Abbiamo davvero bisogno di un’agenda digitale?

Secondo l’ultimo eGovernment Benchmark Report dell’Europa l’Italia ha reso disponibili via Web il 99% delle 20 prestazioni “essenziali” individuate da Bruxelles per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale. Il dato non l’ho inventato io ma è contenuto nel report “Digitizing Public Services in Europe: Putting ambition into action – 9th Benchmark Measurement“:

 

L’obiettivo che l’UE ha fissato è fare in modo che il 50% dei cittadini e l’80% delle imprese fruiscano dei servizi di e-Government entro il 2015. Sono considerate operazioni “essenziali” infatti: la dichiarazione dei redditi, i servizi di sicurezza sociale e ricerca di lavoro, il registro automobilistico, la richiesta di licenza edilizia, il certificati di nascita e di matrimonio (albo pretorio online), l’iscrizione a scuole superiori, i servizi sanitari, i contributi sociali per i lavoratori dipendenti, la registrazione di una nuova impresa e gli appalti pubblici.

Attraverso l’uso di questi servizi i costi della Pubblica Amministrazione italiana dovrebbero diminuire altrimenti questo processo di conversione diventa inutile. E lo è se i cittadini e le imprese non utilizzano questi servizi web. Per questo bisogno parlare più spesso di formazione e Cultura Digitale, solo eliminando l’aggettivo “digitale” avremmo vinto una parte dell’analfabetismo.

C’è un però: se siamo messi così bene come afferma l’Europa ha davvero senso parlare e battersi per una – “personale e propria” – agenda digitale?