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Non hai Facebook? Sei psicopatico!

The Week riassume un articolo del magazine tedesco Der Tagesspiegel che è circolato molto in Rete in queste ore riguardo una correlazione tra chi non usa Facebook e la possibilità di essere pericoloso per la società. Sono stati citati i casi del massacro compiuto da James Holmes e dal norvegese Anders Behring Breivik i quali non usavano Facebook.

Si cita uno studio di Richard E. Bélanger che mette in correlazione il rifiuto dei social media con la depressione ma dove troviamo anche scritto che chi usa i social media in eccesso ha gli stessi rischo rispetto a chi non li usa. La provocazione lanciata dal quotidiano sembra rimanere tale senza alcun fondamento scientifico.

I motivi della mancanza di un profilo Facebook o Twitter potrebbero essere tanti e comunque non tutti negativi anzi qualcuno potrebbe stare comunque bene, essere felice e frequentare le persone che ha a cuore anche senza dover usare necessariamente il digitale (anche per esprimerlo). Insomma la Rete ha fatto viaggiare tra blog e magazine una non-notizia proprio mentre Facebook lancia le Facebook Stories per di-mostrare le più straordinarie storie di vita presenti sul social network in blu.

Le nostre Timeline sono più immagine o memoria, visione o ricordo? O in realtà non rappresentano in fin dei conti nulla di tutto ciò se non un piccolo giardino e ritaglio della nostra esistenza?
E chi non ha un diario digitale cosa (se) usa per conservare la propria esperienza di vita?

Prima ancora di esseri connessi tra di loro – di inforgs come si diceva giorni fa – siamo umani ed emozionali e forse per molti una lunga lista di 0 ed 1 è facilmente sostituibile dalla mente, dal cuore e dall’anima. Dovrebbe essere facilissimo da comprendere.

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Giornalisti troll

Repubblica oggi ha toccato il fondo prima con una galleria fotografica su Facebook dedicata agli onorevoli in vacanza e poi con questo articolo assurdo di Marco Pasqua che critica il trollare ma finisce per diventare egli stesso un troll con tanto di esperto autorevole (e non parlo della Concia che un altro po’ ci fa credere che l’omosessualità si possa diagnosticare nei feti).

Sono diventati un giornale serissimo, più di Spinoza. Staccate Internet ai giornalisti di Repubblica, vi prego.

[UPDATE]

– Dopo uno scambio tra Republicca e Arianna Ciccone il giornale ha rimosso la terribile galleria da Facebook ma non basta l’aver dato ascolto: ormai la frittata è stata fatta e le foto girano. Da leggere comunque il post di Giovanna Cosenza sui modi per difendersi dai troll.

The Internet Button: la crescita di Facebook

E così Facebook sta per quotarsi in borsa in Usa e i documenti inviati alla Sec (la Consob americana) per l’IPO parlano di raccogliere più di 5 miliardi di dollari, cifra che sarebbe la più grande nella storia del web (Google si fermò a 1,9 miliardi).
Nel mentre aumentano i costi di Facebook (il 64% del fatturato complessivo) legati alla ricerca e sviluppo, al marketing, ai nuovi prodotti (come l’acquisto di Instagram e i brevetti di AOL pagati a Microsoft 500 milioni) ai compensi delle azioni.

Ed è per questo che gli utili di Facebook sono calati del 12% nei primi tre mesi del 2012 (l’utile netto è di 205 milioni di dollari rispetto ai 223 dello scorso anno) nonostante abbia raggiunto 901 milioni di utenti (rispetto ai 680 dello scorso anno) di cui 488 si collegano via mobile ogni mese (e non so se siano contenti visto che le applicazioni di Facebook su iOS e Android fanno ancora pena).

Ogni giorno su Facebook sono attivi circa 526 milioni di utenti che caricano circa 300 milioni di foto, interagiscono tra amici 125 miliardi di volte al giorno e fanno 3,2 miliardi di like e commenti. E quando Facebook aggiungerà nuovi bottoni ci troveremo di fronte all’Internet dei pulsanti, The Internet Button.

Friendsheet: il Pinterest di Facebook

Non ho mai parlato di Pinterest per scetticismo poi ci sono progetti come BO.LT probabilmente ancora più ambiziosi e dunque magari ci sarà occasione per fare un confronto.

Poichè guardare le foto su Facebook è una delle cose più interessanti ma attraverso il loro lettore risulta terribilmente scomodo, ho scoperto una applicazione che sembra una sorta di “Pinterest per Facebook”: Friendsheet permette di guardare tutte le foto degli amici di Facebook con una interfaccia simile ai box di Pinterest, non c’è pin che tenga ma i soliti “like” e “comment” di Facebook, non fa nessuna content curation ma permette di aggiungere foto, lo scroll delle foto è verticale e abbastanza veloce.

Insomma non è un concorrente di nessuno dei servizi sopra citati ma ha fatto dei buoni numeri e ci fa riflettere su quanto sia importante insieme alla qualità dei contenuti lo studio dell’interfaccia utente.

Da 6 gradi di separazione a 4,74

A proposito della teoria dei sei gradi di separazione del 1960 alcuni scienziati dell’Università degli Studi di Milano insieme a Facebook hanno affermato che il numero medio è 4,74 e non più 6: a dimostrarlo ci sono i risultati di una ricerca condotta sui 721 milioni di utenti del social network (più del 10% della popolazione mondiale).

In sostanza Facebook è stato utile ad avvicinare le persone tanto che negli ultimi 3 anni la distanza tra le persone è diminuita grazie ad una media di “amici” per persona pari a 100. E i salti di conoscenza dipendono anche dall’età degli amici oltre che dal loro grado di socializzazione come mostrano i grafici.

Via [New York Times]

Privacy, la cronostoria: Facebook rimuove la richiesta dei dati personali

Avevo ricordato qualche tempo fa che Facebook conserva tutte le nostre informazioni, anche i messaggi che abbiamo cancellato. Ed è per questo motivo che avevo compilato il form di richiesta dei dati personali che era presente a questo indirizzo: https://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=data_requests

Attraverso questo form infatti Facebook era obbligato per le norme sulla Privacy a fornire entro 40 giorni tutte le informazioni che archivia riguardo il nostro utilizzo del social network. Attenzione a non fare confusione tra i dati scaricati del profilo e invece TUTTI i dati che il social network conserva su di noi.
Non voglio avviare una crociata contro Facebook ma ho compilato il form meno di 40 giorni fa inviando anche il mio ID, ovvero la carta di identità. Sto aspettando ancora una risposta, pare che Facebook ignori totalmente questa deadline o al massimo fornisca uno strumento online, un link dove scaricare le informazioni, non quelle di tutte le circa 57 categorie in cui un utente viene schedato ma 22.

Si tratta dunque soltanto del 29% delle informazioni che hanno in nostro possesso. Continua a leggere