Che fine fanno i morti su Facebook?

Il tema della vita online sui media sociali dopo la morte è purtroppo sempre attuale. Visto che si parla di eredità digitale e di seppellire i morti anche sui social network volevo segnalare che ad esempio su Facebook è già possibile, nel caso che una persona iscritta scompaia, segnalare il suo profilo come deceduto e quindi realizzarne uno commemorativo.

Basta usare questa pagina di Facebook per segnalare una persona deceduta in modo che il profilo diventi commemorativo. E per il proprio blog o Twitter, Tumblr, Google, MySpace, YouTube ed altri social network?

Non c’è ancora una soluzione definitiva che soddisfi le esigenze di tutti, del defunto e delle persone care. Probabilmente bisognerebbe pensare, oltre a quello biologico, ad un testamento digitale.

Pietro Taricone

Qualche giornale l’ha dato già morto ore prima: questa ansia di tirare fuori e rispolverare i coccodrilli è davvero digustosa tanto quanto l’esagerata sovraesposizione della morte di Taricone sui media. Dieci anni fa, lo stesso giorno, moriva Vittorio Gassman mentre pochi giorni fa è morto Aldo Giuffrè, la voce che nel 1945 disse agli italiani che la guerra era finita.

C’è rimasta per fortuna la capacità di fermarci a riflettere e stupirci davanti alla morte e molte volte nemmeno questo: ho letto e sentito molti amici sinceramente dispiaciuti per la dipartita di Taricone e lo sono anche io, non fraintendete.
Qualche anno fa quando frequentavo l’Istituto Industriale mi capitava, nel tragitto verso casa, di incontrare Taricone sulla sua moto, una delle tante, una Ducati di colore giallo se ricordo bene: lo vedevo entrare spavaldo nella palestra dove si allenava, un James Dean de noantri con la mamma insegnante di liceo. Lo riconobbi solo anni dopo in tv quando era ormai diventato “Pietro Taricone” e la piazza della città si riempì perchè il Garibaldi del nostro 1984 era ritornato vincitore.

E chissà quanti salirono su quel carro. Si potranno dire tante cose su Taricone: che fosse un rozzo ciociaro trapiantato in terra di lavoro, un normale ragazzo della generazione Grande Fratello finito per caso nel magico mondo dello spettacolo o meglio ancora dello show business, che fosse un incosciente perchè padre di una bambina piccolae e con un hobby pericoloso. Il partito dei “se l’è cercata” in questi casi è quello più frequentato.
Non credo che Taricone fosse un bravo attore però si era dato da fare, dopo le prezzolate e vuote serate in discoteca a guadagnare quattrini per fare presenza aveva finito i soldi e si era messo a studiare recitazione, si era sposato con una modella, aveva coronato il sogno del ragazzo di provincia comprando una casa a Trastevere. Aveva, come lo abbiamo tutti noi, un modo di vedere e vivere la vita tutto suo che va rispettato.

Sophie, se tra qualche anno cercando su Google arriverai a questo post sappi che l’ho scritto con le migliore intenzioni senza giudicare tuo padre che in fondo non ho mai conosciuto.

Sono preoccupato invece per tutti quegli italiani che si stupiscono ormai solo della morte, l’unico ed ultimo sentimento in grado di suscitare sdegno e sgomento in questo Paese. Forse perchè le origini di questa Italia sono tutte in quel Malarazza di Domenico Modugno, canto siciliano scritto da un poeta e dedicato ai poveri cristi.
Cominciare ad essere come “O’Guerriero”. Basta lamentarsi, basta continuare ad inchiodare poveri cristi.

Morti che non lo erano

Versione modificata del notizie che non lo erano di Luca. Dopo Bill Cosby è il caso della morte di Giulio Andreotti che alcuni siti e blog hanno dato come certa ma insabbiata per non far crollare Sanremo (che a pensarla così viene da ridere a crepapelle).

Indymedia, Disinformazione.it e voci su Facebook, Twitter, su forum che si chiedono se domani verrà ufficializzata o meno la morte di Andreotti. D’altronde nel paese delle bufale, delle frane annunciate non stupiscono anche le finte morti.

“Il Presidente Obama deve essere ucciso?”

E’ comparso un messaggio simile in uno dei tanti poll, sondaggi, che si possono creare su Facebook. Si è fatto un gran baccano in Usa parlando di “freedom of speech”, libertà di espressione, tanto che sono intervenuti addirittura i servizi segreti. E’ che se bisogna preoccuparsi così tanto dell’applicazione usata da un ragazzo allora c’è qualcosa che evidentemente non funziona.
Certo, i social network potrebbero veicolare messaggi ed azioni illegali ma chiedo agli esperti di sicurezza: finora ci sono stati esempi concreti e reali di questo pericolo?

Via [Corriere]

La vita online sui social media dopo la morte

L’argomento è decisamente poco agostano ma attualissimo: in realtà per esempio di blog dopo la morte se ne parla da un pezzo ormai.
Il Time ha segnalato alcuni servizi per gestire la nostra vita online dopo la morte: come in una sorta di testamento virtuale, Legacy Locker ed altri siti a pagamento conservano le password dei tuoi account ed i files da inviare ad una persona di fiducia dopo il trapasso. Se ancora manca una legislatura seria e definitiva sul testamento biologico, siamo ancora a zero riguardo quello sui diritti digitali.
Ad esempio, ricordo ancora con dispiacere la scomparsa di Blazar, un utente molto attivo nella community dei Tumblr: il suo Tumblr come giusto che sia non è più aggiornato così come l’account di Twitter e presumo anche il suo profilo Facebook.

E’ triste parlare di una DeathStatusphera ma serve per farci riflettere: che fine faranno e come verranno gestiti questi contenuti, penso a messaggi privati, files, foto, video? Quante di queste informazioni poi possono essere utili per fare un business selvaggio che può non avere scrupoli?
Le identità digitali devono avere un inizio ed una fine o possono restare perennemente aperte a disposizione di utenti e soprattutto aziende? Chi può difenderci dal saccheggio digitale? E’ giusto eliminare definitivamente dal Web un account o un profilo pubblico e privato di una persona defunta?