La crisi e il Baratto 2.0

In Grecia alcune comunità stanno abbandonando l’euro e riscoprendo il baratto: il fai da te con prodotti realizzati in casa o grazie alla propria professionalità in cambio di servizi o altri prodotti. E sta accadendo anche in Italia come il baratto agricolo messo in piedi dalla Cia di Pisa.

Probabilmente tornare al baratto, installare orti sui balconi, andare il sabato al supermercato per approfittare dei ribassi dei prezzi di frutta e verdura non rappresenta la soluzione definitiva, non risolve il problema dell’uso speculativo della moneta e forse alimenta anche un po’ la consumistica filosofia dell’usa e getta.

Eppure online sono nate diverse iniziative riguardanti il baratto 2.0: l’eco-store Reoose per il baratto e il riutilizzo degli oggetti oppure ZeroRelativo, ScambioCasa per scambiarsi gli alloggi, La Settimana del Baratto per soggiornare in B&B in cambio di servizi o prodotti.

E poi nascono cose come gli SCEC, dei buoni che rappresentano un sistema di contabilità da usare insieme all’Euro all’interno di una comunità affinchè si creino rapporti e legami di fiducia e crescita sviluppando nelle persone un senso di libertà, indipendenza e legalità. Una idea che non è innovativa ma che pare abbia riscontrato la fiducia di tanti.

E’ questo il futuro dell’economia dei Paesi?

[UPDATE 17 Aprile]

– Intanto anche in Sardegna a Ogliastra si è tornato al baratto ed allo scambio merce.

The Online User Manifesto – Il Manifesto degli Utenti Online

Quanta acqua è passata dal Cluetrain Manifesto e da quel “i mercati sono conversazioni” che ha visto esplodere una sorta di Weconomy con una rinnovata visione di Internet, dell’informazione e quindi della globalizzazione, del mondo come lo conoscevamo. Con questo marasma di conversazioni e dati, in sostanza soldi e interessi, è nata una certa apprensione verso la protezione della privacy. E’ per questo che la scorsa estate Shel Istrael ha realizzato in 6 punti The Online User Manifesto che ha ripreso qualche giorno fa su Forbes. E’ un po’ un atto d’accusa più che un vero e proprio manifesto.

Ho provato a tradurlo in italiano e spero di esserci riuscito al meglio, aspetto un tuo parere.

 

IL MANIFESTO DEGLI UTENTI ONLINE

 

1. Noi, popolo di Internet, abbiamo dei diritti inalienabili che nessun provider può rimuovere o azzerare. Siamo nati con questi diritti e non ci rinunciamo quando andiamo online. Quando visitiamo il vostro sito continuiamo ad avere questi diritti e dovrete rispettarli altrimenti ne uscirete sconfitti.

2. Avete presunto il diritto di prendere i dati su ciascuno di noi. Li raccogliete, rivendete e decidete per noi cosa vedremo online. Tutto questo lo chiamate “personalizzazione”.

Ci rendiamo conto che sarebbe più facile arginare la marea di un oceano che fermare queste pratiche. Ma voi dovete smettere di farlo in segreto. Supponete una privacy relativa ai nostri dati personali strappandocela, questo deve finire.

Noi, gli utenti, abbiamo il diritto di controllare i dati personali che raccogliete. Abbiamo il diritto di esaminare e analizzare cosa dite e vendete riguardo noi. Abbiamo il diritto di contestare e persino aggiungere nostri commenti. Se farete delle ipotesi, sulla base dei nostri dati, dovrete chiedere il permesso prima di filtrare e modellare i risultati che fornite in nome di una “better user experience“.

3. Nel nome della Personalizzazione siete voi a determinare cosa vediamo quando cerchiamo online. Siete voi a decidere di chi siamo amici, chi seguiamo e chi leggiamo. Siete, senza il nostro permesso, diventati i nostri filtri e censori.

Fate questo autonomamente determinando non solo ciò che ognuno di noi riesce a vedere e conoscere ma anche quello che gli altri riescono a vedere e sapere di noi.

Questo non è giusto. Chiediamo il diritto a Partecipare al contenuto che vediamo prima che lo manipolerete.

4. Dal punto di vista legale siete abili a pararvi il sedere con caratteri in corpo 6 e termini in legalese che molti di noi non leggono e non possono capire. Se per voi è necessario usare un linguaggio di questo tipo allora dovrete sviluppare delle sintesi esecutive con termini chiari e semplici di ciò che viene detto.

5. Selezionate per noi il contenuto che pensate ci piacerà. Quello che di noi vi avvantaggia e credo sarà così a lungo, è che noi siamo esposti a sempre più annunci pubblicitari e che ci piacciono solo le persone che incontriamo.

Questo può essere vero o falso. Noi, gli utenti, abbiamo il diritto di vedere contenuti e punti di vista differenti dai nostri. I liberali possono scegliere di vedere contenuti dai conservatori e viceversa (n.d.r. guarda Eli Pariser cosa dice al TED). Gli atei e gli agnostici devono avere facile accesso alle persone che sposano delle religioni.

Abbiamo il diritto di non diventare una società polarizzata in funzione delle decisioni che prendete su di noi senza il nostro consenso.

6. Abbiamo il diritto di possedere le nostre parole, immagini e pensieri. Impossessarsi delle nostre parole con o senza permesso è plagio. Riutilizzare qualsiasi proprietà intellettuale senza attribuzione è un furto. Ignorare questi fatti vuol dire ignorare le leggi vigenti nella maggior parte dei paesi del mondo.

Dall’Euro al Napo

Mentre Nigel Farage (bel ritratto de Il Post) continua a far parlare di sè con il funerale all’Euro e un’intervista a Byoblu che ha dell’assurdo a Napoli sta per nascere la “moneta” Napo. Ne parla l’assessore Esposito: non si tratta ovviamente di una vera e propria valuta ma di un buono sconto al portatore del 10% circa.
Il comune di Napoli darà dei Napo ai cittadini che si comporteranno in maniera meritoria e le attività commerciali avranno il vantaggio di pagare meno alcuni servizi della città. Riuscirà a creare meccanismi virtuosi di cittadinanza?
Nell’ultima classifica sulla qualità della vita del Sole 24 Ore Napoli ha guadagnato due posti ma è sempre tra le ultime città.

L’origine del debito pubblico italiano

3nding scrive: “a metà degli anni ‘80 il governo Craxi aveva tre consulenti economici di alto livello che aprirono la voragine del debito pubblico italiano passato dal 73% del Pil nel 1984 al 96% del 1988. I loro nomi? Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, e soprattutto Giulio Tremonti.”

Il fatto che siano tutti e tre nell’attuale Governo in una crisi del genere è spaventoso. Questa infografica chiarisce poi meglio chi ha creato, attenuato ed aperto il debito pubblico italiano negli anni:

E di chi è il debito pubblico italiano, 1577 miliardi di euro? Il 15% delle banche italiane, il 14,6% dei gruppi assicurativi esteri e fondi comuni europei, il 14% di investimenti privati, il 12,3% di banche estere, l’11,4% di compagnie assicurative italiane, l’11,1% di altri investitori internazionali.

Eppure secondo l’Economist rispetto agli altri debiti pubblici non siamo messi poi così male.

Soldi, soldi, solo soldi: chi se ne frega della democrazia?

Una parola sola: soldi. Non importa neanche più tanto di chi siano, a chi vadano, da dove vengano. D’altronde non mi stupisce: tra i post più letti di questo blog c’è quello sugli stipendi della Pubblica Amministrazione.
Da SpiderTruman, il fantomatico precario che dopo ben 14 anni di lavoro ha deciso di svelare i Segreti di Montecitorio a Formigoni (alias George Clooney) che in diretta tv dal suo yacht parla della manovra, dei tagli.

La democrazia ed il merito si comprano con i soldi? Il lavoro lo si acquista al supermercato? Lavorare 15 ore alla settimana come fanno i deputati non è un delitto più che calcolare fino all’ultimo centesimo quanto guadagnano? Lotta agli sprechi, si, sacrosanta lotta. Ma lotta anche a questo modo pruriginoso di vivere e guardare qualsiasi cosa ci passi sotto il naso con gli occhi di zio Paperone: se non ci fossero gli altri, quelli che pensano sempre e solo al denaro perchè “si lavora e s’avanza per la fica e per la panza“, i soldi non conterebbero proprio nulla. La bella vita dei poveracci.