Perchè usare Chrome come browser predefinito su iPhone e iPad

Se c’è una cosa che non sopporto sono i sistemi chiusi: ci siamo sempre lamentati tanto di Microsoft che sul suo Windows ha obbligato per anni ad usare Internet Explorer invece di altri browser e non vedo perchè non dovremmo farlo con Apple per il suo Safari su iPhone e iPad.

Non voglio dover smanettare per fare necessariamente il jailbreak al mio dispositivo: mi basta l’App Store, non ho bisogno di trasformare il mio iPhone in un netbook e avere una applicazione anche per andare al bagno ma voglio poterlo usare al meglio anche come cellulare. Un preambolo per spiegare che senza jailbreak non posso impostare un browser diverso da Safari sul mio iPhone o iPad.

Google infatti da qualche giorno ha rilasciato Chrome (e Google Drive) per iOs disponibile per iPhone e iPad: stanno circolando le istruzioni per impostare Chrome come browser predefinito su iPhone e iPad con BrowserChooser, un repository che si trova sullo store Cydia.

Sto provando Chrome sul mio iPhone 4 con iOs 5.1: l’impressione è che la velocità di caricamento delle pagine (meno quella di start) è superiore a Safari. Chrome sembra andare una scheggia e soprattutto su iPad credo che diventerà presto insostituibile rovesciando Safari. Tra le funzioni che mi piacciono:

– L’integrazione con l’account di Google permette la sincronizzazione dei tuoi dati: password, preferiti e addirittura le tab aperte su altre postazioni. Puoi navigare un sito sul PC e saltare su iPhone o iPad per continuare a farlo;
– Puoi aprire un numero di tab infinite e gestirle attraverso uno scroll verticale il che diventa ideale anche per schermi piccoli come quello dell’iPhone;
– Aprire schede di navigazione in modalità Incognito permette ad altri di non poter scoprire quali siti web hai navigato: è comodo se vuoi prestare un attimo l’iPhone a tuo figlio o al tuo compagno;
– Infine la funzione “Richiedi sito desktop” ti permette di usare facilmente il browser per guardare i siti web nella loro versione desktop.

iBand: canzoni di Natale con iPhone e iPad

North Point’s iBand from North Point Web on Vimeo.

Suonare con l’iPhone e l’iPad non è più una novità perchè le iBand ormai spuntano come funghi. Quest’anno vorrei evitare di farvi gli auguri di Happy Christmas con il solito Natale pieno di post colorati di rosso ed ho pensato di segnalarvi questo video dove tutti suonano con iPad e iPhone, magari ci provate anche in famiglia. Appena ho un attimo faccio una lista di applicazioni utili.

Il Governo del fare (le applicazioni inutili)



Due anni e sentirli tutti: scarica anche tu la magica applicazione per iPhone e Ipad del Governo Berlusconi dove tutti sono felici e nessuno muore di fame. E’ probabilmente l’unica cosa che ci ricorderemo di questo Governo Berlusconi anzi del PdL visto che l’iniziativa parte da lì.
A cosa serve lo spiega Antonio Palmieri, l’uomo Internet di Berlusconi: “E poi non è detto che nel mondo libero di Internet si debba seguire sempre una tendenza come quella della forte interattività

Sarei curioso di sapere quanti useranno e scaricheranno questa applicazione da iTunes e le valutazioni che farà: già me lo immagino Bersani mentre fa check-in e chiede amicizie su Foursquare aprire questa applicazione sull’iPhone per leggere le ultime notizie.

Schiavi della mela e del lavoro

Questa cosa che Apple ha ammesso di usare bambini per fabbricare i propri prodotti molti dei quali in Cina sinceramente fa abbastanza schifo. Non faccio falsi moralismi, probabilmente anche il notebook dal quale scrivo o la birra di ieri sera sono il frutto di lavoro nero, mal pagato, sfruttato, illegale.

Il Think Different va a farsi benedire e muore davanti al profitto capace di affamare anche una delle aziende più innovative: Apple non è la prima e non sarà certamente l’ultima azienda ad usare manodopera a basso costo. Apple non ha scusanti, nemmeno quella che le fabbriche fossero fornitori esterni e quindi controllate da altre società.
Forse i fondamentalisti della mela non si sarebbero mai aspettati di avere tra le mani un iPhone costruito da un bambino orientale oppure pur sapendolo hanno sempre preferito chiudere gli occhi davanti all’ultima applicazione figa lanciata sul mercato. Ciò vale per Apple come per qualsiasi altra azienda tra quelle 102 che non fanno controlli adeguati.

E’ un problema serio che viene trattato meno che del green computing con il quale è strettamente collegato: mentre ci chiediamo cosa verrà dopo l’iPad chi realizza iPod o cellulari di ultima generazione non deve essere esposto a pericolose sostanze chimiche soltanto per consentirci di sfogliare voracemente l’ultimo libro di Douglas Coupland. Non voglio cadere nello stereotipo del consumismo sacrificale e del capitalismo subdolo che ci distrae e seduce come una droga fino a stenderci al tappeto.

I fatti nei diversi Paesi del mondo dimostrano che l’equità sociale resta un principio puramente teorico ma che la Rete, quella fatta di persone prima e di tecnologie poi, forse può servire come risorsa per spostare il dibattito sui diritti dell’uomo e del lavoro, dalla denuncia all’indagine collettiva il passo è breve. E se il prossimo passo fosse un peer to peer di sindacalisti anonimi?