Foursquaropoly: giocare a Monopoly con Foursquare

Foursquaropoly from Deanna McDonald on Vimeo.

Non ho neanche finito di parlare dell’uso della geolocalizzazione sugli smartphone che sta per nascere Foursquaropoly: giocare a Monopoly con la tua vita, con i tuoi spostamenti reali di Foursquare, i luoghi e gli edifici che frequenti.
Non mi sembra male come idea e potrebbe anche indurre le persone a fare check-in più spesso, non solo quando devono controllare le offerte e i deal presenti in zona.

Cosa fanno le persone con lo smartphone?

Mandano o ricevono SMS, fanno foto, inviano foto o video ed email e accedono ai social network. Non usano invece quei servizi location based come Foursquare soprattutto se sono “adulti”. Chissà magari lo faranno tra qualche anno ma intanto mi appunto questa immagine nel caso qualche fanatico della geolocalizzazione volesse insistere.

Via [Mashable]

Foursquare batte Facebook Places?

I Facebook Deals arrancano e con loro Facebook Places: un anno dopo circa cambia la gestione dei Luoghi di Facebook che ora entrano a far parte degli status update, gli aggiornamenti, in tre modalità. Dove sei stato, dove sei, dove sarai.

Cambia anche l’applicazione per iPhone: il Place diventa un messaggio di stato accompagnato eventualmente se presente in zona anche da un deal, uno sconto, un’offerta nel luogo in cui si è fatto check-in. Tutto qua, geolocalizzarsi, fare check-in e approfittare di sconti non è più una feature avanzata. Almeno per Facebook che sembra aprirsi ai servizi geo e aggiunge con “Around the web” gli stessi posti e le location presenti anche su Foursquare, Gowalla e Yelp. Inoltre con i consigli dei Luoghi di Facebook è possibile commentare il luogo che abbiamo visitato (ristorante, hotel, agriturismo, museo, eccecc) lasciando un messaggio che gli amici potranno leggere in “Consigli degli amici”.

Foursquare intanto continua a spradoneggiare in questo settore e aggiunge nuove funzioni: foto, commenti, liste, eventi (non solo dove sei ma anche cosa fai), annunci di deal giornalieri. Ad esempio durante il recente terremoto di New York in 45 minuti circa 10.000 persone hanno fatto check-in nella venue della zona. Da segnalare anche il giornale cartaceo locale The Florentine rivolto ai turisti stranieri che visitano Firenze: la brand page ha raggiunto degli ottimi risultati.

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Google Hotpot: unire localizzazione e raccomandazione

Google non ha bisogno di fare il suo Facebook e per questo probabilmente sta lavorando in due direzioni. La prima è accellerare per aumentare il database di aziende che può indicizzare usando contemporaneamente la geolocalizzazione e il sistema di raccomandazioni e review (vedi l’apertura di Boutiques.com) che non avviene seguendo il concetto di amici stretti di Facebook: gli utenti che votano e si geolocalizzano hanno in comune tra di loro un follow sul Google Profile o l’utilizzo di un servizio di Google.

Dall’altra parte intende aumentare e affermare la sua autorevolezza (su Google trovate sicuramente ciò che fa per voi senza alcuna alterazione della realtà, no campagne di social media marketing) e cercare di tenere il passo con Facebook: se le aziende scelgono sempre di più il social network per dialogare con gli utenti, Google ha bisogno di fornire sia alle company che ai loro clienti un luogo per entrare in contatto in qualche modo, che sia un sistema di rating nello stile di Yelp oppure un located based network come Foursquare.

Ed è per questo motivo che sta cominciando a pensare più “local” che “glocal” potenziando Google Maps e Street View infarcendoli con più servizi e opportunità.
Tra tutti l’annuncio di Google Hotpot bisogna vederlo proprio in questo senso, nell’unione tra la geolocalizzazione e le strategie di brand awareness: se i risultati di Hotpot finissero su Google a me non stupirebbe che presto ristoranti e hotel comincino a osservarlo come strumento di promozione e allo stesso tempo monitoraggio. Chissà che di Hotpot non se ne parli durante questo BTO.

A cosa servono Foursquare e Facebook Places?

Una immagine vale più di mille check-in. Con questo non voglio dire che l’idea wi-fi libero in Italia non sia valida e interessante: il punto è che sono pochissimi (gli early adopters) quelli che usano la geolocalizzazione mentre decisamente di più le persone che hanno bisogno di connettersi in mobilità.

Via [Suzukimaruti]