Globalizzazione: come devono cambiare territorio e fabbriche

Consiglio a tutti la visione di questo video del professore Enzo Rullani durante il convegno Innovazione e territorio: le aziende pordenonesi tra locale e reti globali.

Estrapolo e annoto qui di seguito alcune frasi dal suo intervento (che condivido in pieno) perchè possono essere utili a imprenditori, lavoratori, politici. Sono belle parole, sarebbe interessante sapere punto per punto come metterle in pratica dunque vi invito ad approfondire.

– In un economia della conoscenza se tu sei uguale ad un altro non porti un piffero, il tuo valore aggiunto è zero.

– Una buona idea che rimane confinata in un ambito ristretto vale poco non diventa una forza trainante, una motrice, una spinta di business. Il valore si crea moltiplicando l’idea.

– Le aziende più o meno se la cavano sempre ma chi rischia con la globalizzazione sono i territori, che non si possono spostare, ed i lavoratori che dovranno giustificare la differenza di reddito con altri mercati, oggi scontata, ma tra 3-4 anni assurda ed indifendibile.

– Dobbiamo avere una diversa economia della conoscenza nelle fabbriche usando in maniera diversa le idee, i significati, il valore che si dà al prodotto che ha valore perchè si inserisce in una filiera che gli dà qualità, moltiplicatori. E’ l’intelligenza che sta nella testa delle persone che conta non nelle macchine.

– Il nostro sistema industriale non ha mai presidiato le filiere, nessuno ha mai controllato e organizzato il valore che c’è a valle delle filiere.

– Il territorio è una delle reti, non il contrario. Il territorio deve dare delle reti importanti locali basati sulla prossimità e l’accesso alle reti grandi e aperte.

– Il territorio è l’identità costruita non quella storica. Bisogna interrogarsi su cosa il territorio vuole diventare. Dobbiamo imparare a raccontare e a raccontarsi: il racconto è fatto di arte, letteratura, di film, esperienze, del creare una città viva, del fare in modo che emergano idee condivise da una popolazione.

– Dobbiamo cominciare a costruire lo spazio metropolitano, lo spazio di quelli che lavorano con noi in idee di mercato e servizi rari, importanti.

– Il territorio non è affidato al Comune, alla Provincia, alla Regione, al federalismo. E’ una idea sbagliata: il territorio è dei cittadini che si muovono nello spazio e vanno a cercare ciò che gli serve.

– E’ l’apertura della Rete delle persone che fa i moltiplicatori.

Le tre possibilità di un uomo del Sud Italia

Photo Credit: mastebo

Perchè non si può fare l’imprenditore al Sud? Lasciate perdere i convegni, i seminari, è tutto molto semplice e lo spiega benissimo Gianluca Dettori:

Se sei in Calabria, hai tre possibilità: o ti metti nel business della cocaina, o in quello dei fondi pubblici o te ne vai via. La maggior parte dei soldi che sarebbero destinati all’innovazione, sono erogati con criteri clientelari e che non hanno nessun collegamento con la redditività. Questo meccanismo ha innescato una sorta di darwinismo all’incontrario, per cui quelli che gestiscono i soldi e quelli che li prendono sono i peggiori, invece dei migliori.

Basta sostituire Calabria con qualsiasi regione del Centro-Sud ed il risultato non cambia. C’è però anche una quarta via: vendere gli organi su eBay.

Perchè non si può fare imprenditoria al Sud

Se non volete che lo Stato obblighi le persone a nascondere la propria anagrafica o magari anche a fare corsi di dizione liberate il mezzogiorno dai suoi stessi fantasmi, investite i soldi nella scuola, nella cultura, nell’università e nella ricerca.
Fate 2 politecnici per regione, combattete gli sprechi, l’assenteismo, le false invalidità, la corruzione nella gestione delle gare d’appalto e nell’approvigionamento dei fondi pubblici indipendentemente dalla regione di provenienza (camorra, mafia, n’drangheta).

Non importa che siate di destra, della sinistra di 30 anni dopo o del nuovo centro. Fatelo e basta, da cittadini: per gli imprenditori, i lavoratori, le casalinghe, i vostri figli, i precari.
C’è chi dice NO di Report è davvero una bella rubrica, dovrebbe occuparsi quasi esclusivamente del Sud.

L’importante è che tu sia di Caserta e il clan ti segue ovunque. In troppi pagano, qualcuno si accorda. Gli imprenditori di Terra di Lavoro non sfuggono alle mire del clan, possono al massimo affiliarsi.
Dovunque lavorano sono inseguiti e contattati dal clan dei Casalesi. Sia che le loro attività si svolgano nel Casertano come nel Nord Italia per il clan non fa alcuna differenza: basta che gli imprenditori siano casertani e questo è sufficiente per rientrare nelle mire della camorra. E’ la strategia, sempre più confermata da indagini e arresti, che da anni il potente clan dei Casalesi sta portando avanti.

Via [Casertac’è]

Photo: http://www.flickr.com/photos/valpopando/

Srl facile ed alla portata di tutti: una battaglia da sostenere e divulgare

Ho letto le lettere aperte di questi giorni: quella agli investitori di startup ed agli imprenditori italiani. In entrambi si nota quella voglia di cambiare l’Italia che non è politica ma sostanziale, qualcosa della quale parla anche Fabrizio Capobianco.

E non credo siano lettere e intenzioni per autoploclamarsi o farsi belli in pubblico. Penso che da questi spunti debbano nascere azioni concrete supportate da un movimento d’opinione comune a tutti, non solo a chi vuole fare impresa ma anche a chi ci vuole lavorare. Perchè l’unico modo per cominciare a cambiare è fare bene il proprio lavoro cercando di migliorarsi.

Chi vuole aprire oggi una propria società in Italia, perchè ha un’idea o desidera un lavoro “migliore”, è assalito da difficoltà burocratiche ed economiche. E non basta neanche che sia più facile aprire una società attraverso il Registro Imprese usando
“semplicemente” il sito web.

La prima causa che la stessa Confindustria dovrebbe sostenere è l’idea di una Srl alla portata di tutti di David Welton. Il perchè è – appunto – facile:

In Italia, creare una SrL costa migliaia di Euro, senza contare il capitale sociale, che deve essere di almeno 10000 Euro. Per un paio di ragazzi con un’idea innovativa e poco altro, non sono pochi soldi. Con alcuni computer e un server situato da qualche parte nel mondo, i due ragazzi citati sopra potrebbero fare un sito web di successo, o creare un software rivoluzionario.

Nel Regno Unito, il costo di una “Ltd” (Limited) varia da 25 sterline per un pacchetto base, a 250 sterline ‘tutto compreso’. Negli Stati Uniti, creare una “LLC” (Limited Liability Company), costa dai 50 ai 500 dollari a secondo dello stato in questione, ed è possibile fare tutto tramite un sito web in molti casi.

Lascio a giuristi ed economisti un commento competente sull’eventualità di una Società a responsabilità limitata più diffusa in Italia e di facile accesso per i giovani. Io credo che ogni blog italiano, di qualunque argomento parli, debba sostenere questa iniziativa anche solo inserendo il banner che trovate sul sito Srl Facile.

Perchè non facciamo che questa idea arrivi su Facebook, in Confindustria e in qualche emendamento?

In Italia abbiamo paura di cambiare?

Proprio mentre mi chiedevo se siamo più italiani o europei da qualche giorno gira su Facebook questo post “La paura di cambiare” di Fabrizio Capobianco, CEO di Funambol, che riprende il discorso di Sergio Marchionne al meeting di Rimini.

Marchionne dice che in Italia siamo fermi e non c’è paura di cambiare e guardare al bacino di informazioni e possibilità che arrivano dagli altri Paesi. Cambiare cosa significa? Vendere le nostre aziende (nessun campanilismo, per carità) e spostare la produzione fuori dall’Italia?
Se da una parte c’è la fuga dei cervelli, la maggior parte degli italiani non ha la possibilità (anche economica) di andare all’estero per fare esperienza e respirare quell’aria nuova necessaria a crescere della quale parla Marchionne. E allora bisogna cominciare a trasformare l’Italia dall’interno, e bisogna farlo con coraggio e sprezzo del pericolo. Facendo impresa, sviluppando idee e progetti, inventandosi un lavoro o soltanto facendo bene e onestamente il proprio mestiere.

Questo significa per me cambiare: creare opportunità qui e poi altrove.

Il migliore business model del mondo

Anthony Tjan scrive un post utile agli imprenditori nel quale segnala qual è secondo lui il migliore business model con il quale ricavare soldi in maniera solida:

Here it is: recurring revenue + fixed cost leverage = superior cash flow.

If you can find a business that has highly repeatable revenues (and often paying in advance for that recurring revenue) and if you can keep your CAPEX to, say, less than 10%, then you probably have a winner. Businesses that capture this model are often correlated with some differentiated form of intellectual property (IP).

Detta così sembra una formula facile facile. Cosa ne pensi? Qual è la tua esperienza?