Telecom Italia filtrerà il peer to peer anche sul mobile

Eravamo rimasti alle limitazioni del peer to peer di Telecom Italia entrate in vigore a Marzo. Telecom ha pubblicato la lista completa delle centrali soggette a network management dunque controllate se siete in una di queste zone:


Le associazioni di consumatori hanno già inviato una diffida a Telecom Italia chiedendo di eliminare questa clausola dai contratti ADSL in quanto gli utenti non hanno veramente ‘Internet senza limiti” come recitano le offerte nella pubblicità.

Da domani queste limitazioni riguarderanno anche i clienti TIM, le connessioni dati via mobile dunque Internet key (le chiavette) e cellulari/smartphone/tablet.
Telecom ha informato che: nella fascia oraria compresa tra le 17 e le 24:00, potrà limitare la velocità di connessione ad internet (c.d. traffic shaping) ad una velocità nominale di 128 Kilobit al secondo in download e 64Kilobit al secondo in upload intervenendo in via prioritaria sulle applicazioni mobili che determinano un maggior consumo di banda (es. peer-to-peer, file sharing, ecc.), e/o sui clienti che superino 1Gigabyte di dati scambiati.

Sono davvero molti gli italiani che utilizzano la chiavetta Internet per navigare in Rete da casa quindi superano spesso 1Gigabyte anche senza usare quelle applicazioni. Verranno limitati anche questi utenti? Perchè tagliarli? Il falso mito della banda larga per tutti ora sarà sotto gli occhi di tutti, speriamo che questo “mobile Tsunami” non colpirà anche quegli utenti (secondo le telco “virtuosi”) che non fanno peer-to-peer.

Telecom Italia filtrerà il peer to peer sulle ADSL

 

Da una parte cercano i nuovi mille per “fare l’Italia” mentre dall’altra pretendono che i content provider paghino perchè usano le loro infrastrutture.

E non solo: Telecom Italia ha preparato un aggiornamento delle Condizioni Generali di Contratto della sua offerta di ADSL a partire dal 1° marzo. Nel comunicato si legge che:

Allo scopo di garantire l’integrità della rete e il diritto da parte della generalità degli utenti di accedere ai servizi di connettività ad internet anche nelle fasce orarie in cui il traffico dati è particolarmente elevato, Telecom Italia, nel rispetto del principio di parità di trattamento e ove necessario, si riserva la facoltà di introdurre per tutte le offerte e/o i profili commerciali che prevedono traffico dati su tecnologia ADSL, meccanismi temporanei e non discriminatori di limitazione all’uso delle risorse di rete disponibili.

A tal fine Telecom Italia potrà limitare la velocità di connessione ad Internet, intervenendo sulle applicazioni che determinano un maggior consumo di banda (peer to peer, file sharing ecc.), limitando la banda destinata a tali applicazioni ad un valore massimo proporzionale alla banda complessiva disponibile sul singolo DSLAM.

Per ora nelle offerte ADSL di Telecom non si fa alcun riferimento a questi cambiamenti, basta leggere le caratteristiche di Alice 20MB:

 

Aspettiamo maggiori spiegazioni da Mantellini su Eraclito ed i soliti ragionamenti competenti di Stefano.

Tra l’NGN “de noartri”, la bufala sul wi-fi libero e infine il taglio sui fondi FAS per il digital divide non si capisce più nulla ed è ormai chiaro a tutti che il Governo attuale non ha nessuna strategia sull’innovazione e sulle TLC, brancola nel buio di accordi e decreti legge inutili.

A proposito: in tutto questo marasma dove sono e cosa fanno quelli di Agenda Digitale?

 

[AGGIORNAMENTO 22 Febbraio]

Arriva una risposta pressocchè ufficiale da parte di Salvo Mizzi nei commenti di Eraclito che chiarisce alcune cose anche se restano ovviamente dei dubbi. La copioincollo qui di seguito:

Quando con Massimo abbiamo immaginato di creare questo blog, è sempre stato chiaro che la nostra collaborazione sarebbe stata improntata a un semplice principio: libertà espressiva e autonomia completa nella scelta degli argomenti e dei commenti. Il fatto che Eraclito svolga una funzione “terza” su un hub che raccoglie la conversazione “social” in corso su Telecom Italia e sui suoi diversi brand, ne rafforza il ruolo consapevole di libero editorialista. Sugli interventi di Massimo non esiste alcuna “suggestione interessata”. Molti amano criticare Telecom Italia, spesso in maniera pregiudiziale; mi sarebbe piaciuto notare da parte della critica più attenta anche il riconoscimento che una scelta del genere rappresenti una novità assoluta per quanto riguarda blog o property più o meno corporate. E vale sempre comunque il detto “Peggio per chi pensa male”.

Sul tema invece sollevato qui e in diversi blog e commenti sui social networks, non esiste allo stato alcuna limitazione di traffico, ma la possibilità di intervenire in situazione critiche di congestione del traffico stesso per consentire a tutti l’accesso alla rete. Su questo, l’articolo di Alessandro Longo su Repubblica è molto chiaro: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/02/20/news/telecom_peer-12683117/?ref=HREC2-9

In sintesi, e questo è il nostro modesto punto di vista:

1) Telecom Italia non è il primo operatore a compiere questo passo in Italia;
2) Il motivo è garantire l’integrità della rete e il diritto da parte della generalità degli utenti di accedere ai servizi di connettività a internet anche nelle fasce orarie in cui il traffico dati è particolarmente elevato;
3) Limitare applicazioni come il peer to peer servirà a “garantire anche nelle ore di punta una sufficiente disponibilità di banda per il funzionamento soddisfacente delle altre applicazioni “realtime”;
4) Il video streaming, pur consumando molta banda, non sarà in alcun modo limitato;
5) Queste limitazioni riguarderanno eventualmente solo le centrali congestionate dal traffico, quindi in località e in orari precisi (servono quindi a fronteggiare casi straordinari di traffico congestionato);
6) Tempi e modalità non sono ancora noti, lo saranno in seguito e avremo cura di comunicarlo tempestivamente.

 

[AGGIORNAMENTO 21 Febbraio, 11:04]

Arrivano le prime discussioni su FriendFeed mentre solo ieri Repubblica con Alessandro Longo ne ha parlato (non mi si cita mai ma ormai non me ne preoccupo più). Massimo Mantellini invece scrive un post (con un titolo ironico ma fuorviante) sul blog Eraclito con un buon intervento di Stefano Quintarelli ma nulla chiarisce sulle intenzioni di Telecom Italia: scrivi per Telecom e non conosci le strategie della telco per la quale in qualche modo lavori o non fai intervenire qualcuno dell’azienda? Harakiri digitale.

Probabilmente Telecom nei prossimi giorni chiarirà con altri comunicati ma resta una domanda: dal 1 Marzo gli utenti che apriranno Skype (che usa tecnologie p2p) avranno le chiamate filtrate da Telecom Italia?

Niente più match in live streaming su Internet

Nessun contenuto protetto da diritto d’autore, nessuna violazione del copyright ma solo elenco di link. Torrentfreak pubblica una lista dei di siti web che offrivano link di eventi sportivi in live streaming chiusi in queste ore. Tra tutti i famosi Rojadirecta.org, Atdhe.net, Channelsurfing.net.

Il responsabile è l’Homeland Security americano. A partire dalle p2p tv cinesi la storia delle chiusure riguardo i siti che offrono software peer to peer per live streaming o link a televisioni che trasmettono partite in Rete è vecchia, a tratti una vera e propria guerra.

[UPDATE]

Pluto segnala degli indirizzi alternativi. Era ovvio, basta questo a spiegare tutto.

Il file sharing trasformerà Facebook

Non mi stupirebbe che a breve si possa cominciare a fare file sharing in maniera massiccia condividendo file anche attraverso Facebook.

Torrentfreak racconta come Facebook utilizzi la tecnologia BitTorrent sui suoi server per distribuire i dati ed aggiornare il codice: eppure a Facebook hanno sempre fatto ostruzione al peer to peer ad esempio bannando le pagine fan di molti siti torrent.

Le previsioni: l’inbox diventerà un parziale sostituto della posta elettronica privata ma non sarà mai una vera email (dopo un tot di messaggi al giorno non si potrà andare), sarà più facile organizzare la rubrica dei contatti e creare gruppi ma molti storceranno il naso perchè non vorranno lavorare usando Facebook, gli allegati viaggeranno anche attraverso Facebook e questo creerà duplicati e problemi di sicurezza (che caos!?), si potranno lasciare messaggi vocali (così Facebook farà concorrenza a Google Voice) e fare videochiamate (Skype si salverà facendo un accordo con Facebook), il sistema avrà dei problemi e si rallenterà perchè stressato dal download dei file e dall’invio dei messaggi, nascerà una estensione per Chrome, Firefox e Internet Explorer 9, le persone cominceranno a condividere contenuti hard (filmati porno caricati dal player in HTML 5 di Facebook) e protetti da diritto d’autore, ci sarà la prima causa miliardaria tra Facebook e Viacom, il meccanismo di sharing finirà per accentrare molta parte del web su Facebook e così qualcuno fuggerà subito.

Non è il Web 2.0, non è il Web 3.0, è soltanto una possibile evoluzione di una rete sociale: la più estesa del web.

Con la scusa di combattare la pedopornografia

Christian Engström, membro del Partito dei pirati svedese nel Parlamento europeo, scrive sulle pagine del suo blog che le organizzazioni di antipirateria e le lobby dell’industria discografica e cinematografica con la scusa di combattere la pedopornografia filtrino e facciano chiudere e bloccare molti servizi di file sharing. Anzi siano addirittura contenti ed entusiasti della presenza del child porn sulle reti peer to peer.

Engström segnala poi una pericolosa direttiva presentata di recente da Cecilia Malmström (altra svedese) che fa parte della commissione Barroso: il principio resta quello di filtrare e censurare pesantemente ed incondizionatamente Internet in Europa.

The Pirate bay: chi pedina un pirato è!

Spiato chi scarica gratis. Il Garante: privacy violata

Centinaia di migliaia di italiani sono stati “pedinati” mentre praticavano uno degli sport nazionali preferiti: downloadare da Internet (ovviamente gratis) i migliori film, le canzoni del momento, i software più costosi.
E’ la Federazione che combatte la pirateria audiovisiva. Proprio Fapav ha incaricato una società francese (la CoPeerRight) di tenere d’occhio 11 siti che regalano film e canzoni. Nel mirino dei controllori sono finiti soprattutto i navigatori che hanno visitato questi siti. La Fapav – dal 2008 ad oggi – ha accertato 2 milioni 200 mila casi di scarico illegale. E subito ne ha chiesto conto a Telecom. Chi scaricava era un abbonato di Telecom “tra il 57 e il 65% dei casi”.

Nel suo atto di citazione, rivolto proprio contro Telecom, la Fapav chiede al colosso telefonico di comunicare alle “autorità di pubblica sicurezza tutti i dati idonei alla repressione dei reati“.

Una azione semplicemente ridicola anche se sul suo sito la FAPAV prende le distanze affermando di non raccogliere alcun dato sugli IP perchè solo gli ISP possono farlo ma ammette di aver assoldato una società per raccogliere statistiche su chi scarica.
Mentre nessuno tranne Punto Informatico e Webnews, parla del fatto che The Pirate Bay non è ormai più raggiungibile dall’Italia, questo scontro tra Telecom Italia e FAPAV sarà solo uno dei tanti che dobbiamo aspettarci nei prossimi anni.

Affidarsi a probabili comitati antipirateria come quelli attuali sarebbe insufficiente e deleterio perchè niente hanno concluso. Finora il Garante italiano si è sempre schierato con i provider che pur volendo collaborare non possono fornire dati degli utenti, nel caso di Telecom Italia rischierebbero una vera e propria rivolta. Colpirne uno per educarne cento, filosofia di chi difende il copyright a spadatratta, non funziona più, non ha mai funzionato.

La morte del BitTorrent

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C’è un test che ti consente di scoprire se il tuo provider blocca il BitTorrent. Tra un po’ non servirà più a nulla: dopo il parziale ridimensionamento di Piratebay anche Mininova si ferma ed i suoi file torrent vengono completamente rimossi dagli amministratori. D’altronde a nessuno piace finire in galera con i files degli altri.

Il motivo è sempre legato al copyright e ad una causa in corso. Mininova era probabilmente il sito di torrent con la più grande community di utenti al mondo; non resta che usare dei servizi alternativi a Mininova la cui lista con il passare dei mesi diventa sempre più sottile. Quale userai ora?

Utilizzare motori come Torrentfly diventa obsoleto se non ci sono file .torrent da indicizzare ovvero scaffali dai quali prendere film, musica, videogiochi, programmi.
Siamo davvero di fronte alla morte del peer to peer e nello specifico del protocollo BitTorrent? Il futuro del peer to peer sarà quello attraverso i cellulari?

[UPDATE]

– Ecco un’altra lista di alternative a Mininova e Piratebay.

– Se il Torrent è a rischio secondo alcuni il peer to peer non tenderà a scomparire ma a presentarsi sotto altra forma.