I giornali per tablet non funzionano?

The Daily è (stato!?) il primo giornale a uscire solo su iPad: Rupert Murdoch – che come Confalonieri è sempre stato ostile nei confronti del Web minacciando Google e Microsoft – sollecitato dal figlio lanciò il quotidiano in pompa magna sparando dichiarazioni entusiaste sull’iPad.

E’ notizia dell’altro giorno che il The Daily è in crisi, ha una perdita di 30 milioni di dollari e che quindi la sua fine è vicina. Intanto ha tagliato 50 posti di lavoro su 170 licenziando quindi un terzo dei suoi dipendenti, eliminando la sezione dedicata allo sport e gli articoli d’opinione.
In 18 mesi ha raccolto 100 mila abbonati che pagano 99cent a settimana (o 40 dollari all’anno) per leggere The Daily ma evidentemente non bastano e la quota di 500 mila che era stata fissata per stare nell’investimento sembra lontanissima. Eppure The Daily nel 2011 è stata l’app nel settore News più scaricata sullo store di Apple.

Dopo quasi un anno a Maggio del 2012 il giornale di Murdoch è poi sbarcato anche su iPhone (e su alcuni Android) offrendo un modello più economico che si basa su alcuni articoli gratuiti e l’accesso completo alle notizie con un abbonamento a 1,99 dollari al mese o 19,99 dollari l’anno. Che senso ha fare da commidity di notizie quando le posso trovare gratuitamente altrove?

Probabilmente l’errore più grosso da editore di News Corp è stato quello di proporre “prima di tutti” quella che sembrava una apparente innovazione (giornale su iPad) non tenendo conto di ciò che accadeva e sarebbe successo nel mercato.
La maggior parte delle notizie che consumiamo arriva ormai da: social network (Twitter, Facebook, Google+ e reti sociali verticali), aggregatori in vecchio stile come Google News o Yahoo News, servizi di social magazine creati dagli utenti come Flipboard, Zite, Pulse, Prismatic, Editions.

Perchè quindi è più difficile che un giornale per tablet funzioni? Una applicazione di un quotidiano del genere diventa praticamente obsoleta o comunque decisamente meno interessante in quanto il suo contenuto è monotematico (ma non abbastanza forte come in un vero tabloid), esprime un solo punto di vista e spesso non è neanche arricchito da link. Inoltre un altro difetto di iniziative come The Daily è la mancanza di un sito web che possa favorire le discussioni e le condivisioni dei lettori.

Si possono fare tanti ragionamenti sulla piattaforma, tablet o smartphone, ma credo che il successo o l’insuccesso di un prodotto editoriale come The Daily dipendano sempre dalla qualità del suo giornalismo, dal valore dei contenuti e dalla scrittura. Cosa leggi di più sul tuo tablet: editoriali o news?

Differenze tra blogger e giornalisti: i commenti agli articoli dei giornali

Se è possibile (ed ha senso) fare ancora una differenza tra giornalisti e blogger è la seguente. Qualche giorno fa ho commentato un articolo su di un importante giornale online riguardo la questione del portale regionale della Campania ed il mio è ancora l’unico commento pubblicato.

Sono tornato a vedere se l’autore del pezzo aveva risposto ma nulla. E così ho provato a contattarlo via Facebook e dopo 23 minuti mi ha prontamente risposto scrivendo:

Salve, io di solito non leggo mai i commenti ai pezzi e non mi metto a rispondere, che altrimenti dovrei passare la giornata a fare solo questo. Mandi una email che è meglio, quelle le leggo eccome, i commenti sono un dibattito tra i commentatori.

Se sei un giornalista e nel 2012 non hai tempo per seguire ciò che pubblichi (ma poi sei sempre su Facebook…) è meglio che non scrivi per il web. L’atteggiamento di alcuni giornalisti nei confronti dei commenti agli articoli online è vicino a quello di un ring al quale è meglio non avvicinarsi per non prendere i cazzotti che si scambiano i lettori o che vorrebbero tirarti. Chissà che ne pensa il Giornalaio

La rivincita della carta sul digitale: con Little Printer nasce l’Incidental Media

Hello Little Printer, available 2012 from BERG on Vimeo.

Poichè questo è periodo di listoni (secondo me per capire cos’è successo nel 2011 basta guardare le copertine di Internazionale) sui trend, credo che nel 2012 sentiremo parlare molto di Berg Little Printer.

Non si tratta del solito gadget curioso per geek e nerd ma una idea semplice e geniale: unire il nuovo mondo del digitale con le applicazioni e l’Internet degli oggetti a quello della carta mediante una piccola stampante che si interfaccia con lo smartphone o il pc attraverso una applicazione.

La fusione tra app, schermi, interfaccia e carta crea un “incidental media” come l’ha definito Berg che crede che la carta sia:

“An ideal interface for social media. We love physical stuff. What’s great about paper is that it’s made for sharing. You can scribble on a puzzle and give it to a friend, or stick birthday reminders up on the fridge for your family to see. Paper is basically a technology tailor-made for a home full of people”

Little Printer prende alcuni oggetti come i tweet di Twitter, i check-in su Foursquare, il feed di un blog o le ultime news, un sudoku o un cruciverba, il Google calendar, le note, una ricetta e la stampa al volo su di un piccolo pezzo di carta trasformandolo così in un vero e proprio giornale. E’ la morte definitiva dei giornali a causa di Internet oppure una rivincita della eterna carta?

I giornali non muoiono per colpa di Internet

Dopo tanto dibattere sembra questa una delle conclusioni dello studio Public support for Media: Six-Country Overview of Direct and Indirect Subsidies (file .PDF) condotto da due ricercatori del Reuters Institute for the Study of Journalism della Università di Oxford che analizza i finanziamenti pubblici all’editoria diretti e indiretti in alcuni Paesi tra cui Uk, Usa, Italia, Francia, Germania, Finlandia. Continue reading “I giornali non muoiono per colpa di Internet”

I blog fanno concorrenza sleale ai giornali: chiamate l’Antitrust!

Ovviamente scherzo. Però non scherza la FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) che durante il congresso di Bergamo (che è stato aperto dai pensionati, dura fino al 14 e che si può seguire in streaming) ha snocciolato una relazione scottante con capi di accusa verso i blog che farebbero concorrenza sleale ai giornali.

Insomma è colpa vostra che scrivete sui blog se non li legge (più?) nessuno (Repubblica e Corriere della Sera su carta sono sotto il milione di copie). Se qualcuno ha copia di questa relazione sarebbe divertente leggere cos’hanno scritto.

A penalizzare la diffusione del tradizione ‘giornale’ sono, sempre a giudizio della giunta dell’Fnsi, anche le tv, a cominciare dall”’invasione del satellitare” e dal ”passaggio dall’analogico al digitale terrestre”.

Wikipedia è salva

Se su Wikileaks ci sono dei dubbi, Wikipedia ce l’ha fatta ed i numeri sono sul blog di Wikimedia: l’appello è ancora presente ma la campagna per la raccolta dei fondi si è chiusa e l’enciclopedia libera di Jimmy Wales ha incassato 16 milioni di dollari.

Le donazioni sono arrivate da oltre 150 mila lettori (dei 400 milioni di utenti mensili) con una media di 22 euro a testa. Wikipedia ha scansato la pubblicità.
Il modello di Wikipedia forse è difficile da replicare nel caso di un giornale ma è un esempio da tenere in considerazione e monitorare per guardare al futuro dell’informazione.