Catturato il ladro delle foto di Scarlett Johansson: da hackerazzi a indignazzi

Secondo alcuni, quelli che seguono le cose “non importantissime”, dovremmo “ringraziarlo” per averci svelato momenti di vita intima di Scarlett Johansson e aver fatto partire meme storici ma come per il video di Belèn a mio avviso questa mania voyeur ormai non ispira più neanche i siti di gossip alla Dagospia.

Christopher Chaney, 35 anni, è stato catturato per aver rubato le foto di Scarlett Johansson nell’ambito dell’operazione dell’FBI “Hackerazzi”. Chaney non l’avrebbe fatto per soldi eppure rischia circa 121 anni di carcere se risulterà colpevole. A quanto pare non si tratta nemmeno di un sofitsticato hacker: Chaney è riuscito ad accedere agli indirizzi di posta elettronica di circa 50 persone e ha rubato informazioni personali di celebrità (come Christina Aguilera, Mila Kunis, Simone Harouche e Renee Olstead) attraverso un inoltro automatico delle email.

Dalla sua casa di Jacksonville in Florida non usava nessuna tecnologia particolare ma seguiva fedelmente le sue vittime leggendo gli account Twitter e Facebook e documentandosi su siti e riviste di gossip. In questo modo soffiava le credenziali di accesso semplicemente rispondendo in maniera esatta alle domande di recupero delle password: d’altronde se si provava a cambiare password Chaney aveva l’inoltro della email con la nuova.

Intanto, a proposito di cose importanti, domani 15 ottobre sono state organizzate una serie di agitazioni da parte di molti movimenti con una strategia confusa che spero riesca a portare soluzioni concrete e non il solito “facite ammuina” con scontri tra “manifestanti” e polizia.

1 hacker su 4 è un informatore dell’FBI

Interessante pezzo del Guardian: secondo Eric Corley il 25% degli hacker americani è stato contattato dall’FBI ed ha lavorato per loro. Non è certamente una novità, WIRED aveva già pubblicato documenti sulla modalità di infiltrazione del corpo investigativo americano che usava degli spyware per monitorare alcuni utenti di Internet. Continue reading “1 hacker su 4 è un informatore dell’FBI”

‘Gna fa o nun ‘gna fa?

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Dopo oltre mezza giornata, il sito della Riforma Brunetta è ancora irragiungibile a causa di un attacco hacker, almeno a quanto dicono le fonti ufficiali. Molti nemici, molto onore?
Mah…questi hacker italiani devono essere degli appassionati di politica, stanno sempre in disparte ed escono fuori (ma guarda un po’!?) ogni volta che c’è il lancio di un nuovo sito.

Comunque pare che Riformabrunetta.it giri su Drupal dunque se non si hanno le competenze risparmiare usando un open source non conviene mai. Chè poi probabilmente sarebbe successo con qualsiasi altro CMS. Vediamo quant’altro tempo ci mettono a tirarlo su ed a risolvere il problema.

[UPDATE]

– Gliel’ha fatta! Il sito è online e puoi anche esprimere un giudizio con le famose emoticon tanto care a Brunetta.

I panni sporchi di Poste Italiane si lavano su Google

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Prova a cercare “poste italiane” su Google anche nei prossimi giorni

Dopo l’attacco ed il defacement del sito di Poste Italiane di ieri l’immagine dell’azienda ne esce visibilmente colpita. Questa banalità porta ad una serie di considerazioni che non riguardano soltanto la fiducia del cliente verso un servizio, prodotto e relativa psicosi: avrai spulciato subito il tuo Bancoposta così come a me è venuto in mente di controllare la Postepay.
La contrapposizione tra l’attacco cracker e la recente proclamazione di un accordo relativo alla cyber security stilato proprio da Poste Italiane ha il suono di una ironica beffa: evidentemente non è bastato a difendersi dal cyber crimine.

Non era stata approvata una legge durissima contro il cybercrime? Perchè non viene applicata ed, in caso contrario, in quale modo viene fatta rispettare?

I soliti hacker cinesi

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I malware di GhostNet si diffondono come allegati via email

Non è la prima volta che vengono accusati o si ha il sospetto che in Cina ci sia un potente network spia che si infili nei computer di tutti i Paesi, GhostNet, una vera e propria rete di spionaggio industriale che prende di mira uffici governativi come quelli delle ambasciate. Questa volta però le nazioni toccate sono ben 103 con circa 1295 computer attaccati ed infettati da pericolosi malware: chi vuole può approfondire l’argomento leggendo Tracking GhostNet.
Tralasciando l’aspetto esotico della guerra nel cyberspazio i legislatori italiani dovrebbero essere maggiormente preoccupati di queste dinamiche piuttosto che dell’innocente ragazzo costretto a scaricarsi gli MP3 perchè non può forse permettersi di acquistarli (per lo meno non tutti).