Tutti pazzi (e impauriti) di Amazon

Ci sono diverse notizie che riguardano Amazon e che possono far preoccupare gli attori nel mercato dell’ecommerce e dell’editoria in Italia. L’intento di Amazon è raggiungere il 70% della domanda in Italia: ci riuscirà? Continue reading “Tutti pazzi (e impauriti) di Amazon”

Collaborazione con Fanpage

Da oggi comincia la mia collaborazione con Fanpage.it, tra i giornali con più seguito su Facebook in Europa, attraverso una pagina d’autore e alcuni editoriali che pubblicherò per Tech Fanpage: ho accettato con piacere l’invito di Gianluca Cozzolino e dei suoi collaboratori.
Sono andato a trovare i ragazzi di Ciaopeople a Napoli qualche giorno fa ed ho notato che lavorano davvero bene ed hanno intrapreso la strada giusta: quella di costruire contenuti e relazioni di valore con un business che non comprende contributi pubblici o un editore al quale sottostare. Più indipendenti di così si muore.

La legge sugli sconti dei libri

Oggi è l’ultimo giorno per chi vuole comprare libri scontati a più del 15%: da domani entra in vigore la legge promossa da Riccardo Levi sul probizionismo dei libri che stabilisce che non si possano applicare ai libri sconti superiori al 15% del loro prezzo. Soltanto in occasioni di speciali campagne promozionali da effettuarsi per un periodo non superiore a un mese e comunque mai a dicembre, gli sconti anche su Internet potranno arrivare fino ad un massimo del 25%. La nuova legge riguarda anche i fumetti: le fumetterie non possono fare sconti troppo alti perché i fumetti che ricevono dai distributori sono scontati del 35% circa.

Molti l’hanno chiamato la legge ammazza Amazon, il tentativo è quello di difendere i piccoli librai: per risposta l’azienda di Jeff Bezos ha lanciato per 235 mila titoli una campagna di sconto dei libri del 40% fino ad oggi mentre alcuni remainders, le giacenze di magazzino, sono scontati del 65%. Si dice che questa legge non vada contro i lettori e che seppure possa sembrare probizionista alla fine cerca di difendere i rivenditori poichè il prezzo del libro è fissato dagli editori.

In Paesi come Francia, Germania, Spagna, Svizzera nessuno può fare sconti e la concorrenza si sposta direttamente sul prezzo di copertina ossia sul valore del libro, dei contenuti: le librerie non sono costrette a vendere sconti ma a vendere libri. E’ quello che pensano alcuni, vedremo come andrà qui in Italia. Dall’altra parte il caro-libri scolastici sta costringendo molte reti di studenti a organizzarsi in mercatini dell’usato: Amazon.it di recente permetteva sconti anche su questi titoli, bisognerà arrangiarsi.

Secondo Agcom la TV vince su Internet e Telecom non sarà più monopolista

Non ho molto tempo per approfondire la relazione annuale dell’Agcom che è stata presentata oggi alla Camera dei Deputati, qui sopra ci sono le slide. Velocemente mi hanno colpito due cose: il dato sulla televisione dove il 90% delle persone la preferisce come fonte di informazione e la scesa della quota di Telecom Italia nel mercato retail dei servizi di telecomunicazione dal 50% al 48,9%. Ci sono altri dati degni di interesse (anche se mi aspettavo di meglio) ma li lascio valutare a voi, magari se ne parlerà domani al Working Capital Napoli.

[UPDATE]
– Stefano ha scritto un commento sulla relazione che molti hanno criticato definendola strumentale.

I 150 d’Italia visti dai libri

Nel 1971 il 24% della popolazione italiana leggeva e oggi? A che punto siamo dopo 30 anni?

Non solo Personal News ma anche libri ed ebook. Libriblog pubblica un bel video con alcuni numeri sull’editoria in Italia a partire dal passato per arrivare ai giorni d’oggi.
Attualmente leggono in Italia 26 milioni di persone la cui maggioranza è donne mentre i lettori più assidui sono i ragazzi dagli 11 ai 14 anni. Purtroppo al Sud legge soltanto il 35%.
Cosa si legge? Il 70% riguarda la narrativa adulti italiana seguiti da classici (11,5%), gialli (8,4%), fantascienza e fantasy (4,1%) e narrativa rosa (3,7% dei titoli). In 12 mesi il numero degli ebook è triplicato eppure c’è ancora chi dice che l’editoria e i giornali sono destinati a morire…

Paola Caruso: una precaria come voi

Ne ho già accennato alla fine dell’ultimo post e senza scoprire l’acqua calda l’avevo detto che molti posti di lavoro nell’editoria in Italia sono a rischio. La Finanziaria ha aumentato i soldi destinati all’editoria ma non basta, non serve.

Paola Caruso è una giornalista de Il Corriere della Sera: stanca di 7 anni di precariato e di aver visto passare avanti insieme ad altri un giornalista non professionista ha deciso di cominciare da 24 ore lo sciopero della fame e della sete (che ha interrotto ieri sera grazie all’appello di alcuni utenti su Friendfeed). In questo post spiega i suoi motivi.

Molti blog hanno già espresso solidarietà a Paola che ha pubblicato una foto del suo peso: Macchianera ad esempio ha sostituito la sua prima pagina con il post di Paola Caruso mentre Alessandro Gilioli ne ha scritto sul blog e Nicola Mattina ha scritto una lettera aperta a De Bortoli e tanti altri che solo a citarli per fortuna l’elenco è lungo quindi continua a far girare il caso di Paola e usa gli hashtag #paolacars, #paolaprecaria e #stopcorsesa4paola.

Secondo me ci vorrebbe lo stesso casino per ogni precario indipendentemente da lobby, aziende, quasi un sindacato di blogger che uniti insieme siano in grado di creare un nuovo media che parli del singolo caso e lo esponga. A quel punto sono sicuro che non se ne potrebbe non parlare, che si smuoverebbe anche la televisione e forse saremmo un Paese migliore.

Non ci resta che leggere il suo Twitter e il suo blog per attendere le novità che ci saranno. Tanti auguri Paola.

E’ crisi dei giornali in Italia: 90 testate a rischio chiusura, 4000 posti di lavoro salteranno

Sembra che siano a rischio di chiusura 90 testate editoriali con una perdita di circa 4000 posti di lavoro.

Se non è crisi dell’editoria e dei giornali questa, che cos’è? Incapacità di adeguarsi al mercato e rinnovarsi? Troppa gente che scrive, pochissimi quelli che leggono?
Durante gli Stati Generali sarà interessante capire quali sono le cause principali in Italia prima di chiedere una riforma dell’editoria e nuovi fondi.
Non è il mio mestiere fare il giornalista o il direttore editoriale ma credo che prima di pensare a come ottenere sussidi e farsi pompare introiti, un giornale debba riuscire ad autosostenersi e coprire almeno il 90% dei suoi costi. Altrimenti qualsiasi discorso non sta in piedi.

In questi mesi apriranno nuovi giornali online: ho da tempo una bozza in preparazione che analizza un aspetto di alcuni dei principali quotidiani, spero di pubblicarla presto.