Investire per innovare

Il TIME ha pubblicato l’annuale lista delle migliori invenzioni del 2010: tra tutte nell’elenco completo c’è anche l’iPad, certo.

Così, per esercizio di stile, dividiamo la lista di invenzioni del TIME per Paese verificando dove e da chi sono state progettate. A quali conclusioni arriviamo? Che non importa il dove e da chi ma il come, in quale modo si è arrivati a questi risultati che sono tra l’altro applicazioni “commerciali”, che dovrebbero cambiarci la vita.

Da queste parti intanto si discute ancora della riforma Gelmini e anzi secondo i ricercatori lo stesso ministro viene commissariato da quello dell’Economia che sostituisce quindi in tal senso il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

E allora se vale la pena investire in innovazione come fa la Germania perchè solo in questo modo si cresce cos’altro aspetta l’Italia? Sarebbe bello che senza fare proclami i nostri politici cominciassero a parlare in 140 caratteri e ci spiegassero cosa vogliono fare per questo Paese e soprattutto come.

Dopo i giornali, tagli anche nella pubblica amministrazione: 300 mila occupati in meno

Dopo la crisi dei giornali in Italia entro il 2013 ci saranno 300 mila posti di lavoro in meno nella pubblica amministrazione o meglio una riduzione dell’occupazione. Voglio vedere con che coraggio Brunetta si geolocalizzerà negli uffici della PA.

E poi sapere che siamo ancora fermi all’eterna lotta tra scuola pubblica e privata su ragionamenti stupidi di chi costi di più allo stato dimenticandosi dell’articolo 33 secondo il quale “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato” a me fa di una tristezza unica.

Insomma taglia di qui, taglia di lì, cosa resta di questo Governo Berlusconi me lo sapete spiegare? Forse il Bunga Bunga, il prossimo ballo dell’estate…

Il computer nella scuola italiana: questo sconosciuto?

Leggevo questa indagine sull’uso delle tecnologie in ambito scolastico riguardo PC ed ebook:

Le aule informatiche e la connessione a internet sono presenti nella maggioranza delle scuole, ma solo il 16% degli insegnanti ne fa un uso plurisettimanale. La quasi totalità degli insegnanti e degli alunni confida di avere in casa un computer. Solo il 72% degli insegnanti, però, dichiara di farne uso in ambito scolastico per finalità didattiche, mentre il 28% nega ogni utilizzo dello stesso.

Per il 60% dei genitori gli e-book possono contribuire a contenere il caro-scuola, a fronte di un 40% che li ritiene di scarso o nullo contributo.

Il problema della scuola italiana non riguarda solo le infrastrutture inadeguate con aule informatiche obsolete ma anche la scarsa volontà-predisposizone-possibilità (anche economica e temporale) dei professori ad utilizzarle, a spremerle, a colmare quel gap che li mette in cattiva luce nei confronti degli alunni.
L’altro mito da sfatare è quello della lotta tra ebook e libro di carta, quale dei due mezzi sia migliore per fare didattica. Da un lato c’è l’esigenza di fermare il caro libro e contenere i costi, dall’altro migliorare la qualità dell’offerta formativa senza pesare sulle famiglie e sul bilancio degli istituti.

In tal senso il progetto Book in progress sembra un segnale positivo con casi eccellenti come quello dell’ITI di Brindisi che è andato oltre: con il progetto “Net in progress” i computer finiscono direttamente in classe nelle mani degli alunni che dovranno utilizzarli per studiare, apprendere le lezioni coordinati dal professore.

Altra iniziativa interessante è quella di Liceo Melchiorre Gioia di Piacenza che, grazie ad un accordo con Asus, darà in dotazione ad ogni alunno delle prime classi un EEE PC da usare a scuola ed a casa per studiare.
Credo che educare già dalla scuola primaria ad un utilizzo consapevole del computer porterebbe i ragazzi ad apprezzare anche la lettura di un buon libro cercando già da piccoli il giusto compromesso, necessario se vogliamo crescere delle menti pensanti, elastiche.

Un Paese allo s-bando

Ho diversi amici, più o meno giovani, che non trovano posto di lavoro come insegnante, psicologo. Non solo precari quindi ma disoccupati ai quali a volte ripeto, anche a torto, che il lavoro “bisogna crearselo da soli”, ormai. Non si possono aspettare 7 anni.

Tocca guardare Di Pietro che fa opposizione dura, se volete sempre populista, ma per lo meno riesce a rappresentare una parte di popolazione che non ha più una voce schietta. Non solo scuola ma anche università, anni accademici che partono in ritardo, aumenti di tasse universitarie, ricercatori sempre più precari, strutture fatiscenti, musei scientifici che chiudono.

Mi ero promesso di citare i casi positivi di questa Italia, un po’ come fa costantemente Wired però non riesco a non raccontare la realtà. Un Paese che non riesce a trovare 800 milioni per la banda larga perchè c’è la crisi, non è un Paese allo sbando?

Avanti son precari

Ero un po’ indietro con le cose da guardare e leggere e nel weekend ho recuperato qualcosina.

Tra tutto mi ha colpito la puntata di Annozero su “Le verità nascoste” (solo alcune delle tante di questo Paese) che ha creato nel mio profondo un senso di schifo nei confronti della politica e di questo Stato. Seguendo un ragionamento storico fatto da un mix di fatti e sensazioni, è che le stragi di mafia siano finite in seguito a chissà quale accordo misterioso con lo Stato o, meglio ancora, con la politica. E che finchè ci sarà Berlusconi in politica ed al Governo nulla di ciò che è successo prima del 1993 si ripeterà.

A ciò si è aggiunto poi un sorriso amaro in seguito alla notizia del commissariamento del ministro della scuola Gelmini. Ovviamente la magistratura è tutta di sinistra e non può essere altrimenti perchè sarebbe difficile applicare “la legge è uguale per tutti” senza essere almeno comunisti, no?
La stampa estera non ha neanche bisogno di sputtanare l’Italia, ce la facciamo benissimo noi con le nostre mani.

La diseducazione della politica

Cantanti, comici, attori, gli artisti in generale sono tra i primi comunicatori ma hanno preso il posto dei politici che, invece, sempre più spesso deludono, si allontanano da qualsiasi principio e diseducano. Come nel caso del coro razzista di Salvini nei confronti dei meridionali, una brutta pagina dipinta da un singolo che forse rappresenta una più larga parte adulta e consapevole della società italiana. E questa colpevolezza non sorprende nè in fondo preoccupa perchè siamo abituati alla mediocrità anzi a non fare nulla per distinguerci se non per ambizioni personali.
Ciò che invece deve destare attenzione è la scuola e l’istruzione, perchè il mondo dei bambini e dei giovani sono il presente ed il futuro dell’Italia. Quello che è successo a Treviso ad un bimbo napoletano è un segnale abbastanza grave che deve portare ad idee serie più che a riflessioni:

Lo chiamavano “figlio di camorrista”. Dicevano che “puzzava” perché era “meridionale”. In classe i compagni gli cantavano il coro che l’eurodeputato Matteo Salvini intonava nelle feste di piazza: “Senti che puzza, scappano anche i cani. Stanno arrivando i napoletani”.
Hanno sbeffeggiavano mio figlio per mesi. Dicevano che era un camorrista perchè era nato a Napoli. Lo emarginavano neppure fosse un appestato. Disinfettavano le penne dopo che lui le aveva toccate: dicevano che puzzavano. C’era una situazione per nulla serena e il rendimento di mio figlio ne ha risentito”. A luglio Antonio è stato bocciato, eppure l’anno precedente, in quinta elementare, le maestre erano soddisfatte del suo rendimento scolastico, convinte che avrebbe superato le medie brillantemente.

Per quel bambino “napoletano” sarà un aggettivo dispregiativo, una colpa ed una macchia che lo rendono in qualche modo diverso dagli altri, da una presunta normalità imposta dagli adulti. Solo crescendo capirà che la vita è fatta di stronzi, quelli sì che puzzano davvero.
La politica deve tornare ad essere responsabile di ciò che fa (assumendone i rischi), dare il buon esempio poggiandosi su un qualsiasivoglia principio che sia completamente diverso dall’attuale: nascondere prima ed affondare poi la mano nella pentola di contraddizioni tanto evidenti quanto ridicole. Se questa politica non vuole educare e proporre – perchè non può e non ne è capace – per lo meno non deve diseducare al peggio.