammer;
– non produce contenuti interessanti e pubblica troppi messaggi;
– risponde in malo modo (non sa fare digital PR) sbagliando anche target di riferimento;
– non ha una strategia ed è penalizzato dal non avere risorse da investire sul cosiddetto web 2.0.

D’altronde tra gestire una campagna di email marketing e fare social media marketing non c’è poi così tanta differenza, cambia solo il mezzo ma alcuni approcci restano inalterati.
Tra gli ultimi progetti interessanti nell’ambito dei social media che ho notato c’è I-RACE di Sky, una sorta di maratona virtuale per avvicinare attraverso la Rete gli italiani a Londra 2012, alle discipline ed agli atleti. A prima vista questa camapagna è nata proprio per evitare tutti gli errori di cui sopra.

Se sei un Social Media Manager pubblica pure le tue difficoltà e racconta come vivi la tua giornata.

Il Social Media Marketing non esiste!

Il Social Media Marketing non esiste

La provocatoria campagna che ho lanciato proprio su Facebook

Qualcuno li chiama ancora new media questi Social Media ma di “social” nella pubblicità proposta agli utenti ormai c’è davvero poco soprattutto da un punto di vista etico e decisionale. E’ il presunto “social media marketing“, tutti provano a darne una definizione ed a creare strategie!
Come ho ricordato Twitter e Facebook sono delle aziende quindi se pensi a questo fatto l’indimenticabile copertina con lo YOU del Time va a farsi benedire.

Tu non decidi proprio nulla, ti illudi di avere tanti amici ed interessi, di coltivarli con un semplice click che ti fa sentire potente, intelligente e attivo ma in realtà la maggior parte delle volte stai solo vendendo la tua anima a un database, a delle aziende che in qualche modo devono pur campare e permetterti di fare quelle attività per le quali impieghi sempre più tempo della tua giornata. E’ tutto content marketing l’ingrediente del Social Media Marketing.

Cosa succede in 60 secondi nei Social Media

Cosa succede in 60 secondi nei Social Media

Facebook presenta nuovi annunci pubblicitari e dice ai responsabili marketing dei brand che alla fine solo il 16% degli utenti iscritti ad una pagina Facebook vede un eventuale post o contenuto pubblicato nel feed (e non è detto che il fatto che compaia significhi che lo abbiano guardato) costringendoti a spendere di fatto soldi per raggiungere l’audience che magari hai conquistato con tempo e fatica, investendo competenze e puntando su di un target preciso. E’ la pubblicità su Facebook, bellezza! Altro che Social Media Marketing!

Puoi pure avere 1 miliardo di fan ma non li contatterai mai direttamente, avrai conversazioni sfilacciate e occasionali, delle sveltine digitali che non serviranno a nulla e non soddisferanno chi ti segue per la prima volta o chi è affezionato. Altro che engagement. E ti diranno da Facebook che se vuoi trasformare veramente quel numeretto da 16 a 100 lo puoi fare ma dovrai pagare la pubblicità affinchè il tuo messaggio passi a tutte le persone iscritte alla pagina di un brand.

Quando questo meccanismo accadrà in maniera massiccia anche su Twitter e allora avremo di fronte non più dei social media ma dei diktat media: sarà inutile seguire e interessarsi a profili che non siano i nostri amici o le persone che reputiamo interessanti e di valore all’interno della social reputation (che ha sempre più strumenti, più o meno affidabili, di analisi) e di una community.

Si tornerà in massa a comprare blogger e “opinion leader” per fare pubblicità invece dei link che anche per Google hanno ormai sempre meno valore? Non è che Facebook fa un po’ come gli pare sugli insight delle pagine pompandoli dopo che hai comprato pubblicità e tenendoli volutamente bassi grazie ai continui cambiamenti del suo algoritmo Edgerank? Non sarebbe la prima volta e lo ha dimostrato anche Google con AdWords.

Per lo meno del PageRank e dell’algoritmo di Google riuscivamo a capire qualcosina studiando e sperimentando ma ciò che fa Facebook modificando e forzando l’abitudine degli utenti è a noi sconosciuto e sicuramente sospetto tanto che è stato costretto ad ammettere che Facebook aggiunge like automaticamente alle pagine anche se gli utenti non hanno cliccato. E più di uno studio ha dimostrato come molto traffico proveniente dagli investimenti pubblicitari su Facebook siano dei bot, non sono utenti reali.

Insomma è necessario indagare sui click che il social network produce, non entusiasmarsi eccessivamente per il Facebook advertising: forse insieme ad una buona strategia di Social Media Marketing solo le Facebook Offers, le Offerte, sono uno strumento veramente utile e misurabile.

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Qual è la vita media di un post su Facebook?

Facebook è ancora il social che porta più traffico di tutti ed è in costante crescita con un impatto sull’economia difficile da verificare e probabilmente non da considerare come una manna dal cielo. Qual è allora la vita media di un post su Facebook?

Edgerank Checker ha analizzato più di 30 mila post pubblicati da 500 pagine di Facebook: quando l’engadgment del post scende sotto il 10% allora quel contenuto è definitivamente morto. Un utile indicatore per capire cosa funziona e soprattutto quando pubblicare un nuovo post perchè quelli vecchi non vengono più letti e non appaiono più sul News Feed degli utenti. Si evince che se c’è un post che continua ad avere successo è meglio non pubblicarne uno nuovo perchè si potrebbe ridurre l’engadgment di entrambi.

Secondo l’analisi la vita media di un post su Facebook è di 3 ore e 7 minuti e la durata del post varia da un massimo di 10 ore a 15 minuti. Questo perchè più è alto l’EdgeRank più i post occupano per più tempo il News Feed: per aumentarlo è possibile fare i modo che tanti facciano Share in modo che la vita di quel post duri a lungo e si riproduca.

Se su Facebook è facile cannibalizzare i contenuti data l’alta mole e il sistema di news che difficilmente consente di scoprire contenuti che non sono freschi, su Twitter un tweet ha una vita media decisamente più lunga. E’ questa la differenza sostanziale tra Facebook e Twitter?