Differenze tra blogger e giornalisti: i commenti agli articoli dei giornali

Se è possibile (ed ha senso) fare ancora una differenza tra giornalisti e blogger è la seguente. Qualche giorno fa ho commentato un articolo su di un importante giornale online riguardo la questione del portale regionale della Campania ed il mio è ancora l’unico commento pubblicato.

Sono tornato a vedere se l’autore del pezzo aveva risposto ma nulla. E così ho provato a contattarlo via Facebook e dopo 23 minuti mi ha prontamente risposto scrivendo:

Salve, io di solito non leggo mai i commenti ai pezzi e non mi metto a rispondere, che altrimenti dovrei passare la giornata a fare solo questo. Mandi una email che è meglio, quelle le leggo eccome, i commenti sono un dibattito tra i commentatori.

Se sei un giornalista e nel 2012 non hai tempo per seguire ciò che pubblichi (ma poi sei sempre su Facebook…) è meglio che non scrivi per il web. L’atteggiamento di alcuni giornalisti nei confronti dei commenti agli articoli online è vicino a quello di un ring al quale è meglio non avvicinarsi per non prendere i cazzotti che si scambiano i lettori o che vorrebbero tirarti. Chissà che ne pensa il Giornalaio

I giornalisti sono aggregatori

Tempo e attenzione. Aggregare nell’accezione positiva del termine, nel riportare, far riemergere e approfondire ciò che le persone dicono. I giornalisti sono sempre stati aggregatori, non produttori di contenuti ma quindi di “senso”.
Ed è proprio nella ricerca e nel ping pong dell’informazione che si creano storie. Un po’ come fanno già strumenti come Storify e come sono certo faranno molti giornalisti attraverso la futura YouTube TV che con i loro Live da tutto il mondo aggregaranno divani, case, menti e necessità a volte comuni e condivise come nel caso delle radiazioni sociali.

Foto: http://breannschossow.tumblr.com/

Murdoch: “più iPad e meno giornali per salvare il giornalismo”

rupert_murdoch

Forse Murdoch non ha capito cosa rischia insistendo sul volere dei paywall per le notizie e Google in fondo è già pronto a farlo fuori se è questo che vorrà.
Ha infatti dichiarato nuovamente: “we are going to stop people like Google or Microsoft or whoever from taking stories for nothing … there is a law of copyright and they recognise it

Niente di nuovo quindi: come racconta Stefano per alcuni spazi digitali bisogna fare richiesta scritta per indicizzare i contenuti. La parte più interessante invece è questa:

I got a glimpse of the future last weekend with the Apple iPad. It is a wonderful thing. If you have less newspapers and more of these … it may well be the saving of the newspaper industry.”