Mai più senza Internet: il principio di disuguaglianza digitale

Dopo i tanti “Internet ci rende più stupidi” si è passati a la “Rete crea aspettative e bisogni” per finire a “Internet ci rende pazzi“.

Se Internet non è un soggetto, come dice Fabio Chiusi, la sua presenza diventa ingombrante solo per chi ne fa un uso distorto classificandolo come universale. L’assenza, invece, risulta davvero pesante e insostenibile diventando quindi un diritto fondamentale per l’uomo, un servizio indispensabile proprio come l’acqua.

A sostegno di questa tesi c’è un articolo de il Corriere che segnala una sentenza del giudice di Pace di Trieste:

Una casalinga ed i suoi tre figli sono rimasti per oltre quattro mesi senza Internet e per oltre due mesi senza telefono per un disservizio del gestore. La compagnia telefonica è stata condannata ad un risarcimento del danno non solo patrimoniale (1.600 euro) ma anche esistenziale (800 euro), riconoscendo lo stress causato dall’impossibilità di connettersi.

Un diritto non si compra ma si acquisisce. Non sono un avvocato ma credo che d’ora in poi questo principio di disuguaglianza digitale entrerà in molte dispute e sarà appellato da quanti non riescono a vivere senza Internet. E lo faranno se almeno una volta si sono collegati nella loro vita.

Non si sentano emarginati tutti quelli fermi al Medioevo digitale: avranno i loro buoni motivi per non esercitare un diritto.