Come organizzare la dieta digitale con i recommender system

Sono un consumatore di notizie e approfondimenti e sto cercando di risolvere il problema di come organizzare la mia dieta digitale visto che la carta è quasi scomparsa dalla mia scrivania.

La prima cosa che ho fatto è sistemare Google Reader ordinando i feed RSS per cartelle, argomenti (tag) e infine lingua. Ho già una serie di fonti che leggo spesso perchè mi piacciono e le trovo autorevoli ma stavo cercando un motore che raccolga i miei interessi automaticamente (magari trovando nuove fonti) e mi semplifichi la lettura.

Li chiamano sistemi di “recommendation systems“. Uno di questi è stato lanciato da Worio lo scorso Marzo: si tratta di Zite.
Zite si definisce come una sorta di “personal web filter” cioè un filtro organizzato in maniera che tu possa scegliere quali fonti leggere in funzioni dei tuoi interessi: nella procedura di iscrizione Zite chiede subito il tuo profilo Twitter e quello di del.iciou.us e li analizza per capire quali sono gli argomenti che leggi più spesso.

E’ proprio questa analisi automatica che fa la differenza rispetto a Google Reader: è possibile comunque nella sidebar di destra aggiungere o rimuovere gli argomenti che ti interessano (le keywords) in funzione dei tuoi bisogni e Zite compilerà per te una lista di blog e siti web di discreta qualità. Ho scoperto infatti diversi link interessanti da fonti che non conoscevo.

Se ti interessa ho due inviti per provare Zite (UPDATE: gli inviti sono finiti!): i più veloci nei commenti saranno invitati a questo servizio.

Ci sono altri motori che fanno il lavoro di Zite. Ne cito alcuni affinchè tu possa provarli, scegliere il migliore e segnalarmene qualcun altro: Yourversion, Oneriot, Lazyfeed.

Il Guardian si apre ai blogger e lancia un plugin per WordPress

Il Guardian, attraverso la propria Open Platform, ha lanciato The Guardian News Feed, un plugin per WordPress con il quale i blogger possono cercare ed integrare gli articoli del giornale sui propri blog.

In pratica senza conoscere le API i blogger potranno facilmente integrare gli articoli del Guardian sui propri blog inglobando anche la pubblicità correlata agli articoli e (pare) condividendone le revenue share. Se le notizie a pagamento e i moderni sistemi di business per i giornali online non funzionano più di tanto così come mendicare lettori, il Guardian sta provando sistemi alternativi al pagami il blog per risolvere la lotta nel mercato delle news tra grandi e piccoli editori.

Si ritorna alla fatidica domanda: se tutti i newsmagazine realizzassero plugin del genere (magari multi piattaforma) di cosa parleranno i blog domani?

Via [Journalism]

Digg è morto! Viva Digg

digg

Puoi votare questa storia su DIGG

In un web sempre più aggregato e spezzettato muore quello che è stato per anni il principale aggregatore (e simbolo) dei geek ma non solo. Quando si installava WordPress non poteva mancare il suo plugin, era al primo posto tra tutti affinchè le persone votassero i tuoi post accrescendone la popolarità sul servizio.

Oggi le notizie forse non si leggono più per prima e solo su Digg come accadeva qualche anno fa ma arrivano in altri posti, sui social network, attraverso le applicazioni mobili. Vale lo stesso per Slashdot e Reddit che sono diventati soprattutto aggregatori di discussioni e commenti, citazioni.

Dall’altra parte anche strumenti come Google News hanno dimostrato una debolezza nel controllo delle notizie evidenziando l’inadeguatezza della qualità degli algoritmi nelle scelte, nei filtri, nelle rettifiche, che diventano di qualità soltanto attraverso una redazione umana.
Digg ha perso un terzo del traffico nel solo mese di Aprile con un crollo devastante mentre i cloni italiani dell’editoria sociale, OkNotizie, Diggita, ZicZac, non mi sembra se la passino meglio per volume di traffico ed importanza dei contenuti: quanti di voi s’informano usando questi strumenti?

Il declino di Digg ha tre cause: la prima è il fiorire dei social network e di Facebook e Twitter che sono riusciti a centralizzare buona parte del web o ancora meglio degli utenti attivi online. Sono nati aggregatori per Facebook e Twitter, le persone hanno cominciato a pubblicare le notizie esclusivamente sui social network, le conversazioni hanno cambiato il modo in cui si sviluppavano, la blogosfera si è allargata così come il tentativo di valorizzarla (con tutti i suoi difetti), è avvenuto il passaggio dai link alle relazioni.

Il secondo motivo riguarda Digg è la sua mancata e definitiva evoluzione negli anni: non c’è mai stata una strategia precisa che abbia puntato al futuro, tentativi maldestri di inserire l’advertising facendolo diventare informazione pura, cattiva gestione della community e del mercato dei voti, funzioni retrogade come la toolbar già morta e sepolta. La DiggTV con Diggnation ed altri show hanno cercato di fare traffico e smuovere un po’ la community ma a fine 2010 anche questi moriranno, per lo meno il programma di Kevin Rose.
Digg Labs era ed è uno splendido laboratorio che ha anticipato alcuni trend in Rete (penso a quello delle infografiche, al concetto di fan, dei preferiti, dell’attività degli amici, delle notizie in real time) ma non ha mai influito completamente sul motore di Digg e sulla sua idea di social rating.

Ultimo ma non meno importante è proprio il sistema di “social rating”, di voto della notizia. Un argomento che per te è interessante potrebbe essere completamente irrilevante ai miei occhi: deciderlo con un semplice voto ed un click è contro ogni possibile teoria su “coda lunga”, word of mouth e contenuti generati dagli utenti.
L’editoria sociale funziona per selezionare interessi ed affinità ma non è in grado in nessun servizio web di dettare un’agenda setting universale, che vada bene per tutti. A Digg se ne sono accorti subito con molte funzioni di personalizzazione e filtro ma probabilmente non è bastato.
Esprimere un gradimento (razionale ed emozionale dunque analogico) con un giudizio binario (quindi digitale) è insufficiente e superficiale: Facebook ci ha provato con il “mi piace” e per ora gli è andata bene ma rischia di coltivare un vuoto esercito di like pronto a dire “si” o “no” a comando.

Questo non è un coccodrillo o un funerale che consacra Digg nell’inferno delle internet company ma sono riflessioni su di un suo possibile futuro, in fondo per il suo ideatore (e forse per molta parte degli utenti) Digg è sempre andato bene così com’è, quasi fosse un ristorante come ha dichiarato all’ultimo Working Capital di Bologna Giacomo “Peldi” Guilizzoni per il suo Balsamiq.

Chissà come sarebbe andata se Google avesse comprato Digg

Gli aggregatori di Facebook

Il web è pieno di aggregatori di notizie che raccolgono quelle provenienti dai blog, da Google News, da Digg, da Twitter, YouTube. E Facebook?

Beh, per Facebook ne ho trovati due. Mentre Like Button raccoglie i link condivisi dai tuoi amici riguardo i siti più visitati (CNN, TechCrunch, Huffington Post, New York Times, MTV, Yelp e altri), ItsTrending mostra in tempo reale quali sono i contenuti più diffusi su Facebook divisi per categorie e per siti.
Se probabilmente Facebook non è (ancora) fonte primaria di notizie come lo è stato ad esempio Twitter, è sicuramente uno degli spazi virtuali dove più di frequente si condividono e commentano le news. Conosci altri aggregatori?

Murdoch: “più iPad e meno giornali per salvare il giornalismo”

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Forse Murdoch non ha capito cosa rischia insistendo sul volere dei paywall per le notizie e Google in fondo è già pronto a farlo fuori se è questo che vorrà.
Ha infatti dichiarato nuovamente: “we are going to stop people like Google or Microsoft or whoever from taking stories for nothing … there is a law of copyright and they recognise it

Niente di nuovo quindi: come racconta Stefano per alcuni spazi digitali bisogna fare richiesta scritta per indicizzare i contenuti. La parte più interessante invece è questa:

I got a glimpse of the future last weekend with the Apple iPad. It is a wonderful thing. If you have less newspapers and more of these … it may well be the saving of the newspaper industry.”

Google Reader Play

google reader play

Non ho più molto tempo per leggere i feed RSS usando un feedreader come Google Reader e quindi sono pregredito al web 1.0: navigo tra i blog che più riescono ad aggregare notizie o leggo solo quelli degli amici e che reputo statisticamente più interessanti. Ho perso quindi due caratteristiche: organizzare e condividere.

Google Reader Play invece è un bel modo per farti perdere tempo, viene definito come qualcosa di completamente nuovo ma in fondo è un modo per sfogliare i contenuti che leggiamo su Google Reader in modalità slideshow. Play è più simile a Tumblr che un nuovo modo di leggere i blog.

Google è alla disperata ricerca di una dashboard. Quanto può cambiare l’interfaccia utente e la sua percezione nella scelta di un servizio, eh? Ti piace Google Reader Play, lo useresti ogni giorno magari attraverso la tv o l’iPhone, cosa trovi non funzioni (credo sia poco chiaro l’algoritmo di selezione dei feed e che tutto sia poco usabile)?