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Social Media Revolution 3

E’ uscita la terza versione del video sulla Social Media Revolution che descrive un po’ di numeri e fatti su questo mondo: i social network hanno superato il porno, 1 coppia etero e 3 coppie gay su 5 si sono conosciute online mentre 1 divorzio su 5 è causato in qualche modo da Facebook, ci sono più studenti che apprendono online di quelli che partecipano a lezioni in aula, il bambino che interpreta Dart Fener di Star Wars non ha mai visto la saga.

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L’era del Social Media Advertising

La maggior parte delle aziende dell’indice Fortune 50 nasconde i media sociali. La strada verso il ROI dei social media però forse non è poi così lunga se il social media advertising riuscirà ad esplodere.
Ci sono tre figure essenziali per fare social media advertising: un Facebook specialist, un content specialist ed un listening specialist. Probabilmente sono quelli che progetteranno il banner sociale, che renderanno usabile e gradevole il banner mini-sito.

Inglesismi e nomi nuovi che definiscono dinamiche ormai già vecchie ma che entrano a far parte di uno scenario più complesso quale quello delle persone e delle loro relazioni. E quindi probabilmente non avrai bisogno di assumerle perchè come dice James Kotecki: social media is your job.

Consulenti che promettono risultati facendoti annusare una polverina magica fatta di business e strumenti segreti? Lasciali perdere, scappa! Dal momento che offri un prodotto o un servizio occuparti dei social media fa già parte del tuo lavoro perchè è una conversazione con i tuoi clienti e le persone alle quali vuoi rivolgerti. Un esempio è il lavoro che ha fatto Alessio Bertallot con la sua trasmissione RaiTunes.

Se vuoi consultare un professionista perchè non hai tempo o hai bisogno di una strategia affidati alla persona giusta che risponda a questo requisito: “The best social media consultants help you define your goals, show you the tools to get there, and work with you every step of the way“.

Social Media is Dead: Long Live Social Media ROI

Bella presentazione di Stefano Karagos sui media sociali dalla quale estrapolo questa slide sul famoso ROI dei social media:

Fare social media non vuol dire creare qualcosa gratis ma investire, sviluppare contenuti, relazioni e misurare continuamente attraverso una seria e rigorosa timeline il ritorno dell’investimento. Sembra semplice ma in effetti è così anche se non esiste (e non deve esistere!) una ricetta o una formula precisa valida e da applicare sempre indipendentemente dal progetto che si sta portando avanti.

Aziende su Facebook: ai ragazzi non interessano

E ora chi glielo dice al responsabile marketing che aveva già preparato il piano media con tanto di ROI? Secondo una ricerca di 3 teenager su 4 che sono attivi online e si collegano su Facebook solo il 6% è interessato a interagire con aziende e brand su Facebook. Il 16% si aspetta di usare i social media per interagire con i marchi mentre il 28% dei ragazzi vorrebbe che le aziende ascoltassero e rispondessero alle loro richieste. (Pier Luca mi segnala il link allo studio completo).

Un altro dato arriva da Techaisle secondo cui su 406 aziende americane tra 1 e 99 dipendenti il 70% ha intenzione di usare i social network come strumento “promozionale” mentre il 45% non sa come i media sociali possano essere utili. Solo il 68% delle PMI in Usa crede che Facebook e altri social network contribuiscano a monetizzare (il 34% delle aziende usa LinkedIn). Se c’è molto da fare negli Stati Uniti figuriamoci in Italia…

Dei 19 milioni di profili attivi in italia circa 13 milioni accedono a Facebook almeno una volta al giorno e quasi 7 milioni di utenti ha un età superiore ai 35 anni. C’è quindi un target di utenti dai 18 ai 35 di circa 12 milioni: quanti di questi sono interessati a conversare veramente con brand e aziende su Facebook? Vale davvero la pena traghettare le PMI verso questi strumenti? Diffidate da chi vi risponde con certezza di si.

Foto: http://www.flickr.com/photos/dynamicmarketing/4037604511/

I social media nel 2011

Fine anno è sempre tempo di listoni, bilanci e previsioni. Prometto che cercherò di uniformarmi il meno possibile a questa banalità.

Ravit Lichtenberg ad esempio ha scritto come cambieranno i social media nel 2011 riassumendo in dieci punti essenziali. Tra tutti questi sono d’accordo con il punto 5: The next big Online Social Network will not be a network at all

Media sociali sarà un termine sempre più in disuso semplicemente perchè cadrà la funzione social sormontata da quella del media, dello strumento, se la notizia partirà da Facebook o da un Diaspora qualsiasi sulla terra forse inizieremo a ragionare più sul concetto di media neutrality, l’evoluzione naturale dei social network e dei blog. Nel passaggio da Zuckerberg ad Assange si coglie l’inizio di questo cambiamento.

Le Social Media Policies delle aziende più importanti

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Le Social Media Policies sono le regole d’utilizzo dei media sociali nel posto di lavoro. Social Media Governance fa un elenco delle Social Media Policies delle aziende più importanti. Attualmente nel database ci sono 82 industrie, alcuni degli esempi sono: About.com, BBC, Cisco, Down Jones, Microsoft, l’Australian Public Service Commission, Wal-Mart.

Non c’è neanche un’azienda italiana nella lista: perchè non facciamo un database targato made in Italy ed ognuno di voi nei commenti oppure via email mi segnala, se può, la policy della sua azienda? I dati che raccoglierò saranno ovviamente anonimi.

[UPDATE]

- Sto raccogliendo le prime policies anche se credo sia meglio fare un Wiki. Comunque, se ne dovessi ricevere abbastanza, le pubblicherò su di un GDocs.

Azienda: Endemol – Prodotto: Le policies variano in funzione del programma tv

Social Media Policies: Nessuna limitazione. Download (anche di plugin come Flash Player) bloccato da password interna riservata a pochi.