FanPage: un nuovo giornale che fa dei social network la sua forza

Che cos’è FanPage? L’ho chiesto in un’intervista video registrata qualche mese fa al responsabile del progetto Paolo Scoppa di CiaoPeople, media company napoletana da sempre orientata alla diffusione dell’informazione tramite i social network, Fanpage.it risulta essere la prima azienda editoriale a contare sulle pagine Facebook per la distribuzione del contenuto.

Prima di gustarti i contributi filmati (registrati attraverso Skype, perdona la qualità ed i buchi) presenti dopo il salto proviamo a capire l’idea, com’è nata e da chi. Il post non è una perfetta trascrizione dei video (sarebbe stato inutile) dunque è preferibile sia ascoltare che leggere.

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Digg è morto! Viva Digg

digg

Puoi votare questa storia su DIGG

In un web sempre più aggregato e spezzettato muore quello che è stato per anni il principale aggregatore (e simbolo) dei geek ma non solo. Quando si installava WordPress non poteva mancare il suo plugin, era al primo posto tra tutti affinchè le persone votassero i tuoi post accrescendone la popolarità sul servizio.

Oggi le notizie forse non si leggono più per prima e solo su Digg come accadeva qualche anno fa ma arrivano in altri posti, sui social network, attraverso le applicazioni mobili. Vale lo stesso per Slashdot e Reddit che sono diventati soprattutto aggregatori di discussioni e commenti, citazioni.

Dall’altra parte anche strumenti come Google News hanno dimostrato una debolezza nel controllo delle notizie evidenziando l’inadeguatezza della qualità degli algoritmi nelle scelte, nei filtri, nelle rettifiche, che diventano di qualità soltanto attraverso una redazione umana.
Digg ha perso un terzo del traffico nel solo mese di Aprile con un crollo devastante mentre i cloni italiani dell’editoria sociale, OkNotizie, Diggita, ZicZac, non mi sembra se la passino meglio per volume di traffico ed importanza dei contenuti: quanti di voi s’informano usando questi strumenti?

Il declino di Digg ha tre cause: la prima è il fiorire dei social network e di Facebook e Twitter che sono riusciti a centralizzare buona parte del web o ancora meglio degli utenti attivi online. Sono nati aggregatori per Facebook e Twitter, le persone hanno cominciato a pubblicare le notizie esclusivamente sui social network, le conversazioni hanno cambiato il modo in cui si sviluppavano, la blogosfera si è allargata così come il tentativo di valorizzarla (con tutti i suoi difetti), è avvenuto il passaggio dai link alle relazioni.

Il secondo motivo riguarda Digg è la sua mancata e definitiva evoluzione negli anni: non c’è mai stata una strategia precisa che abbia puntato al futuro, tentativi maldestri di inserire l’advertising facendolo diventare informazione pura, cattiva gestione della community e del mercato dei voti, funzioni retrogade come la toolbar già morta e sepolta. La DiggTV con Diggnation ed altri show hanno cercato di fare traffico e smuovere un po’ la community ma a fine 2010 anche questi moriranno, per lo meno il programma di Kevin Rose.
Digg Labs era ed è uno splendido laboratorio che ha anticipato alcuni trend in Rete (penso a quello delle infografiche, al concetto di fan, dei preferiti, dell’attività degli amici, delle notizie in real time) ma non ha mai influito completamente sul motore di Digg e sulla sua idea di social rating.

Ultimo ma non meno importante è proprio il sistema di “social rating”, di voto della notizia. Un argomento che per te è interessante potrebbe essere completamente irrilevante ai miei occhi: deciderlo con un semplice voto ed un click è contro ogni possibile teoria su “coda lunga”, word of mouth e contenuti generati dagli utenti.
L’editoria sociale funziona per selezionare interessi ed affinità ma non è in grado in nessun servizio web di dettare un’agenda setting universale, che vada bene per tutti. A Digg se ne sono accorti subito con molte funzioni di personalizzazione e filtro ma probabilmente non è bastato.
Esprimere un gradimento (razionale ed emozionale dunque analogico) con un giudizio binario (quindi digitale) è insufficiente e superficiale: Facebook ci ha provato con il “mi piace” e per ora gli è andata bene ma rischia di coltivare un vuoto esercito di like pronto a dire “si” o “no” a comando.

Questo non è un coccodrillo o un funerale che consacra Digg nell’inferno delle internet company ma sono riflessioni su di un suo possibile futuro, in fondo per il suo ideatore (e forse per molta parte degli utenti) Digg è sempre andato bene così com’è, quasi fosse un ristorante come ha dichiarato all’ultimo Working Capital di Bologna Giacomo “Peldi” Guilizzoni per il suo Balsamiq.

Chissà come sarebbe andata se Google avesse comprato Digg