Il popolo civile dovrebbe spegnere il TG4

Il popolo civile, quale noi siamo, dovrebbe intervenire e menarli perchè questi capiscono solo di essere menati.

Caro Emilio Fede, per innovare bisogna investire. Non ci sono altri modi e tagliare i soldi all’università è un delitto pari al tuo modo di fare televisione e cercare di plagiare le menti dei 60-70 enni (tutt’altro che imbecilli) che seguono il TG4.

E non lo dico perchè sono e sarò per sempre fino al midollo uno studente a vita contrariamente a te che credi di sapere tutto e ponti-fica-re (è proprio il caso di dirlo) in tv ogni santo giorno anche su una riforma Gelmini che probabilmente non hai mai letto. Lo sai caro Fede che il ministro per l’Università non c’è più e che è stato sostituito dal ministero per l’Economia?
Lo sai che gli studenti protestano per i tagli o l’aumento delle tasse a Londra, a Parigi e in qualsiasi altra parte del mondo?

Mi prometto sempre di non dare mai spazio e visibilità a dichiarazioni e personaggi come te ma questa volta devo farlo perchè si tratta di un diritto, quello allo studio, da difendere a tutti i costi. L’assalto al Senato e a palazzo Grazioli è ormai storico e quindi forse inutile, si dovrebbe evitare perchè in tal modo, con l’esasperazione e la violenza, non si fa altro che disinteressare e spostare l’opinione pubblica su altre tematiche (e mi rivolgo agli studenti) proprio come fa Fede trasmettendo e commentando in quel modo quelle immagini.

Infine Fede ti dedico questa vignetta di Makkox. L’Italia è piena di studenti pacifici e volenterosi, dediti allo studio caro Fede: non mi stupirebbe se uno di questi incontrandone uno ti stringa la mano invece di darti un sonoro cazzotto come quei 70 enni che invece vorrebbero tanto menarti perchè gli hai insidiato la loro giovane moglie. E non possono farlo perchè tutti, studenti inclusi, ti paghiamo la scorta.

Un requiem per l’Università italiana?

Mentre tutti, tra studenti ed in parte professori e ricercatori, sono in vacanza, ieri al Senato è passata la riforma Gelmini. Tra tagli e controtagli, che si spera servano a far risparmiare più che a devastare l’università, qualcosa di buono c’è se si considererà sempre più il merito quale metro di giudizio assoluto.

Con la riforma rischiano però di sparire diverse facoltà e molti atenei. Nei mesi scorsi ci sono già state delle debole proteste soprattutto da parte dei ricercatori: nella lotta ai baroni infatti costringere tutti ad andare in pensione prima per allontanare i professori anziani di oggi penalizza soprattutto i giovani ricercatori.
E l’autonomia delle Università? Il problema dell’Italia al solito è la corruzione: se fosse limitata ogni ateneo potrebbe avere una sua autonomia gestionale nelle risorse umane (quindi decidere assunzioni, promozioni e rimozioni senza lunghi concorsi pubblici) che unito ad un criterio trasparente e meritocratico nella distribuzione dei soldi pubblici potrebbe far ripartire le Università e mettere in circolo un meccanismo virtuoso per il quale “sopravviverebbero” automaticamente soltanto gli atenei migliori.

La riforma passa alla Camera dove spero venga discussa a lungo. Teniamo gli occhi aperti, l’Università è il futuro di un Paese.