Pietro Taricone

Qualche giornale l’ha dato già morto ore prima: questa ansia di tirare fuori e rispolverare i coccodrilli è davvero digustosa tanto quanto l’esagerata sovraesposizione della morte di Taricone sui media. Dieci anni fa, lo stesso giorno, moriva Vittorio Gassman mentre pochi giorni fa è morto Aldo Giuffrè, la voce che nel 1945 disse agli italiani che la guerra era finita.

C’è rimasta per fortuna la capacità di fermarci a riflettere e stupirci davanti alla morte e molte volte nemmeno questo: ho letto e sentito molti amici sinceramente dispiaciuti per la dipartita di Taricone e lo sono anche io, non fraintendete.
Qualche anno fa quando frequentavo l’Istituto Industriale mi capitava, nel tragitto verso casa, di incontrare Taricone sulla sua moto, una delle tante, una Ducati di colore giallo se ricordo bene: lo vedevo entrare spavaldo nella palestra dove si allenava, un James Dean de noantri con la mamma insegnante di liceo. Lo riconobbi solo anni dopo in tv quando era ormai diventato “Pietro Taricone” e la piazza della città si riempì perchè il Garibaldi del nostro 1984 era ritornato vincitore.

E chissà quanti salirono su quel carro. Si potranno dire tante cose su Taricone: che fosse un rozzo ciociaro trapiantato in terra di lavoro, un normale ragazzo della generazione Grande Fratello finito per caso nel magico mondo dello spettacolo o meglio ancora dello show business, che fosse un incosciente perchè padre di una bambina piccolae e con un hobby pericoloso. Il partito dei “se l’è cercata” in questi casi è quello più frequentato.
Non credo che Taricone fosse un bravo attore però si era dato da fare, dopo le prezzolate e vuote serate in discoteca a guadagnare quattrini per fare presenza aveva finito i soldi e si era messo a studiare recitazione, si era sposato con una modella, aveva coronato il sogno del ragazzo di provincia comprando una casa a Trastevere. Aveva, come lo abbiamo tutti noi, un modo di vedere e vivere la vita tutto suo che va rispettato.

Sophie, se tra qualche anno cercando su Google arriverai a questo post sappi che l’ho scritto con le migliore intenzioni senza giudicare tuo padre che in fondo non ho mai conosciuto.

Sono preoccupato invece per tutti quegli italiani che si stupiscono ormai solo della morte, l’unico ed ultimo sentimento in grado di suscitare sdegno e sgomento in questo Paese. Forse perchè le origini di questa Italia sono tutte in quel Malarazza di Domenico Modugno, canto siciliano scritto da un poeta e dedicato ai poveri cristi.
Cominciare ad essere come “O’Guerriero”. Basta lamentarsi, basta continuare ad inchiodare poveri cristi.