L’infantile manipolazione della pubblicità

Ultimamente, forse non a caso, sta girando la traduzione di un vecchio articolo di Noam Chomsky sulla manipolazione delle masse da parte dei media e della politica. Sembra che nell’era dell’informazione, chi fa comunicazione e marketing debba essere necessariamente in grado di influenzare i comportamenti delle persone e deviare l’interesse dei media a proprio piacimento.

Secondo alcuni linguisti del MIT l’ambiguità nei linguaggi è un vantaggio, ne aumenta l’efficacia perchè stimola i nostri meccanismi cognitivi. E per chi scrive e si occupa di pubblicità c’è forse un errore da provare ad evitare, quello di rivolgersi al pubblico come dei bambini scrive Chomsky:

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).