La vita online sui social media dopo la morte

L’argomento è decisamente poco agostano ma attualissimo: in realtà per esempio di blog dopo la morte se ne parla da un pezzo ormai.
Il Time ha segnalato alcuni servizi per gestire la nostra vita online dopo la morte: come in una sorta di testamento virtuale, Legacy Locker ed altri siti a pagamento conservano le password dei tuoi account ed i files da inviare ad una persona di fiducia dopo il trapasso. Se ancora manca una legislatura seria e definitiva sul testamento biologico, siamo ancora a zero riguardo quello sui diritti digitali.
Ad esempio, ricordo ancora con dispiacere la scomparsa di Blazar, un utente molto attivo nella community dei Tumblr: il suo Tumblr come giusto che sia non è più aggiornato così come l’account di Twitter e presumo anche il suo profilo Facebook.

E’ triste parlare di una DeathStatusphera ma serve per farci riflettere: che fine faranno e come verranno gestiti questi contenuti, penso a messaggi privati, files, foto, video? Quante di queste informazioni poi possono essere utili per fare un business selvaggio che può non avere scrupoli?
Le identità digitali devono avere un inizio ed una fine o possono restare perennemente aperte a disposizione di utenti e soprattutto aziende? Chi può difenderci dal saccheggio digitale? E’ giusto eliminare definitivamente dal Web un account o un profilo pubblico e privato di una persona defunta?