La ruota della fortuna della politica

Questo video di Matteo Renzi che partecipa alla Ruota della Fortuna nel 1994 sta girando molto: a quel tempo vinse 48 milioni e da lì cominciò a 19 anni la sua carriera politica. Probabilmente da figlio di imprenditore non ne aveva bisogno.

Il problema di fare politica in Italia però è proprio questo: se hai soldi ed i contatti giusti hai buone probabilità di essere eletto o comunque trasformare la politica in un lavoro a tempo pieno. Non intendo dire che essere ricchi è una discriminante nel fare politica ma che così nascono i conflitti d’interesse e le distanze siderali che ci sono tra gli italiani e i politici.

In fondo che differenza c’è tra responsabili e rottamatori?

P.S. Poi appena ho tempo mi leggo le sue 100 idee per l’Italia, promesso. Le ha analizzate Elena: dopo aver visto che le ha scritte Giorgio Gori mi è passata la voglia.

Giovani rottamatori e rottamati della politica

Per quanto abbia cominciato a parlare di politica (ma dal punto di vista della comunicazione) non sono e non voglio essere tra quegli analisti indefessi che tutto sanno di correnti, accordi, scambi di voti, movimenti e cortesie con pruriti annessi. E però il caso dello scollamento dei gggiovani del PD (che poi più tanto giovani non sono) come la fine dell’amore tra Matteo Renzi e Pippo Civati e la scomparsa della Serracchiani vicina alla vicende dell’Europa è un esempio di come le nuove generazioni della politica italiana non riescano a prendere il posto delle vecchie per quanto riguarda soprattutto le idee e proposte di governo.

Dobbiamo rassegnarci ad un/una Annarella che venga sempre a far finta di salvarci sfoggiando in realtà tutto il potere che ha quella gerontocrazia che comanda l’Italia? Quando avverrà questo sorpasso? Lo chiedo a Civati, a Renzi e a chi fa politica oggi.

Photo: http://isolavirtuale.tumblr.com/post/8991151043/si-lasciamolo-alla-guida-fino-alla-fine-del

Tu scendi dalle stalle, Walter

Walter scrive e dice cosa deve fare l’Italia. Lo fa al momento sbagliato, con colpevoli anni di ritardo, senza carica e posizione alcuna quando è facilissimo fare da opposizione visto che non ha nessun ruolo nel partito.

Il guaio del PD e di molta parte dell’Italia è che troppi giocano a fare i radical chic ma sono pochi quelli che studiano, fanno proposte concrete, si mettono in gioco, prendono la politica come un lavoro serio e non come l’n-esima partita al circolo del bridge. E quando gli dai del borghese da salotto fanno specchio riflesso rispondendo che sei proprio tu quello che ha rovinato e distrutto la sinistra e una vera alternativa politica alla destra. In Italia gli uomini di cultura sono al posto sbagliato, le competenze diventano appannaggio di tutti, i tecnici vogliono fare i politici e viceversa.
Il risultato è che nessuno fa bene il proprio lavoro, non ci sono statisti e quei politici di spessore si concentrano e sono abili a fondare e costruire partiti sul vuoto, sempre pronti a galoppare l’onda di iperboliche candidature e alleanze acchiappa voti.

Il papello del Partito Democratico

La rivolta del papello: dopo quello sulla legalità proposto da Don Ciotti ne nascono ogni giorno di nuovi.
Su Triskeles c’è un papello rivolto al nuovo segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani. Fossi un elettore del PD (che ha partecipato o meno alle primarie) sentirei di condividerlo in pieno:

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