C’era una volta il Social Media Manager: è giunta l’ora dei Social Media Expert?

social media expert

Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad una evoluzione delle professionalità degli addetti che lavorano nei Social Media e che andavano sotto il titolo di “Social Media Manager”. Finalmente le aziende – dopo gravi errori – stanno comprendendo che forse è il caso di affidarsi a professionisti gestendo gran parte del budget dedicato ai Social Media attraverso una figura interna, più in grado di lavorare non soltanto sul marketing ma anche sulla comunicazione rendendo l’impresa veramente “social”.

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Il grafico che vorrei in Italia

A me dei plastici di Bruno Vespa non importa nulla: per una volta in Italia mi piacerebbe vedere un grafico simile a quello presente nel nuovo spot “Go” di Barack Obama. Lascia stare il marketing politico di Obama che è davvero super: mi piacerebbe che il Governo dei tecnici dopo 1 annetto qualche risultato, nonostante la crisi, mostrasse. E che lo si facesse dal 2013 in poi, dal dopo Monti.

Da una parte la tassazione, dall’altra i nuovi posti di lavoro creati e quelli persi con i rispettivi livelli di reddito.

Italia 8,6 30 39

C’è gente che vede l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza ed Equitalia dappertutto o quasi e forse è quel quasi che ci frega. C’è gente che vede ricchi dappertutto ma perde di vista il fatto che non c’è niente di male a produrre ricchezza se è figlia della legalità.

Vedo la politica fare poco se non limitarsi ad annunciare decreti, la panacea di tutti i mali dell’Italia sempre in emergenza, in riserva.
E vedo gente che non lavora (l’8,6% secondo l’ISTAT), vedo gente studiare, altra non fare niente (se Aristotele diceva “lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero”, Serge Latouche ne “La scommessa della decrescita” cita Jacques Ellul e parla di lavorare meno, lavorare tutti) durante il giorno ma comunque tutti accomunati dal fatto di essere disoccupati e non avere un lavoro. Ne vedo di giovani ma anche di 50 enni e vorrei si cominciasse a parlare di disoccupazione senile anche sui media e con indagini serie.

E ne vedo tanti al Sud ma anche a quel Nord che per molti è diventato sempre più Nord, oltre Milano e Bergamo.
E vedo la disoccupazione giovanile essere salita al 30,1%, il tasso più alto dal 2004.
E vedo la disoccupazioni delle giovani donne del Sud al 39% con 4 ragazze su 10 che non lavorano.

E vedo sempre manovrone, non vedo mai misure a breve e medio termine che dimostrino per una volta la comune visione di uno scenario con il tentativo di spaccarla più che di scivolarci sopra camminando a tentoni urlando “Crescita“!
E vedo le microimprese, quelle che più assumono a tempo indeterminato (udite udite!), essere snobbate di continuo con tanti poveri startupper e lavoratori strozzati dalla burocrazia e dall’impossibile Srl.

E vorrei vedere invece degli incentivi ed obiettivi fissati per il lavoro, non di quelli fumo che si davano al settore dell’automobile ma simili a quelli che si è data l’Europa per i cambiamenti climatici con il 20-20-20 anche se riformulati in maniera diversa e più credibile.

Se questo Paese vuole davvero risorgere è questo l’obiettivo che si deve fissare: Italia 8,6-30-39. Da Cortina in giù sono ancora troppo pochi quelli che ne parlano e fanno qualcosa.

Monti Python

A chi farà ridere il decreto Salva Italia di Monti? A pochissimi perchè come un pitone Monti ha cercato di colpire e mordere con un decreto da subito ciò che l’Europa e tutti chiedevano all’Italia: affrontare in qualche modo la crisi.

Ha il merito d’aver affrontato la previdenza sociale: proprio il ministro Fornero che spero venga ricordato più per ciò che farà che per il suo pianto, spiega in questo video di Superquark le pensioni.

E’ vero che preoccupa che non ci siano diverse cose che il primo discorso di Monti del suo insediamento aveva fatto ben sperare: lotta all’evasione, lotta alla corruzione, crescita e equità. Ma questo è un Governo di transizione, certamente di tecnici ma pur sempre un Governo e dunque è fatto di politica, di compromessi.
Ci si lamenta che non sia un esecutivo d’espressione democratica: se questo decreto venisse bocciato e la fiducia negata saremmo punto e da capo.

Tra le cose che non ci sono: mancano ancora tanti privilegi da eliminare come quello nei confronti della Chiesa e dei grandi patrimoni, spariranno le pensioni d’anzianità, l’IVA arriverà fino al 23%, il Vaticano continuerà a non pagare nemmeno 1 € di Ici-Imu, la ripartizione dell’8×1000 resta invariata (i patti lateranensi soprattutto in questa crisi vanno rivisti), l’addizionale Irpef regionale sale dallo 0,9 all’ 1,23%, la vergognosa riforma Gelmini sull’Università per ora resta lì dov’è, la legge europea anticorruzione firmata e non ratificata dall’Italia resta una chimera, nessun provvedimento ancora sulla crescita ma solo tagli ai consumi, mancano provvedimenti su agenda digitale, innovazione e green economy. Continue reading “Monti Python”

I social media e Internet tra lavoro e vacanze

Segnalo due post che cercano di rispondere al quesito che si ripropone ogni estate: accendo e mi porto la connessione Internet mobile (insieme al tablet) in vacanza per leggere e lavorare ogni tanto oppure stacco davvero tutto?

Secondo Dino le vacanze ai tempi dei social media portano due tipi di approcci entrambi abbastanza talebani: spegnere tutto, anche il cervello, oppure staccarsi dalla Rete e andare offline. E laddove Facebook è stato in grado di diventare un nuovo media in cui si diffondono le informazioni tenerlo spento o acceso può risultare dannoso o comodo semplicemente a seconda delle esigenze.

Per chi usa durante l’anno spesso e sempre Internet per lavorare questo dubbio diventa invece più profondo tanto da portare ad uno scenario in cui ferie e lavoro inevitabilmente s’intrecciano: la vacanza è lavoro o il lavoro è vacanza si chiede Luca?

Ho sperimentato sulla mia pelle tutte le eventualità: connessione sempre accesa, sempre spenta, cervello spento, lavoro in vacanza, Internet a sprazzi. Quest’ultima si sta rivelando durante questa estate una buona soluzione: usare Internet solo quando se ne ha veramente bisogno (cercare qualcosa) senza avere l’ansia di dover divorare le informazioni che hanno inghiottito anche gli altri per non sentirsi indietro rispetto alla realtà, ai “social media”.

Qualche giorno fa ho provato ad aprire il sito dell’ANSA e il lettore di feed ma dopo aver caricato la pagina al primo “crisi” ho preferito disconnettermi. Non sono i giornali, Internet o il Televideo a renderci felici, tristi ma come sappiamo usare il nostro cervello per sfruttarli.

In morte di un Precario

Nel Medioevo la Precaria era una sorta di usufrutto dato in concessione (poi dicono che quel periodo fosse buio). Nel 2011 un giornalista precario si è suicidato qualche giorno fa, forse non ha avuto il tempo di leggere che il Corriere assume giovani redattori. Già, solo giovani: Pierpaolo Faggiano invece aveva 41 anni e come tanti lavoratori viveva in un limbo quotidiano fatto di incertezze e paure. Continue reading “In morte di un Precario”