Tumblr è down

Amo il mio Tumblr ma ormai lo uso pochissimo per questioni di tempo: da più di 10 ore il servizio di Tumblr è down e risulta irraggiungibile così come la pagina dedicata allo Stato di salute del sito (buffo, vero?) e quello dello staff. When Tumblr is down spiega cosa fare quando non lo si può usare.

Ho scritto perchè apprezzo Tumblr ma da diverso tempo sta subendo dei contraccolpi vistosi visto che è giù qualche ora al giorno. E se Facebook dopo Friendfeed comprasse anche Tumblr?
Non ci voglio nemmeno pensare anzi magari Google dopo aver ricevuto il NO di Groupon ci fa un pensierino anche se con Buzz e Wave quest’anno da quelle parti non ne hanno azzeccato una.
Intanto appena torna su mi faccio un backup del Tumblr

Il lato oscuro del Web 2.0

Sono tre le notizie di oggi che portano diverse riflessioni sui servizi che vengono chiamati “social” (lo è ad esempio anche Gmail secondo me).
La prima è stato il lungo down di Friendfeed che non ha funzionato per molte ore: diversi utenti in panico (soprattutto blogger che evidentemente non hanno molto da fare) riversano i propri messaggi su Twitter che diventa uno strumento dedicato sempre più alle “emergenze” di tutti i tipi (peccato che la Protezione Civile ancora non lo usi…). Ed è importante capire che non si può pretendere un copyright sui propri tweet.

La seconda riguarda il casino che ha fatto Facebook che a causa di un problema tecnico negli ultimi giorni ha smistato in maniera errata alcuni messaggi sbagliando il destinatario. Un errore capitato a diversi utenti ha messo in pericolo la privacy ed i contenuti diffusi a sconosciuti: i primi sintomi saranno un calo della fiducia ed il ritorno alla email.
Dall’altra parte Facebook ha badato più alla quantità (degli utenti) che alla qualità ed alla content strategy.

La terza, ultima ma forse più importante, è il brevetto sul News Feed che Facebook ha presentato nel 2006 e sta per ottenere, una dura mossa nei confronti dei concorrenti diretti (Twitter, LinkedIN, Ning, Google Buzz, MySpace) ma anche degli utenti costretti ad usare una tecnologia proprietaria e chiusa che li considera come dei veri e propri consumatori. Ed ora si comprende anche meglio l’acquisto di Friendfeed: Zuckerberg vuole mettere a segno un bel colpo e diventare l’ideatore ufficiale del metodo che prevede un flusso di news associato ad un utente che si sviluppa in tempo reale.

E’ il lato oscuro del Web 2.0. Se sei un utente secondo Dave Winer puoi e devi scegliere chi ti offre maggiore libertà, comincia ad aprire gli occhi perchè nessun servizio è indispensabile:

Buy your own services and put your content in places where you are treated like a customer with rights that are respected. That’s still possible. In many industries it’s no longer possible, but you can get that kind of service on the Internet now, but you have to pay for it.

D’altronde la prima ed unica regola della privacy è “i’am the only one who can decide what i want to share“. Se invece lavori in una media industry comincia a dare fiducia alle piccole realtà:

If you’re in the media industry, stop partnering with the tech industry, and hire away some of their best people and give them power to run your business. This is how your boat will stay afloat. Pretending these companies are your friends is ridiculous. They don’t care about you. Look at how well they’re doing monetizing your content. This is probably what you need to learn to do, and there’s no time to learn. Hire their people away and get ready to compete.

Google Profiles + Google Reader o Friendfeed+Facebook?

Il recente acquisto di Friendfeed da parte di Facebook porta a due scenari: il primo quello di utilizzare una soluzione alternativa nello sfruttare i feed RSS usando Facebook come lettore di feed ed allo stesso tempo aggregatore di contenuti.
Il secondo scenario fa parte di una accellerazione da parte di Google nello svoltare verso i social network e la social-real time search (quest’ultima finora è dominata soprattutto da Twitter): in quest’ottica i Google Profile, le nuove funzioni “sociali” ed i recenti cambiamenti di Google Reader fanno pensare alla progettazione da parte di Google di una rete sociale concorrente a quella di Facebook, come avevo anticipato qualche mese fa.

Bisogna vedere ora quanti utilizzeranno GReader e come: il target tipico degli utenti di Google Reader è fatto da ghiotti prosumer i quali leggono e producono ogni giorni tanti feed RSS. Con l’aggiunta della sottoscrizione e del monitoraggio dei feed delle persone (“Discover and search for feeds”) che “segui” l’esperienza di Google Reader diventa decisamente più interessante e si avvicina ancora più a quella di Friendfeed. Un semplice tip quale salvare gli item come file .PDF poi trasforma Google Reader nell’uso offline quasi fosse Gmail.
Considerando poi che la versione mobile è davvero buona, se miglioreranno l’interfaccia e l’usabilità del servizio potranno davvero cominciare a concorrere con Friendfeed: quando poi spingeranno su Google Profiles e la “social search” allora avremo davvero l’inizio della lotta Google vs Facebook.
Ed iGoogle? Con i social gadgets potrebbe essere la sorpresa del 2010, il cerchio che chiude tutti i servizi di Google…

Facefeed: Facebook compra Friendfeed. E la concorrenza?

facefeed

Via [Andrea Beggi Friendfeed]

Neanche il tempo di andare in vacanza che Facebook ha acquistato Friendfeed. Cosa cambia per ora? Non molto, almeno non da subito, il servizio continuerà a funzionare così come le API.
Molti correranno a lucchettare anche i profili di Friendfeed presi dal panico, altri invece lo useranno quale lo strumento di condivisione-discussione che è diventato.
A Facebook sono stati sempre bravissimi a prendere le novità dalla concorrenza e ad integrarle subito nel modo giusto: Facefeed non ha concorrenti e probabilmente non li avrà a medio termine, neanche lo stesso Twitter che da questo accordo esce leggermente ridimensionato e rischia molto se non rinnoverà presto il suo servizio.
La social search si apre in uno scenario concorrenziale che vede Google lottare proprio contro Facebook: Big G infatti sta appena rinnovando Google Search e si appresta a combattere con i contenuti indicizzati da Facebook che passa da quelli dei profili, dunque privati, alla community di Friendfeed decisamente più aperta verso l’esterno (sarebbe statisticamente interessante sapere quanti utenti hanno “lucchettato” il proprio account su Frienfeed). Inoltre, lo stesso Facebook ha recentemente migliorato la sua funzione di Search.

Friendfeed e lo scivolare sul flusso del Web

friendfeed-beta

Della nuova versione di Friendfeed ancora in Beta mi hanno colpito subito due novità (sono le primissime impressioni): la tremenda convergenza verso la posta elettronica (il “To”) e Twitter (l’invio di “direct messages”) e la scomparsa delle icone relativi ai servizi.
Se il primo aspetto è un chiaro segno di una qualche evoluzione forzata di Friendfeed da un semplice aggregatore ad altro (evidentemente dalla sua introduzione, la funzione real-time è stato più di un esperimento), la seconda è una piccola cosa che rende più difficile ordinare le fonti che riceviamo.
Siamo di fronte a due conclusioni che abbiamo davanti già da tempo: i tempi del refresh della pagina con F5 sono finiti, il Web è diventato un flusso continuo da mettere in pausa più che da aggiornare (in un futuro browser premendo F5 dovremmo poter stoppare la pagina).
L’eliminazione delle icone dall’interfaccia porta ad una maggiore identificazione: Frienfeed pompa con i suoi feed traffico verso altri servizi esterni in maniera gratuita, un buon strumento di marketing e promozione in grado di spalmare le conversazioni su vari canali (se da una parte questa dinamica ha sottratto spazio ai commenti dei blog dall’altra ha comunque arricchito i contenuti) ha forse bisogno di dare valore alla propria interfaccia più che agli altri contenitori di informazioni.

Ovviamente all’utente non importa nulla: vada per i filtri e le regole ma ho bisogno di vedere subito se il thread che Frienfeed mi ha appena proposto proviene da un account Twitter, Facebook, un blog personale, Flickr, YouTube.