Più ingegneri meno avvocati in Italia

Un articolo sul Corriere della Sera di oggi:

Il punto di partenza (comune) Davigo-Alfano è stato la valutazione di come nel Belpaese ci sia un`eccessiva domanda di intermediazione giudiziaria, non una bassa produttività dei magistrati. A farvi fronte ci sono io mila togati che nel loro lavoro di ogni giorno sono assediati da un esercito di oltre 200 mila avvocati. Anzi, una delle tabelle di Davigo certifica che per ogni giudice in carriera in Francia operano 7,1 avvocati e in Gran Bretagna 3,2, da noi la cifra-monstre è di 26,4. «Per questo – ha chiosato il magistrato – proporrei modestamente di portare il corso di laurea in Giurisprudenza a sei anni. In più al primo anno metterei l`esame di analisi matematica, in modo che qualche matricola possa rivedere in tempo la sua scelta e iscriversi a ingegneria». Perché, a giudizio di Davigo, con meno avvocati e più ingegneri l`Italia sarebbe messa meglio

Via [Alfonsofuggetta]

Nuove collaborazioni: Excite Italia e Tekneco

Settembre è mese di novità, sia per questo blog che personali. Con oggi infatti partono due nuove collaborazioni: la prima è con Excite Italia, la seconda con Tekneco.

Partiamo dalla seconda. Ho già parlato qualche tempo fa di Tekneco, testata dedicata ai temi dell’ecosostenibilità diretta dal buon Alessandro Longo. Ho sempre avuto interesse per questi temi dunque ho accettato con piacere l’invito di Alessandro che ha voluto che collaborarssi al progetto proponendo news e focus di approfondimento.
Sto cominciando a studiare queste tematiche e devo ammettere che ci sono tante novità e tanti sviluppi interessanti, c’è davvero tanto da imparare.

Ho già parlato dei “green port” che verranno progettati in Sardegna mentre oggi c’è già un mio primo articolo in homepage dove parlo dell’energia eolica. Critiche e suggerimenti sono ben accetti, il feed da aggiungere è: http://feeds.feedburner.com/Tekneco

L’altra novità è che da oggi collaboro con Excite Italia in qualità di autore: il mio compito sarà quello di curare i contenuti del canale Web 2.0. La linea editoriale è precisa: per ora leggerai articoli generalisti dedicati ad un pubblico molto vario ma in futuro ci saranno anche approfondimenti, interviste. Ad Ottobre, Excite Italia subirà un restyling generale che gli permetterà di avere nuova grafica e grandi potenzialità.

Probabilmente va vista in questa ottica la recente chiusura di alcuni servizi (come quello dei blog) che non erano più utilizzati dagli utenti ossia concentrare sforzi e sviluppi in alcuni settori precisi. Excite è stata acquistata nel 2007 da GoAdv, azienda che ha sedi a Roma, Dublino e Manila e che lavora in tutta Europa: proprio dalla sede di Roma vengono gestite tutte le versioni gemelle di Excite, Francia, UK, Germania, Spagna e Olanda.

Feedback e commenti sono benvenuti, vi aspetto sul canale Web 2.0 Excite. In questo caso il feed da sottoscrivere è: http://rss.feedsportal.com/c/625/f/8189/index.rss

In Italia abbiamo paura di cambiare?

Proprio mentre mi chiedevo se siamo più italiani o europei da qualche giorno gira su Facebook questo post “La paura di cambiare” di Fabrizio Capobianco, CEO di Funambol, che riprende il discorso di Sergio Marchionne al meeting di Rimini.

Marchionne dice che in Italia siamo fermi e non c’è paura di cambiare e guardare al bacino di informazioni e possibilità che arrivano dagli altri Paesi. Cambiare cosa significa? Vendere le nostre aziende (nessun campanilismo, per carità) e spostare la produzione fuori dall’Italia?
Se da una parte c’è la fuga dei cervelli, la maggior parte degli italiani non ha la possibilità (anche economica) di andare all’estero per fare esperienza e respirare quell’aria nuova necessaria a crescere della quale parla Marchionne. E allora bisogna cominciare a trasformare l’Italia dall’interno, e bisogna farlo con coraggio e sprezzo del pericolo. Facendo impresa, sviluppando idee e progetti, inventandosi un lavoro o soltanto facendo bene e onestamente il proprio mestiere.

Questo significa per me cambiare: creare opportunità qui e poi altrove.

Se faccio bene il mio lavoro (l’Italia migliora)

Sto scrivendo un monologo teatrale: si chiama “Santa Precaria“. E’ la storia di una donna che fatica a trovare lavoro, una storia come tante.

Gli italiani lavorino di più contro la crisi diceva Berlusconi. La riflessione agostana non troppo pesante altrimenti si rischia di soffocare dal caldo e dall’acidità di stomaco è: se fai bene il tuo lavoro e ti impegni nel migliorarti sempre fai un favore ed aiuti anche chi un lavoro non ce l’ha come raccontano quelli di Cogito Ergo Sud in questo video.

Più facile a farsi che a dirsi: ma più che un decreto salvaprecari serve che ognuno di noi faccia bene ma proprio bene il proprio mestiere. Solo così si aprono nuove possibilità anche per chi non ha lavoro…

Ma cos’è questa crisi (nelle tlc)?

Terminata l’inutile onda di silenzio si torna a parlare dei problemi italiani. Quasi fossero i saldi di stagione stanno per arrivare i primi grandi sacrifici indispensabili che colpiranno chi in questo periodo non può e non riesce ad inventarsi un nuovo lavoro. Non ci sono solo i lavoratori di Pomigliano.

Tra questi penso ai 3700 licenziamenti di Telecom su 6280 esuberi: fa specie leggere un numero del genere e poi parlare di banda larga, di investimenti nelle reti di nuova generazione, vero?
Un settore strategico come quelle delle telecomunicazioni andrebbe più che difeso incentivato ed invece niente, nessuna proposta sul tavolo se non le solite negoziazioni (necessarie per carità ma non sufficienti) con i sindacati.

Due anni fa per le soluzioni anti crisi il Governo si inventò la social card e l’aumento dell’IVA di Sky. Da allora in poi il vuoto.
Nessun disegno per strutturare il mercato del lavoro in Italia o favorire il merito e le aziende virtuose, assistere e guidare i precari, alimentare la sinergia tra università e lavoro.

Avevo proposto di realizzare un wiki per tutte le aziende che sono in crisi. Se hai ancora voglia l’idea purtroppo è ancora valida.

Collaborazione con Wired.it

wired italia dario salvelli

Da ieri potete trovare qualche mio articolo anche sul sito di Wired Italia che vi invito a leggere perchè i contenuti migliorano di giorno in giorno. Il primo contributo s’intitola: “Scrivere a macchina sull’iPad“.
Si tratta di un’idea semplice di un giovane ingegnere elettronico di Philadelphia che ho contattato per farmi spiegare come l’ha realizzata: usando Arduino e due schede elettroniche è riuscito a far collegare qualsiasi vecchia macchina da scrivere ad un gadget moderno come l’iPad.

Sono queste le storie che mi piacerebbe leggere e raccontare su Wired: ed a te?
Se hai segnalazioni scrivimi a: wired@dariosalvelli.com

Lavorare su Internet non conviene?

Luogo: Italia. Data: 2010. Parola chiave-tag: Precarietà.

Storie di persone (italiani, si, italiani!!) costrette a togliersi il sangue giorno per giorno e poi a morire per rivendicare il diritto allo stipendio ed al lavoro, neomamme “costrette” a rapinare banche in compagnie dei neonati, operai che decidono di vivere in celle buie ed umide o sui tetti, ispettori di sicurezza che si suicidono, nascita di organi come il coordinamento di giornalisti precari.

In questo scenario sembrano quasi surreali discussioni come queste sul lavoro in Internet ed in particolar modo sul giornalismo web (mi pare si possa fare lo stesso con la carta stampata) che paga articoli o post a 3 euro cadauno, roba che quando 3 anni fa parlai di quel diavolo del nanopublishing molti mi considerarono arrogante, presuntuoso, indisponente. Per i freelance invece ora si aspetta che l’ODG pubblichi la sua ricerca smascherando i cattivi che sottopagano i giornalisti: controllati e controllori non sono mai esistiti in questo Paese.

Non ci sono solo giornalisti, content manager, esperti di marketing, web designer e sviluppatori a questo mondo.
Ti sei mai chiesto la Internet italiana a quante persone dà da mangiare e quale rapporto ricavi-perdite produce? Se hai delle cifre precise segnalamele così cominciamo finalmente a ragionare su qualcosa di concreto.

Dicevamo? Ah, la precarietà e gli stage. Quest’ultimi sono regolamentati per legge, no? Ed allora – perdonate la mia ignoranza sulle leggi che regolamentano l’industria editoriale – che senso ha fare una carta dello stagista? L’idea è bella, certo, ma i sindacati a cosa servono?
Forse sto mettendo troppa carne a cuocere e sto perdendo il motivo per il quale ho scritto questo post. In altri Paesi anche uno sguattero può arrivare a prendere 1500 euro al mese. E si: ci sono sistemi di previdenza e sanità diversi da quello italiano.
Ad esempio in Germania dopo la riforma fiscale del 2007 fino a 400€ al mese non si pagano tasse e contributi (uno studente potrebbe essere agevolato), fino a 800€ in maniera ridotta mentre al di sopra non ci sono riduzioni. Ovviamente le tasse variano anche lì in funzione del reddito, non è il paradiso.

In Italia non esiste un mercato del lavoro e quindi devi costruirtelo con un mix di competenza, determinazione (o meglio
“coraggio”), furbizia e fortuna in una indefinita miscela che ha nella meritrocrazia un ingrediente con percentuali random. Troppo facile dire “fai un lavoro che ti piace e non lavorerai per tutta la vita“: se penso alle storie di sopra mi verrebbe da dire con rabbia che è meglio non lavorare e campare di loschi espedienti, soluzione geniale trovata da molti uomini malavitosi.

Per fortuna c’è ancora chi insegue sogni e progetti e – guarda un po’ che stupidi! – proprio nel giornalismo.