Embrace the Remix (adottiamo il Remix)

Da Bob Dylan a Steve Jobs chi non ha creato un nuovo media usando vecchi media attraverso un Remix? Copiando, trasformando e combinando, elementi che sono alla base del Remix che ridefinisce quindi anche il concetto di proprietà intellettuale. La nostra creatività arriva dall’esterno non dall’interno e poichè dipendiamo dagli altri forse è il caso di adottare per sempre il Remix e non rinnegare in maniera ostile questa idea ma lasciarsi ispirare.

E’ ciò che dice in questo splendido talk al TED pubblicato in agosto Kirby Ferguson. Ed è decisamente prospettico se pensi, ad esempio, a ciò che è successo solo poco tempo dopo nella disputa tra Samsung ed Apple.

La fine del monopolio SIAE?

Leggo una parte del decreto bozza sulle liberalizzazioni (numero 16) e mi pare (ma non sono esperto di diritto dunque correggetemi) che vi sia sancita la fine del monopolio SIAE:

L’attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qualunque forma attuata, è libera.

[UPDATE 21 Gennaio]

– Come non detto, mi ero illuso e mi sembrava strano che per una volta si toccasse la SIAE sarebbe scoppiato un putiferio. E invece si toccano quei “poveretti” dei fonografici, SFC/IMAIE.

AG(s)Comunica: la Notte delle Illazioni

Dice l’AGCom su Twitter che abbiamo sbagliato: oggi non verrà presa alcuna decisione in merito alla regolamentazione sui contenuti online, sono tutte illazioni.
Ci sono istituzioni che non riescono proprio a districarsi in questo mondo nuovo: basti pensare all’ultimo appello della SIAE. Non è neanche più questione di districarsi tra lo stato di diritto vs stato di polizia ma di ottusità mentale, ignoranza e chissà magari anche malafede.

[UPDATE]

– E meno male che non si decideva nulla! Bisogna ancora aspettare ma Fulvio Sarzana ha segnalato che Agcom ha confermato le misure di rimozione dei contenuti sui siti. C’è tempo 60 giorni per fermarli. Alessandro Longo spiega bene cosa ha approvato AGCOM che non agirà direttamente ma che comunque in alcuni casi intende passare direttamente per il Governo evidentemente per avere nuovi poteri.

– E’ divertente vedere la lista di autori che ha firmato l’appello della SIAE in favore della delibera di AGCOM. Pensateci due volte prima di andare ad un loro spettacolo:

Claudio Baglioni, Pippo Baudo, Fred Bongusto, Albano Carrisi, Caterina Caselli, Carmen Consoli, Paolo Conte, Lucio Dalla. E non solo. L’elenco vede anche nomi quali Gigi d’Alessio, Riccardo del Turco, Tullio de Piscopo, Francesco Facchinetti, Roby Facchinetti, Dori Ghezzi, Ricky Gianco, Fausto Leali, Paolo Limiti, Amedeo Minghi, Mogol, Claudia Mori, Ennio Morricone, Nicola Piovani, Memo Remigi, Enrico Ruggeri, Antonello Venditti, Beppe Vessicchio, Edoardo Vianello.

– Note a margine per chiudere per ora la faccenda: la delibera è peggio del previsto comunicato stampa nel quale sono state omesse alcune cose importanti. Ne parla Guido su Il Fatto Quotidiano: Agcom ci tiene poi a far sapere in tutte le lingue che il procedimento non riguarda i siti che non hanno finalità commerciali.

In morte dell’equo compenso

Ricordate la tassa su cellulari e PC emanata dalla legge Bondi che aveva fatto aumentare i prezzi dei dispositivi di archiviazione ad esempio e portato a una moratoria ed a petizioni?

Su Punto Informatico, Guido Scorza spiega che in base ad una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea l’equo compenso per come è stato costituito anche in Italia non ha ragione di esistere e quindi dovrebbe scomparire già da oggi.

A quanto ho capito io l’idoneità all’equo compenso è data dal tipo di supporto mentre la qualità dall’acquirente: dunque se hai partita IVA e fai questi acquisti di CD, DVD vergini, chiavette USB, non devi pagare la tassa, l’equo bollo.
E per i cittadini? Vorrei che su questo punto nei prossimi giorni si facesse chiarezza perchè credo che il Governo ora debba recepire questa sentenza ed eliminare (o abbassare?) la tassa sui dispositivi elettronici che fu introdotta da Bondi.

La mia soluzione, forse davvero equa, sarebbe questa: quando vado ad acquistare mi trovo davanti a due prodotti, uno tassato dal bollo, l’altro no. Se voglio comprare un HD per metterci le foto delle vacanze lo compro a 100 euro, se voglio fare uno per una copia privata di un contenuto protetto lo acquisto a 100 euro + l’equo compenso. Dove sbaglio?

Il Ministro Bondi, con il suo Decreto del 30 dicembre 2009, ha esteso l’obbligo di pagamento dell’equo compenso ad una gamma di dispositivi e supporti solo tecnicamente “idonei”, “capaci” o, magari “dedicati” alla effettuazione di copie private, travalicando manifestamente il limite imposto dalla disciplina nazionale e da quella europea e, soprattutto, svuotando completamente di significato il concetto di “destinazione”.

L’equo compenso per copia privata deve necessariamente essere ancorato all’effettivo utilizzo – ancorché identificato solo su base presuntiva – del supporto o del dispositivo per la realizzazione di una copia privata.
La semplice idoneità di una tipologia di supporto o dispositivo alla registrazione di una copia privata così come la sua capacità di registrazione non possono rappresentare – e la Corte di Giustizia lo dice senza reticenze ed ambiguità – il presupposto impositivo per l’obbligo di pagamento dell’equo compenso per copia privata.

Già domani mattina i giudici italiani ai quali la SIAE dovesse rivolgersi per ottenere il pagamento dell’equo compenso in relazione a supporti o dispositivi “non destinati” ad essere utilizzati – per ragioni di carattere commerciale o per la qualità degli acquirenti – per l’effettuazione di copie private”. Si tratta di somme che, da oggi, non possono più evidentemente essere pretese e che, laddove già versate, devono essere restituite.
È una di quelle occasioni nelle quali i Giudici della Corte di Lussemburgo hanno reso giustizia prima e più efficacemente del giudice nazionale.