Respiro di Joe Barbieri

Conosco Joe Barbieri e la sua classe melanconica nel fare musica da diversi anni e credo che insieme a Sergio Caputo sia stato tra i primi cantautori italiani a curare quasi di persona un proprio blog, essenziale ed aggiornato in maniera sporadica ma sicuramente spontaneo. E la sua piccola etichetta mi pare abbia sempre fatto un buon lavoro online usando anche i social network in maniera originale (ricordo ad esempio il videoclip di Wanda girato con estratti di fan e amici di Joe e diffuso su Facebook).

Ho amato moltissimo Maison Maravilha e pezzi come Normalmente sono diventati degli evergreen almeno nella mia playlist. Qualcuno considera la musica e la voce di Barbieri smielata, eccessivamente romantica ed a tratti deprimente ma in sostanza è veramente fuori dal tempo, ogni traccia va ascoltata singolarmente affinchè ogni anima salti da una emozione all’altra con il proprio percorso di ricordi, rimpianti, sogni e speranze. E quando sei stanco delle troppe e sistemate pugnalate puoi pur sempre cambiare disco.

Oggi è uscito il nuovo album di Joe Barbieri, Respiro, che Antonio di Microcosmo Dischi mi ha gentilmente inviato per ascoltarlo. Ho solo fatto un primo e distratto ascolto: “Zenzero e cannella“, “Scusami” e “Diamoci del tu” sono tra le più orecchiabili, quelle che canteresti sotto la doccia, “Le milonghe di Sabato” con Gianmaria Testa è già una bella perla che i tangueri apprezzeranno mentre “E vase annure” sembra un classicozzo napoletano arricchito dalla tromba di Bosso (che c’è pure nel bizarro gioco di parole Étape par étape par étape che magari messa lì a fine album rappresenta quei salti emotivi dei quali parlavo).

Come una casa” sembra la sorella di “Normalmente” e forse è addirittura più struggente: lui è lì che aspetta ancora e sempre lei tutto innamorato ma stavolta fa un passo in avanti ed è disposto a farsi calpestare come lo zerbino di casa. E quando il Normalmente è diventato finalmente e Lui ha capito che Lei non ne vuole sapere più nulla di Lui, si convince che è il momento di smetterla di miagolare alla luna (non so perchè mi viene sempre in mente l’immagine di Piero Ciampi con i gatti che gli si mangiano il cuore) e brindare, cantare filastrocche, godersi la città da “Il balconcino del quinto piano“.

Il più grande spettacolo dopo il Ping Pong

Ho preso la chitarra senza saper suonare. Dev’essere pure un pezzo autobiografico quello di Jovanotti ma questa estate l’ho odiato perchè è diventato il classico tormentone da summer collection: lidi, bar, radio trasmettavano questa esplosione di banalità tra frasi fatte, riferimenti universali, schitarrate da karaoke, grandi ma piccole storie d’amore cantate a sguarciagola da un Jovanotti impegnato a far di tutto per sembrare agli esordi. Continue reading “Il più grande spettacolo dopo il Ping Pong”

Justin Bieber e Google

Justin Bieber è insieme a Lady Gaga il personaggio musicale (non ce la faccio a definirlo musicista, scusate) che ha usato di più Google e la Rete negli ultimi anni. La sua popolarità è esplosa soprattutto grazie a YouTube dove i suoi video, alcuni molto demenziali (ricordo una partita di basket tra star in cui c’è questo Biben gioca a fare il Michael Jordan) hanno spopolato più che le sue canzoni. Poi il fenomeno si è diffuso anche su Twitter e Facebook tra parodie e deliri dei fan.

Ora c’è anche una estensione su Google Chrome dedicata a Bieber, un tema con il quale personalizzare il browser. Mi chiedo se fossero ancora vivi John Lennon o Freddie Mercury cosa farebbe il Web.

Fiorivi, sfiorivano le viole

Qualche anno fa ero così in simbiosi con Rino Gaetano che alcuni cari amici durante una partita a bowling fecero scrivere sul tabellone al posto del mio nome “AGAPITO”, da quel Malteni ferroviere che il cantautore romano dipinse in una Italia ancora attuale. Raramente ho incontrato nella mia vita persone in grado di capire come sono, quel modo di esser romanticamente sociale, civilmente impegnato, un sognatore fannullone.
D’estate è tutto un rincorrere le tribute band che suonano (e a volte li distruggono) i suoi pezzi ma non è la stessa cosa: ciao Rino, ne ho 28 e sono 30 anni che mi manchi. Magari ti incontrerò ancora sul 60 notturno.

Campovolo 2.0

Giuro che non è un pesce d’Aprile. All’inizio del video ho pensato: wow, che figata, un cantante (italiano) che usa la realtà aumentata!
E invece no. Questo non è rock’n’roll, non è puzza di piscio, gocce di fango, stanchezza cronica, sesso promiscuo e frettoloso. Ci manca solo la piscina nel Campovolo 2.0 di Ligabue:

E la musica? Chissenefrega! Il Liga brand è più forte di tutto e spacca, quello si. La musica un bel po’ meno.